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La bronchiolite del mio campione a solo 15 giorni di vita

di mammenellarete - 05.04.2023 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Qualcosa nel vederlo respirare non mi convinceva, era come se dormiva come un angioletto ma a tratti andando in apnea. Siamo corsi in ospedale per la bronchiolite!

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La bronchiolite a solo 15 giorni di vita

Avere il mio secondo bambino è stato semplice come fu per il fratello. E poi un altro maschio, non potevo chiedere di più! Tutto andava bene ma si sa, l'istinto di una mamma è il potere più forte al mondo e io sentivo che il mio bimbo, sarebbe stato impaziente per qualche motivo di conoscerci prima.

Arriviamo senza alcun problema al terzo trimestre. Ricominciano le scuole, i primi freddi e con loro la solita influenza. Il grande non mi lascia tregua e nonostante il vaccino antinfluenzale mi contagio.

Tosse, raffreddore e febbre alta, sono incinta e non posso curarmi come tutti; prendo uno sciroppo e uso la mascherina, confidando nel vaccino e nel tempo che passa, ignara del fatto che invece da lì a 48h avrei avuto il mio bambino tra le braccia.

Quella sera di fine novembre la tosse persistente e la febbre a 40 mi fanno rompere le acque e subisco un cesareo d'urgenza sia perché sono febbricitante sia perché il bimbo è podalico. Sono a pezzi: dolorante per il post intervento e provata dall'influenza, ma nonostante fossi alla 35a settimana, lui pesava 2750kg e non si è fatto nemmeno un giorno d'incubatrice. Va tutto bene e sì, il mio istinto c'aveva preso!

Dopo quattro giorni torniamo a casa, abbraccio il mio ometto di casa quasi a togliergli il fiato. Finalmente lo vedo meglio, quell'influenza gli sta passando.

E' il mio compleanno, siamo tutti insieme e sono la donna più felice del mondo!

Bisogna ascoltare il proprio istinto

Quando diventi mamma bis tutti ti dicono che ormai sei svezzata, hai destrezza, giochi d'anticipo su tante situazioni, ma la cosa più vera è sempre e solo quella di ascoltare il proprio istinto perché ogni bimbo è a sé.

I giorni passano, il grande è tornato a scuola, ma poco dopo si riammala.

Ancora oggi mi chiedo cosa avrei potuto fare per evitare un'epidemia in casa e mi rispondo sempre nulla, ma il cuore non se lo perdona.

Una mattina mi accorgo che il piccolo è un po' tappato, la pediatra lì per lì mi tranquillizza, mi dice che sono rumori alle alte vie respiratorie, ma mi vuole rivedere la mattina  seguente perché ha solo 15 giorni di vita. A distanza di poche ore il respiro l'aveva trovato più aspro e mi prescrive un aerosol con cortisone e broncospasmo 3 volte al dì perché sospetta bronchiolite... Mi congeda non a cuor leggero, mi dà appuntamento al giorno successivo, ma mi dice anche che questa infezione virale ha un decorso strano e repentino e mi augura buona fortuna.

La corsa in ospedale

Dopo qualche ora il bimbo sembrava quello di sempre, aveva mangiato anche se con non molta foga e i lavaggetti funzionavano, ma ecco di nuovo quella vocina dentro di me... L'istinto... Qualcosa nel vederlo respirare non mi convinceva, era come se dormiva come un angioletto, ma a tratti andando in apnea e così, dopo aver atteso un po' per monitorarlo, invio un video alla pediatra che mi scrive solo: subito in ospedale.

Da quel momento alle 3 di mattina ricordo solo lo stordimento e la paura addosso. Nel giro di un'ora mio figlio dal pronto soccorso era stato portato in TIN, un momento prima saturava ancora decentemente e uno dopo era sedato ed intubato. Io e il papà in quel corridoio non avevamo coraggio neanche di incrociare i nostri sguardi.

BRONCHIOLITE DA RSV ci dicono i medici: un'infezione virale alle basse vie respiratorie che non ha cura antibiotica deve fare il suo corso e la soluzione migliore in questi casi è sedare il bimbo per far sì che l'apparato respiratorio sia stressato il meno possibile.

Mio figlio è stato in questa condizione per ben 12 giorni. Una telefonata al mattino per sapere com'era andata la notte e mezz'ora al pomeriggio per poterlo vedere e fargli sentire il nostro calore. Ogni giorno era una vittoria il solo sentirsi dire dai medici che "il bimbo è stabile".

Successivamente, quando la fase acuta era ormai passata, hanno usato l'ossigenazione con gli alti flussi e solo dopo hanno cominciato ad alimentarlo, prima con il sondino e man mano col latte materno.

Mio figlio è tornato a casa dopo ben 20 giorni. Pesava quanto alla nascita e doveva fare punture d'eparina per un piccolo trombo venuto alla gamba. Ma è stato un grande guerriero, nonostante la sua prematurità e il suo peso ha reagito come gli altri e si è aggrappato forte alla vita e nel giro di un mese il trombo era andato via e aveva messo su già due belle guaciotte.

Il recupero per questi bimbi non è una passeggiata: ci possono essere crisi d'astinenza dai farmaci, problemi posturali dovuti all'immobilizzo di quei giorni, eparina per i trombi ma soprattutto possibilità di ricadute. Ma loro sono più forti di quello che pensiamo, sopportano cose che negli adulti non sono nemmeno previste e crescono in fretta.

Oggi il mio bimbo segue trattamenti osteopatici e viene controllato mensilmente dall'ospedale attraverso un pediatra, il fisioterapista e un pneumologo, ma sta bene. Cresce sia di peso che di statura, è sveglio, curioso e tanto affettuoso e noi non finiremo mai di essergli grati per la sua forza e di ringraziare tutti coloro che in ospedale lo hanno assistito, coccolato e protetto come se fossero la sua famiglia. Il mio bimbo è nato due volte.

Di mamma Fabiana

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