Chilotorace

Chilotorace congenito: la storia di Alessandro, il mio piccolo eroe

Di mammenellarete
bimbo
16 Marzo 2016
Ero incinta e alla 35esima settimana iniziai ad avere forti dolori. I dottori mi dissero che erano contrazioni. Poco prima del parto, nessuno capiva cosa avesse il mio bimbo, mi venne detto che aveva un polmone collassato, che aveva liquido in testa, liquido ovunque... il cuore scollocato. In pratica mio figlio era spacciato. Per fortuna venne alla luce e fu rianimato, intubato e portato subito in terapia intensiva, finché non si riprese. Ora è sano e sta bene per fortuna.
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Scrivo per raccontare la mia storia per la prima volta, anche per dimostrare a me stessa di aver superato l'evento che mi è accaduto e che ha coinvolto il mio bambino.

 

Quando scoprii di essere rimasta incinta a giugno ero felicissima. Andava tutto bene ed ebbi anche una gravidanza molto tranquilla. Arrivai a gennaio e la pancia, che era sempre stata modesta, praticamente sembrava che stesse per scoppiare.

 

Il mio pancione era grande e io ne andavo fiera. Dopo qualche giorno mi prese un dolore al fianco. Sopportai per tre giorni, finché decisi di andare dal ginecologo, che visitandomi mi disse che andava tutto bene.

 

Tornai a casa con il mio dolore. Dopo trascorsi altri due giorni a letto con questo dolore al fianco, finché decisi di andare al pronto soccorso, dove mi dissero che erano contrazioni da parto.

 

Mi venne l'ansia. I dottori decisero di ricoverarmi alle 20. Alle 22 mandai a casa il mio ragazzo perché volevo riposare e le contrazioni erano deboli. Alle 24 mi si ruppero le acque... tantissimo. Mi fecero l'ecografia e da quel momento iniziò il mio incubo.

 

Nessuno capiva cosa avesse il mio bimbo, mi venne detto che aveva un polmone collassato, che aveva liquido in testa, liquido ovunque... cuore scollocato. In pratica mio figlio era spacciato.

 

Mi dissero che finché fosse stato in pancia sarebbe rimasto vivo. Panico! Ricordo che provai solo paura e lacrime, poi mi portarono a Pisa d'urgenza. Arrivata a Pisa una professoressa mi visitò, dicendomi che il bimbo era sì, pieno di liquidi e che il polmone era collassato, ma che però ogni suo organo era al suo posto.

 

Infine, dopo un parto naturale, alle 16:30 nacque Alessandro: 35 settimane, 2,600 kg per 47 cm. Il bimbo non piangeva. Venne rianimato, intubato e portato subito in terapia intensiva. Io, ogni minuto e ogni ora, pregavo. Passarono 72 ore e lui era ancora vivo.

 

Ma non si capiva da dove venisse il liquido. Continuavano a drenare e tenere sedato il piccolo senza farlo mangiare.

 

Dopo 20 giorni lo portarono al Meyer con il peso di 1,900 kg. Dopo un giorno al Meyer mi dissero che il bimbo aveva un versamento pleurico o meglio un buco nel condotto linfatico.

 

Era una patologia chiamata "chilotorace congenito". Finalmente, il piccolo non venne più sedato, ma fu drenato piano piano. Scalarono il medicinale e il polmone smise di drenare. Il bimbo iniziò a crescere. Dopo 70 giorni ci dimisero e lo portai a casa.

 

Adesso il mio amore ha quasi 9 mesi, si alimenta normalmente, è bello, vivace e devo ringraziare Dio che ha ascoltato le mie preghiere, ma sopratutto devo ringraziare l'ospedale di Pisa e in primis il Meyer, reparto terapia intensiva neonatale. Persone bravissime!

 

di Jessica

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra e-mail)

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