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Il mio bambino in incubatrice

di mammenellarete - 12.08.2014 - Scrivici

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Il mio cucciolo è nato a 37 settimane, 3225 kg. Ecco la nostra storia. Era la mattina del 31 luglio 2012, cesareo programmato, il mio primo bambino tra gioia e un pizzico di paura. Entro in sala operatoria, Ore 10:25 nasce lui, il mio leoncino,

ma purtroppo il mio bambino non era pronto al mondo esterno, aveva problemi nel respirare da solo. Tra corse di medici, pediatri e infermieri c'era un vero caos.

A me fu tutto riferito dai miei familiari perché per miei gravi problemi potevo subire solo l'anestesia totale. Dopo mezza giornata mi sveglio subito e capisco che c'era qualcosa che non andava. Vedevo mio marito e mia sorella con gli occhi gonfi e le altre mamme tutte con i loro bambini vicini. Mancava solo il mio piccino. Chiedevo dove fosse e mio marito mi rispondeva: "Tranquilla tra poco lo porteranno".

Fece questo fino alle 18:00 di sera. Io chiedevo e lui mi diceva bugie. Ma intorno a me c'era troppo un via vai di medici, finché il mio ginecologo si decise a parlarmi: aveva bisogno della mia autorizzazione per far trasferire il mio bambino in un ospedale.

Mi spiegò che il bambino non era pronto per il mondo esterno e non riusciva a respirare da solo. Aveva bisogno di essere incubato.

Inizia la corsa contro il tempo. Che pianti e che dolore quando vidi arrivare l'autoambulanza che lo stava portando via da me. Così chiesi al mio dottore di farmelo conoscere, perché io ancora non lo avevo visto essendomi svegliata il pomeriggio dall'anestesia. Mi portarono il mio bambino in una incubatrice, tutto intubato. Non potei toccarlo, abbracciarlo, niente di niente.

Vidi solo il suo visino sofferente che sembrava dirmi: "Mamma, tienimi con te".

Piansi una notte intera...

La mattina presto firmai le dimissioni nemmeno a 24 ore dal cesareo. Corsi all'ospedale per vedere il mio bambino, ma dalla mattina potei vederlo solo per un'ora alle 13:00 fino alle 14:00.

Riuscii finalmente a toccare la sua manina. Lui mi guardava con i suoi occhietti e sembrava sorridere.

Un'ora è poco per stargli accanto... volava quell'ora .

I giorni passano. Il caldo, la ferita ancora fresca... chi dimenticherà quei momenti! Le notti a piangere vicino alla sua culletta vuota.

Dopo 10 giorni finalmente provano a farlo respirare da solo. Dentro di me pregavo: "Mio dio aiutalo, fa sì che possa farcela. Respira piccolo mio, respira!"

Finalmente la bella notizia: dopo altri 5 giorni il mio leoncino respirava tutto da solo. Non finirò mai di ringraziare il buon Dio che mi ha dato la gioia di vederlo crescere giorno dopo giorno.

Il mio ometto il 31 luglio ha compiuto 2 anni e non ha mai più avuto problemi respiratori, però vi dico che ancora oggi mi alzo dal letto per controllare il suo respiro...

Oggi posso dire che essere mamma è un dono.Un dono che portiamo avanti con paure, gioie. Essere mamma è il dono più bello.

di Pina

(storia arrivata sulla nostra pagina Facebook)

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