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Un'operazione per un neonato di 4 mesi: "ho avuto tanta ansia, ma è andato tutto bene"

di mammenellarete - 17.07.2014 - Scrivici

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Ciao a tutti, mi chiamo Michela e oggi vi racconto la mia storia. Ho 22 anni e desidero mio figlio più di ogni altra cosa, tanto che quando arriva, non vivo la gravidanza serenamente. Ho costantemente la paura di perderlo. Nonostante le mie paure, la gravidanza procede bene, a parte qualche spavento per alcune piccole perdite e la complicazione del diabete gestazionale, che però controllo con una dieta e nient'altro. La data presunta è il 25 ottobre 2013, ma il ginecologo è sicuro che partorirò prima. Io anche lo penso, ma non accade nulla fino alla notte del 29 ottobre, durante la quale mi sento bagnata quando vado in bagno. Ma non faccio molto caso a questo e penso: "se sono le acque, tra un po' me ne accorgerò". E così fu.

Dopo un'oretta mi sveglio di nuovo e capisco che sono proprio le acque: inizio a gocciolare. Sveglio il mio compagno e prendiamo la valigia. Non dimenticherò mai quella notte. Usciamo da casa e arriviamo al parcheggio dove abbiamo la macchina. Siamo solo io, lui e il mio pancione. Che da lì a poco avrei salutato. Appena arriviamo in ospedale, mi ricoverano subito in sala travaglio perché non hanno camere libere.

 

Io ho il tampone positivo, così cominciano a farmi flebo di antibiotico e il monitoraggio. La notte passa, arriva il primo sole e io mi sento benissimo. Sono impaziente di conoscere l'amore più grande della mia vita: MIRKO. Alle 9,30 arriva la ginecologa che mi dice che, dato che ho il tampone positivo, è meglio se mi inducono il parto. Le sue parole sono le seguenti: "prima partorisci, meglio è".

 

Alle 9,30 mi mettono il gel e alle 9.31 inizia il mio travaglio, che avviene in silenzio. Il dolore è talmente forte che non riesco neanche ad aprire la bocca. Nè riesco ad alzarmi o a muovermi. Dopo tre ore mi portano in doccia, pensando di alleviare il dolore e di aiutarmi ad aumentare la dilatazione, dato che sono sempre a due centimetri. Ma niente, non riesco a dilatarmi, finché alle 14 sento di non farcela più.

 

Chiedo all'ostetrica di visitarmi ed in effetti sono di 7 centimetri. Via in sala parto. Alle 14.40, dopo pochissime spinte e 15 minuti, nasce l'amore più grande della mia vita, Mirko. Le mie ansie per la gravidanza spariscono: 3500 kg di amore infinito. Dopo 48 ore ci dimettono e finalmente comincia la nostra vita a tre.

 

A parte la bilirubina un po' alta, per la quale facciamo controlli frequenti in ospedale, Mirko è sano come un pesce: mangia e cresce benissimo, anche troppo. Tornati dall'ospedale, mette su 410 grammi in 4 giorni. Un vitello insomma. Il primo mese passa. Io sono una mamma ansiosa: ogni piccolo problemino per me è importante e mi preoccupo anche troppo.

 

A dicembre Mirko è inappetente, rifiuta il seno e io impazzisco con le doppie pesate: in 24 ore mangia 30 grammi, sento che qualcosa non va. Lo porto dalla pediatra, che tranquillamente mi dice che se uno non ha fame, non mangia e che non devo obbligarlo. Come mi sentirei io, se lo facessero a me? Torniamo a casa ma non sono convinta.

 

Il bambino continua a non mangiare e un motivo ci deve essere. Sabato sera gli sale la febbre e gli diamo la tachipirina. La domenica mattina, spaventati dalla febbre che scende e sale, lo portiamo in pronto soccorso. Lo ricoverano d'urgenza con esami delle urine bruttissimi ed esami del sangue ancora peggio. Sospetta infezione delle vie urinarie. Noi, giovani ed ingenui, non capiamo la gravità della situazione. Pensiamo che non sia una cosa grave. I medici tengono sotto controllo Mirko.

 

La mattina dopo prendono Mirko e, davanti ai nostri occhi, nel giro di 10 minuti gli fanno un catetere, due prelievi del sangue in entrambe le braccia e gli danno un antibiotico ad intramuscolo nel sederino. Pensate di avere di fronte un bambino di 4400 kg di un mese e 20 giorni, che subisce questi esami invasivi. L'antibiotico ad intramuscolo fa malissimo ad un adulto, immaginate ad un neonato. E non parliamo del catetere. Dopo 10 minuti io ed il mio compagno "perdiamo 10 anni di vita". Ci danno la camera e ci dicono di non sperare troppo e di andare a casa per Natale.

 

È domenica 22 dicembre e trascorriamo il nostro primo Natale in tre in ospedale: nel frattempo ci dicono che appena arriverà l'esito dell'urinocultura, ci potranno confermare al 100% che Mirko ha una pielonefrite. "Pielo che?": noi, nella nostra ignoranza, non possiamo sapere che Mirko non ha una semplice cistite, ma un'infezione dei reni, un'infezione probabilmente causata da una malformazione ai reni. E per escludere malformazioni devono fare un'eco.

 

Intanto i risultati dell'urinocoltura sono pronti. Pielonefrite. Dobbiamo solo attendere che il 25 ed il 26 passino perché in ospedale, a meno che non si tratti di vita o di morte, non fanno le eco nei giorni festivi. Arriva il 27 dicembre e non sono padrona di me stessa, tanta è l'ansia. Non dimenticherò mai il mio cuore che batte come un tamburo mentre aspetto la chiamata per fare l'eco. Quanto prego: Dio solo lo sa. Arriva il momento di scendere e il radiologo fa l'eco: mi saluta e se ne va, senza dirmi nulla. Aspetto che arrivi il referto in pediatria e che me lo riferiscano. Risultato: reni perfetti. Tiriamo un respiro di sollievo e dopo il catetere per l'urinocultura ci dimettono con un'impegnativa per la visita dal neurologo. Andiamo dal neurologo, che a sua volta ci manda dall'urologo, perché gli dico che ho notato che Mirko fa la pipì ad intermittenza. Ringrazio Dio di essermi affidata al primario migliore dei dintorni, che in pochissimo tempo fa fare un'eco ai reni del bimbo, che anche questa volta risultano perfetti.

 

Il problema è infatti la vescica. Le pareti della vescica sono più spesse del normale, per cui ci consigliano una cosmografia. Con quell'esame i suoi sospetti sono confermati: valvole dell'uretra posteriore. E' una grave malformazione dell'uretra che impedisce lo svuotamento totale della vescica, così da far venire l'infezione. Nel giro di pochi giorni facciamo il pre ricovero. Arriva il giorno dell'operazione e noi siamo ansiosi più che mai. Il nostro fagottino di soli 4 mesi sta per entrare in sala operatoria e noi purtroppo siamo impotenti. Io queste cose le ho sempre viste solo nei film. Mi fanno mettere il camice, la mascherina, i para-piedi per accompagnare mio figlio dentro. Lo prendono dalle mie braccia e mi dicono di andare.

 

Il cuore mi esce dal petto al pensiero dell'anestesia totale: sono i 40 minuti più lunghi della mia vita. Per fortuna l'operazione dura poco e subito appena lo rivedo, lo posso attaccare al seno per farlo mangiare. Mirko è bravissimo. All'arrivo dell'infermiere per l'antidolorifico, lui è lì che sgambetta a distanza di due ore dall'operazione.

 

Si riprende subito e, grazie a Dio, non ha avuto più problemi. Ora siamo sotto controllo e facciamo un'eco ogni due mesi. Mirko cresce sempre di più, ora ha 8 mesi ed è la nostra gioia. È un bambino solare attivo e sveglio. Ci dà un sacco da fare, ma noi siamo al settimo cielo ogni volta che lo guardiamo. Siamo felici di essere i suoi genitori: lo amiamo più della nostra vita!

 

di mamma Michela

 

(storia arrivata all'email redazione@nostrofiglio.it)

 


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