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Ipoglicemia neonatale: tanta paura per la glicemia bassa alla nascita di mio figlio

di mammenellarete - 25.06.2015 - Scrivici

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Fonte: alamy
Dall'ottavo mese la mia placenta non funzionò più come avrebbe dovuto. Ma io di tutto questo non ne sapevo nulla... Il mio piccolo è nato di 2 kg e 250 gr ed è stato trasferito in TIN a causa di una glicemia molto bassa. A distanza di un mese, si era formato un trombo nell'atrio destro del cuore. All'improvviso un miracolo. Il messaggio che voglio trasmettere ad altre mamme è:  mai perdere la speranza.

Quando ho saputo di essere incinta avevo 20 anni ed ero sconvolta. Quelle due linee sul test mi fecero crollare il mondo addosso. Non ero pronta per essere mamma. Avevo una vita di divertimento davanti.

 

Questo pensiero mi tormentava, non accettavo in nessun modo che ci potesse essere un'altra vita che cresceva dentro me. Ho odiato tutto e tutti compreso il mio compagno attuale, non ci credevo fin quando decisi di fare un'ecografia e lo vidi per la prima volta... il mio cuore si sciolse e cercai pian piano di accettare la cosa. Desideravo tanto un maschietto e così fu... Emozionatissima iniziai a comprare già le prime cosine azzurre per il mio piccolino.

 

Il ginecologo mi faceva sentire al mio agio e gli diedi piena fiducia... Mi diceva sempre: "Complimenti, la gravidanza procede bene... "

 

Fino a quando dall'ottavo mese in poi la mia placenta non funzionò più come avrebbe dovuto e il mio piccolino non si nutriva. Ma io di tutto questo non ne sapevo nulla... Il ginecologo mi diede un mese di tracciati prima del parto senza neanche fare un'ecografia.

 

Da 2 kg e 800 il bambino diventò 2 kg e 500, ma non mi spiegò mai il motivo. Mi diede del magnesio e mi disse di non preoccuparmi, il bambino era solo un po' piccolino.

 

Mai, dico mai pensavo al calvario che ci avrebbe aspettato.

 

Finalmente arriva il famoso giorno del parto. Il mio piccolino nasce con dieci giorni di ritardo esattamente il giorno del mio 21esimo compleanno. Era agosto... un'emozione indescrivibile. Madre e figlio dello stesso giorno...

 

Ho avuto un parto cesareo d'urgenza perché il bimbo aveva due giri di cordone intorno al collo.

 

Finalmente nasce, era di 2 kg e 250. Piangeva, respirava... è tutto. Mi dissero: "Non ve lo portiamo perché è un po' piccolino, lo teniamo in incubatrice. Ve lo portiamo domani".

 

Presa dal dolore del cesareo nemmeno ci pensai. Il giorno dopo venne a trovarmi la pediatra della clinica e mi disse: "Mi dispiace, ma vostro figlio deve essere trasferito d'urgenza perché ha una glicemia molto bassa, l'ambulanza sta arrivando. Lo portiamo in ospedale. Io volevo morire... non riuscivo a comprendere tutto quello che stava per succedere. In più non avevo mai toccato mio figlio, lo vidi solo tramite vetro...

 

Il mio compagno venne di corsa e seguì l'ambulanza. Lo portarono in ospedale, subito in TIN, la sua glicemia era arrivata a 16, il minimo di un bambino è 50...

 

Non sapevo nemmeno se avrebbe passato la notte.

 

Il giorno dopo mi dissero che con un cateterino di glucosio si sarebbe ripreso molto presto.

 

Dopo 5 giorni mi dimettono dalla clinica e corro in ospedale a vedere per la prima volta mio figlio. Arrivo, lui piccolo e indifeso stava sotto la lampada per un forte ittero. E piangevo interrottamente... non mi aspettavo di certo che sarebbe andata così, ma il mio calvario non finisce qui...

 

Passa quasi un mese e mio figlio stava sempre ricoverato con il catetere di glucosio in vena perché la glicemia non riusciva a stabilirsi..Tutti i giorni andavano in ospedale, non volevamo lasciarlo un minuto solo. Ma... un'altra brutta notizia. Ci chiama la dottoressa in privato e ci dice di sederci. "Mi dispiace, ma vostro figlio ha avuto un problema al cuore. Deve essere trasferito in un altro ospedale che tratta questo tipo di problemi".

 

Un tuffo al cuore. D'urgenza venne subito l'ambulanza. Si era formato un trombo nell'atrio destro del cuore dovuto al troppo glucosio che non riusciva a stabilire la glicemia e si stava coagulando il sangue...

 

Noi in preda al panico totale non sapevamo più a cosa pensare. Il mondo ci crollò di nuovo addosso. Da lì, un altro calvario. Arriviamo in questo altro ospedale, per la prima volta me lo fanno prendere in braccio. Era passato un mese....Dalle lacrime di tristezza passai a quelle di gioia...

 

Mi dissero che il cuore era una cosa risolvibile...

 

Restai una settimana in cardiologia e il trombo lentamente sparì... Ma la glicemia... niente da fare, era sempre bassa...

 

I dottori non capivano il perché.

 

A 35 giorni di vita fece la risonanza magnetica, stimolazioni di cure, tutte endovena... Dopo, trasfusioni di sangue, febbre alta con rischio di convulsioni, infezioni. Di tutto e di più...

 

Non c'è la facevamo più a vedere nostro figlio soffrire in questo modo allora ci affidammo nelle mani di Dio. Erano passati due mesi e mezzo e di uscire non se ne parlava. Da agosto siamo passati ad ottobre sempre in ospedale e senza risultati...

 

All'improvviso un miracolo: cercano di togliere l'infusione dalle vene di mio figlio e... lui stava bene, non ne aveva più bisogno...

 

Alcuni dottori volevano fare una cura ormonale perché cresceva poco, ma incontrai la mia salvezza, il primario della TIN che ha fermato tutti senza iniziare nessuna cura e mi disse solo: "Signora il bambino ha avuto solo un adattamento di glicemia, ha sofferto tanto, ma adesso può andare a casa... "

 

Dopo tanta attesa usciamo dall'ospedale, contentissimi di portare nostro figlio a casa. La gioia è indescrivibile.

 

Il mio piccolo porta ancora qualche cicatrice, ma adesso è sano come un pesce, ha 10 mesi ed è 10 kg e mezzo. Il nostro cucciolo è il coccolino della famiglia...

 

Il messaggio che voglio trasmettere ad altre mamme è: non dobbiamo mai perdere la fede in Dio, mai perdere la pazienza. Dobbiamo apprezzare tutto quello che ci succede nella vita...

 

Dopo sacrifici arriveremo al risultato....

 

Amo mio figlio più di ogni altra cosa...

 

di mamma Ilenia

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

 

Leggi anche: Placenta previa centrale, la mia storia

 

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