Storia

Avrei dato la mia vita in cambio di quella di mio nipote

Di mammenellarete
ospedale

23 Novembre 2017
Mio nipote è nato presto, troppo presto. I medici ci dissero che avrebbe potuto non passare la sua prima notte e di pregare. Mi cadde il mondo addosso!!! Non pregai, ma iniziai a litigare di brutto con la persona che sta ai piani alti dicendogli: "Noooooo, non puoi toglierci il nostro piccolo. Hai bisogno di qualcuno? Allora prendi me, ma non lui". Le parole hanno funzionato...

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Giugno 2010. Mia figlia in attesa del terzo bimbo, viene ricoverata in ospedale, perché aveva dei doloretti. Era presto perché Luca nascesse, il suo ginecologo, appunto, la ricovera per cercare di "trattenere il più possibile il bimbo nel grembo materno".

 

La mattina dopo, prestissimo, mi telefona mia figlia disperata. "Mamma, il bimbo vuole nascere. Corri, ho paura".

 

Arrivo in ospedale in 5 minuti. Subito dopo arriva il marito. Tranqillizzo mia figlia e vado a parlare con il ginecologo che mi dice: "Signora, per il bimbo il nostro ospedale non è sicuro. Non abbiamo la terapia intensiva neonatale. Potrei far partorire sua figlia qui, ma la creatura verrà trasferita immediatamente all'ospedale della nostra provincia (Brindisi, Puglia). A questo punto io preferisco che sua figlia porti il bambino in utero e che partorisca nello stesso ospedale".

 

Tutti d'accordo.

 

Sempre in mattinata, ci trasferiamo: mia figlia in ambulanza, io e mio genero in auto dietro di loro.

 

Arrivati a destinazione, dopo 50 km: controlli, visite a non finire e iniziano a fare terapia e ci dicono di aspettare almeno un giorno per capire se la terapia funziona.

"Non vi preoccupate, state nel posto giusto" ci rincuorano.

 

Passano i minuti, le ore.

 

Verso il pomeriggio la stanza di mia figlia era un via vai di dottori, infermieri...

Alle 18:45 dello stesso giorno, il ginecologo chiama mio genero e gli comunica che non si può aspettare. Bisogna fare d'urgenza un cesareo, c'è sofferenza fetale.

 

In quel momento arriva mio marito, che poverino non capisce che cosa sta succedendo. Inizia a piangere anche lui.

 

Alle 19:15 si apre l'ascensore e l'infermiera ci dice: "Ecco il vostro campione!!!"

Dio mio, io vedevo solo una culla, che sembrava vuota, correre per il lungo corridoio e io che correvo dietro, senza sapere dove andare, ma correvo...

 

Mi fermai quando l'infermiera con gentilezza mi chiuse la porta in faccia. Che cosa succede??

 

Mi ero totalmente dimenticata di mia figlia.

 

Mi misi di nuovo a correre verso la stanza di mia figlia. Era appena tornata dalla sala operatoria e appena mi vede mi fa: "Mamma, hai visto Luca? È bello! Come sta? Io ho sentito solo un pianto sottile".

 

Con la maschera sorridente le risposi: "Sta benissimo ed è bellissimo".

 

Dopo qualche minuto vado con mio genero a parlare con la pediatra che con molta gentilezza ci dice che la situazione è grave.

Rivolgendosi a me dice: "Nonna, lei prega?"

"Io? Sì"

"Allora adesso prega molto più convinta, Luca potrebbe non arrivare a domani".

 

Il mondo addosso!!! Non prego. Inizio a litigare di brutto con la persona che sta ai piani alti dicendogli:

 

"Noooooo, non puoi toglierci il nostro piccolo. Hai bisogno di qualcuno? Allora prendi me, ma non lui".

 

Non lo so se la litigata ha funzionato meglio delle preghiere.

La mattina dopo la pediatra ci dice che Luca è fuori pericolo: "Nonna, le sue preghiere sono arrivate al destinatario". Sapesse le cose che ho detto!!!

 

Dopo 5 ho potuto vedere il mio eroe. Bello come il sole. Da quel giorno non ci siamo lasciati più.

 

P.S, quella terribile notte il papà di Luca non tornò a casa. Rimase in macchina tutta la notte, nel parcheggio dell'ospedale.

Ogni 5 minuti io gli mandavo i messaggi. Mia figlia non lo sapeva...

Io rimasi con lei a fare la cretina. Sorridevo con lei e piangevo nel corridoio, pensando al mio amore solo soletto, con tanti tubicini attaccati al corpicino.

 

Quando siamo tornati a casa era 2,400kg  di amore puro.

È andata bene, ma quanta paura.

 

Oggi quando chiudo gli occhi vedo un corridoio lungo, lungo e  io che corro... dove? Corro...

 

di nonna Rosa

 

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