Palatoschisi

Palatoschisi, mia figlia salvata dagli angeli in terra

Di mammenellarete
neonato

12 Febbraio 2019
Mia figlia rischiò di morire per soffocamento, ma per fortuna la mia vicina di casa riuscì a salvarla. Andammo dopo di corsa in ospedale e i medici ci dissero che la bimba doveva fare un intervento per la palatoschisi (palato mollo e duro). Mi sembrava tutto impossibile, il chirurgo parlava mentre io piangevo. Per fortuna l'operazione andò bene. La paura, a distanza di 6 anni, c'è. Quel ricordo mai nessuno me lo toglierà dalla testa, ma per fortuna esistono gli angeli in terra...

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Era l'anno 2012 ed era da un anno che io e il mio compagno stavamo insieme. Un bel giorno lui arrivò con un anello e, invece di chiedermi di sposarlo, mi chiese di fare un figlio.

 

Io ero appena ventunenne, lui aveva quasi 30 anni. Il mio sogno si stava avverando. Il mese successivo con tanta fortuna il test risultò positivo. I mesi passavano e la gravidanza era perfetta. Anche le visite mensili erano tutte perfette.

 

Giunse dicembre e finalmente la mia bimba era tra le nostra braccia, la nostra ragione di vita. Visitarono la piccola e dissero che era tutto perfetto: la bambina era in salute. Però, nei giorni di ricovero, la bambina non si attaccava al seno e le infermiere dicevano che ero io troppo ansiosa, che non avevo voglia di allattarla, che ero troppo piccola. Insomma, parole pesanti per una neomamma.

 

Mi consigliano di togliere il latte e darlo alla piccola con il biberon e così feci. Arrivato il giorno della dimissione, MIA FIGLIA VENNE VISITATA, la dottoressa controllò la bocca e mi disse che era tutto apposto, testuali parole: "Potete andare a casa e iniziare la vostra vita".

 

Dopo due settimane alla bambina venne il mughetto, la pediatra mi prescrisse la cura e la iniziai a dare proprio quel maledetto giorno. Ricordo ancora che erano le ore 12.40, quando a tavola con mia mamma e la bimba in braccio, diedi alla piccola la cremina e la sentii tossire.

 

Mia madre mi guardò e mi disse: "Karin, la bambina non respira". Io la guardai e la vidi con gli occhi sbarrati, blu in faccia e con la bocca aperta. Mia mamma immediatamente chiamò il 118, io nel panico corsi dalla mia vicina, le passai la bambina e urlai: "Salvala sta soffocando!".

 

Entrò di corsa a casa sua con mia figlia in braccio e iniziò a fare la manovra per espellere quello che le impediva di respirare. Suo marito mi prese e mi portò sul giro scala e sentivo lei dire: "Forza Diana, non mollare ce la devi fare...".

 

Poco dopo la vidi arrivare con in braccio mia figlia, pensavo fosse morta... invece la piccola si era sforzata così tanto che si era addormentata. Pochi attimi dopo vidi arrivare il medico d'urgenza con gli infermieri, che fecero i complimenti alla signora, dicendole: "Se non ci fosse stata lei, la bambina sarebbe morta...".

 

Mia figlia fu caricata in ambulanza e i medici mi chiesero se potevano andare via da soli. Noi dietro eravamo dietro con la macchina, avevamo paura che potesse succedere qualcosa durante il tragitto e non volevamo intralciare il soccorso, perciò accettai.

 

Arrivati al pronto soccorso era tutto fermo: c'erano porte spalancate e un gruppo di 20 persone aspettava la mia piccola. Entrati nella stanza, la bimba distesa, la dottoressa mi chiese: "Chi cavolo ha dimesso una bambina con palatoschisi senza avvisare?". "LEI DOTTORESSA", esclamai. 

 

Esterrefatta confermò che la firma era la sua. Ma io in quel momento volevo capire com'era la salute della mia piccola. Mi dissero che doveva essere ricoverata per accertamenti: non sapevano quanto era rimasta senza respiro e volevano vedere se c'erano dei danni. Dopo due settimane di ricovero e dopo essere stata visitata dalla testa a piedi, mi dissero che era tutto apposto.

 

C'era però da fare l'intervento per la palatoschisi (palato mollo e duro). Mercoledì fummo dimessi e giovedì fummo mandati ad un ospedale dove erano specializzati nella chirurgia maxillofacciale. Mi sembrava tutto impossibile, il chirurgo parlava mentre io piangevo. Appena la bimba avrebbe raggiunto i sei chili, avremmo dovuto fare l'intervento.

 

Non sapevo più dove sbattere la testa. Ad ogni suo colpo di tosse io entravo in panico. Quante corse in ospedale, quante notti a controllarla... un semplice rigurgito per lei poteva essere rischioso. Arrivarono questi 6 kili, aveva 6 mesi e mezzo...

 

Giunto il lunedì mattina ci diedero la stanza, ci spiegarono le ultime cose e ci dissero che il giorno dopo dovevamo portarla in sala operatoria in pre-anestesia. Arrivò il momento: alle ore 10 l'infermiera le diede le pre-anestesia e dopo il bacino di mamma, papà e nonna si addormentò.

 

Seguimmo l'anestesista fino alla porta della sala operatoria e le passammo la nostra piccola. Lei ci guardò e sicuramente ne aveva visti tanti come noi, ma fu dolce e mi disse: "Ci vediamo tra qualche ora...".

 

Passammo tre ore e mezza fuori ad aspettare il nostro momento... ed ecco che ci chiamarono! Appena vidi la mia cucciola in braccio al papà ovviamente ebbi un calo di pressione... dovetti prendere un caffè, ma sapevo che il calvario era finito.

 

Non sono state facili le tre settimane dopo l'intervento (una in ospedale e due a casa) con le sondine nasogastriche e le braccia bloccate con delle stecche, perché altrimenti si sarebbe tolta i tubicini (solo da lì si poteva alimentare).

 

Ma quanta soddisfazione, dopo queste settimane, nel sentirsi dire "L'operazione è andata bene!". Vedere mia figlia finalmente mangiare senza il rischio di soffocare. La paura, a distanza di 6 anni, c'è. Quel ricordo mai nessuno me lo toglierà dalla testa, ma per fortuna esistono gli angeli in terra...

 

di Karin

 

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