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Il profumo del neonato... irresistibile

Di Miralda Colombo
neonato-nanna
26 febbraio 2014
Non riesco a resistere. Ho sempre pensato fosse qualcosa di legato al nostro istinto, fondamentale per creare quel legame che nel corso dei millenni ha ogni volta consolidato il legame mamma-bambino, così da proteggere il nuovo nato e permettergli la sopravvivenza.
Il profumo di mio figlio. Un misto di morbidezza, pane caldo, latte e borotalco. Ci sono addirittura dei profumi che amo proprio perché hanno quel vago sentore di borotalco che mi rimandano alla sensazione di neonato (chiamatemi pazza o eretica, ma vi faccio anche un nome: Chanel N° 5). (LEGGI ANCHE L'ARTICOLO: Il profumo del neonato è irresistibile per le mamme)
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In questo mese e un pezzo dall’arrivo di Edo, ho naturalmente ripreso a leggere di neonati&co. E’ successo anche le altre due volte. La prima, ovviamente, per ignoranza e fame di sentirmi meno impreparata. La seconda col piacere di poterlo di nuovo fare. Ora con l’idea ”qualcosa so, voglio gestire ancora meglio questa sensazione di sentirmi quasi a mio agio”. Bene, sto rileggendo Besame Mucho e ho ripreso in mano Il linguaggio segreto dei neonati. Ve ne parlerò, prometto, perché trovo estremamente liberatorio il modo in cui lì si affronta la relazione fra mamma (e più in generale genitori) e figlio.

 

Oggi, però, ho trovato in rete due notizie che mi hanno colpito e consolidato nelle mie certezze. La prima si riferisce a uno studio canadese pubblicato qualche mese fa: secondo questa ricerca l’odore del neonato attiva nella mamma un particolare circuito neurale, legato alla percezione di sensazioni di benessere e piacere. Insomma, è assolutamente normale che la sottoscritta sia in totale dipendenza dell’odore del mio piccoletto, che il profumo della sua pelle mi faccia sentire bene, mi ricompensi delle nottate in bianco e delle ninna nanne stonate che improvviso.

 

Trovo meraviglioso che questa cosa appartenga a me ma non solo, perché è un’attitudine così atavica e primordiale. Una sorta di codice non scritto che ci ha permesso di andare avanti nel corso dei millenni, preservando la vita dei cuccioli. Credo che per gli animali non sia molto diverso.

 

E poi ho visto un video: un bimbo, appena nato, cerca di non staccarsi dalla mamma che ha appena partorito. Anche qui, è una questione di pelle. Il piccolo riconosce l’odore del mondo che ha appena lasciato, ne cerca il conforto.

 

E’ ciò che succede in ogni parto: un riconoscersi ancor più che un conoscersi. Il superamento di uno degli eventi più traumatici della nostra esistenza di essere umani attraverso il contatto, ancor più che la voce.

 

Sono convinta che questa relazione di pelle sia una delle chiavi per comprendere nostro figlio. I suoi pianti, le sue frustrazioni, i suoi sforzi di adattare i suoi passi a un mondo totalmente nuovo e sconosciuto. Lo so, non è facile. Provate a spiegarmelo quando di notte fatico a ricordarmi chi sono e dove sono, scarico il cambio “patello” al papà e vorrei solo essere quella che può spararsi 8 ore di sonno filato. Vero. Tuttavia questo è un pensiero che mi aiuta. Mi permette di guardare diversamente mio figlio, i suoi bisogni e la mia stanchezza. Perché non ci sono solo le poppate, il poco o tanto latte, la conta pannolini, i rigurgiti, le coliche, ma esiste soprattutto una necessità forte, a volte scomoda, commovente a tratti, di essere amati, confortati e accompagnati.

 

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