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Il pianto del neonato: una richiesta d'aiuto che non va ignorata

di Lisa Sorrentino - 19.03.2014 - Scrivici

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Per pianto si intende una secrezione di lacrime in conseguenza ad un'emozione di gioia o dolore. Ma per i piccoli neonati resta l'unico modo per "comunicare". Piangono per manifestare il senso di smarrimento che provano appena nati e hanno bisogno del calore materno, piangono perché hanno fame, perché hanno il pannolino sporco, per dolore, ecc. Spesso ci si sente dire non appena

si è diventate mamme, da mamme attempate, che spesso bisogna ignorare quel richiamo altrimenti " diventa un vizio il pianto".

 

Ma non sarà alquanto disumano ignorare una piccola creatura che invoca aiuto nell'unico modo che conosce?

 

Da subito la piccola ha capito che ad un suo pianto- richiamo accorrevano mamma o papà che avrebbero interpretato e soddisfatto il suo bisogno.

 

Questa certezza diventa il primo passo verso l'acquisizione della sicurezza nei propri mezzi che tanto la aiuterà in tutta la sua vita

 

Può sembrare paradossale, ma sentirsi incompresi mette in discussione la propria capacità di chiedere e di essere compresi, impronta indelebile nella formazione dell'adulto che sarà.

 

Questo non vuol dire che ad ogni urletto correvamo in soccorso, ma soltanto che non abbiamo lasciato ignorato il suo richiamo, a volte era solo per una piccola carezza e lei si tranquillizzava. (dal magazine: capire il piano del bebè)

 

Su questo argomento ci sono tante teorie, tra cui anche quella che sostiene che " i neonati vanno lasciati piangere fin quanto non si calmano da soli, in special modo al momento della nanna".

 

Personalmente lo trovo crudele, ma ognuno abbraccia le tesi che meglio ritiene adatte al proprio piccolo.

 

Si perchè non bisogna dimenticare che ogni bambino è unico e nella sua unicità va rispettato e quello che è valido per uno potrebbe non valere per un altro

 

Anche a me sono arrivati momenti in cui quel lamento continuo, nonostante fosse sintomo di sofferenza tipo dentini o coliche, dava ai nervi, istigava alla fuga, ma se era possibile, proprio in quei momenti affidavo la piccola alle attenzioni del papà o di qualcuno che era in casa. Mi concedevo il tempo per riprendere fiato e il controllo delle emozioni.

 

Anche io le ho urlato contro "ma perchè piangi?". Nessuno è perfetto e nessuno ha le risposte assolute, ma credo che una richiesta di aiuto non vada mai ignorata, specialmente se è il tuo piccolo tesoro che te lo chiede.

 

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