neonato 5 mesi

La mia piccola guerriera mi ha regalato la felicità

Di mammenellarete
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15 Ottobre 2014 | Aggiornato il 12 Aprile 2018
 
"Aspettiamo un bambino?!!!?" Una novità inaspettata ma al senso di confusione, si unisce subito la gioia e la tenerezza per il bebè in arrivo. Segue una gravidanza a corrente alternata, un po' difficile e poi facile e poi ancora difficile. Un ritardo nella crescita del feto e poi il parto indotto. E finalmente arriva lei: la piccola guerriera di 2200 kg che con i suoi occhioni neri trafigge subito il cuore di mamma e papà. Una mamma racconta la sua storia emozionante ...
 

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Vorrei raccontare la mia bellissima storia d'amore e il mio parto, avvenuto con induzione cinque mesi fa, dopo una serie di complicazioni non facili. Nell'aprile 2013 mi laureai in giurisprudenza e decisi, assieme al mio fidanzato, che avrei iniziato la pratica per diventare avvocato a Firenze, dove lui era cresciuto e lavorava (io sono una siciliana e anche lui lo è, di origine). Così a maggio del 2013 iniziammo la nostra convivenza. Cominciai la pratica da avvocato in uno dei migliori studi legali della città. La sera ero sfinita, ma tornare a casa e trovare il mio ragazzo, che nel frattempo aveva preparato la cena, era una sensazione meravigliosa. Andavo a letto stanca, ma felice.

 

Ad agosto di quell'anno avrei dovuto iniziare una cura per la tiroide. E il medico mi aveva chiesto se volevamo dei figli. Noi avevamo risposto che intendevamo aspettare. Nonostante ciò, ad ottobre scoprimmo che la nostra principessa "era già in viaggio". Il destino aveva deciso per noi.

Eravamo increduli, anche perché eravamo stati molto attenti. La mattina in cui io feci il test ero con il mio compagno, Francesco: ci abbracciammo forte e chiedemmo a Dio di benedire la nostra creatura. Eravamo confusi e storditi, ma felici.

All'inizio ero anche molto pensierosa, ma le rassicurazioni di Francesco avevano sempre il potere di calmarmi. I primi tre mesi furono un delirio tra vomito, nausee e dolori di ogni genere. Persi 6 chili, anche perché la mia tiroide, nonostante fossi sotto cura, sembrava impazzita. Al quarto mese passò tutto e cominciai a pensare al nome per il bambino, a chi avrebbe somigliato, al colore degli occhi.

Nel frattempo decidemmo di affrontare il parto a Catania, a casa nostra, vicino alle nostre famiglie. Così a marzo mi trasferii definitivamente in Sicilia. Non lasciai la pratica da avvocato fino all'ultimo, perché la mia gravidanza trascorreva magnificamente. Non ebbi disturbi, presi poco peso e mi sentivo in forma. Andavo anche in tribunale per fare le udienze.

Ad aprile Francesco mi chiese di sposarlo e decidemmo di farlo a settembre. Felicità, preparativi di matrimonio e corredino. Lui faceva su e giù per lavoro, ma essendo un libero professionista poteva restare anche due settimane in Sicilia. Così sentivo meno la sua mancanza.

Arrivò il 23 aprile, giorno che non dimenticherò mai. Andammo dal ginecologo per la visita di routine. Ma qualcosa non andava bene. Mia figlia era indietro con la crescita di più di tre settimane e io avevo la pressione altissima.

Riposo e ansia. Finii più volte al pronto soccorso. Il 1° maggio mi ricoverarono e mi tennero sotto controllo per più di 10 giorni. La mia piccola aveva un rallentamento di crescita e io dovevo curare la pressione, che però si era regolarizzata.

Mi mandarono a casa perché andava tutto bene. Mi dissero di stare a riposo, inoltre dovevo restare sempre sotto osservazione e se non sentivo la bimba per più di quattro ore, dovevo correre in ospedale. Così accadde dopo appena due giorni. Mi attaccarono subito il tracciato e parlarono di sonnolenza fetale. Io non capii, ma sentivo che qualcosa non andava.

Mi ricoverarono, dicendomi che mi avrebbero fatto uscire solo quando sarebbe nata la mia bimba. Programmarono il cesareo per il 17 maggio, ma prima vollero provare a farmi l'induzione perché il mio problema di pressione era ormai sotto controllo e la mia piccola stava bene. Però era molto piccolina.

Accettai e dopo sette ore di travaglio, alle 2.03 nacque la mia scricciola Maria Vittoria, di 2,200 kg. Stava bene. Un giorno nell'incubatrice e qualche giorno nella culla, ma solo in via precauzionale e per via del peso.

Il neonatologo la mise sul mio petto e io impazzii di gioia. Aprì i suoi occhioni neri e io ringraziai Dio in tutte le lingue per quel dono. Avevo la mia bambina sana, bella e piccolina. La stessa mattina si attaccò al mio seno. Iniziò la nostra storia d'amore.

Avevo tanta paura, perché la vedevo così piccola e indifesa. Ma lei è stata una guerriera da sempre. La amiamo da impazzire. Adesso ha quasi 5 mesi, è vispa, giocherellona e tanto dolce. Pesa 7,500 kg ed è alta 66 cm. Dio ci ha amato, non ci ha mai abbandonato, anzi. Il 12 settembre Francesco ed io ci siamo sposati e il nostro parroco a fine celebrazione ci ha benedetto assieme a Maria Vittoria.

Vorrei dire a tutte le mamme di avere fede. Mia figlia ha anche il nome di Santa Rita, perché nella gravidanza sognavo sempre un calendario con una data il 22 maggio e una rosa. Venerdì 22 maggio, quando sono andata in neonatologia, l'infermiera è uscita e mi ha detto "Signora, mi scusi se non è stata avvertita, ma oggi Maria Vittoria viene a casa con voi". Ho pianto di gioia e quando le mie lacrime sono giunte alla bocca, credevo fossero la cosa più dolce che avevo assaggiato. Era la felicità.

di mamma Simona

(storia arrivata alla pagina Facebook di Nostrofiglio.it)

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