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I miei gemelli, la mia vita

di mammenellarete - 26.03.2014 - Scrivici

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Sono diventata mamma di due gemelli, a 42 anni. Tanti, penserà qualcuno. Il fatto è che tanti dei miei anni li ho passati a lottare contro un cancro. Così, mi sono ritrovata ad avere una certa età e ancora questo desiderio, essere mamma. Ho impiegato tante delle mie energie in una battaglia, contro quella bestia feroce, ed è stata durissima . Da subito mi dissero che finite le cure, figli non ne avrei potuti certamente più avere: la chemioterapia, la radio, e gli anni non mi avrebbero consentito di diventare mamma. Ma non mi sono data per vinta, ed ho iniziato un'altra lotta che mi ha portato a loro, quando oramai, disillusa non ci speravo più. Loro sono maschio e femmina, nati alla 38 settimana con

parto cesareo programmato. E loro sono il mio risarcimento prezioso, loro sono il NOSTRO risarcimento prezioso, perché accanto a me c'è stato mio marito, che mi ha sempre tenuta per mano, mai lasciata sola, e ha condiviso con me , tutto. Prima e dopo.

 

La mia gravidanza è stata serena, e a parte il mal di stomaco e di schiena degli ultimi due mesi, mi ha fatta vivere in una sorta di stato di grazia. Mai sentita così leggera, bella , felice.

 

Credo che la mia esperienza di vita mi abbia aiutata tanto, e mi aiuti anche ora, a mantenere la calma e ad affrontare le cose "nella giusta misura". Il cancro cambia la vita, mi ha resa più viva che mai ed il loro arrivo è stato un altro meraviglioso sconvolgimento.

 

Perché con due gemelli la tua vita viene travolta e la calma la devi mantenere per forza, se non vuoi soccombere.

 

Se non ne sei capace, impari.

 

Ad occuparci di loro siamo io e mio marito, soli: mi sono trasferita qui, dove mio marito lavora, a 400 e passa km di distanza da dove ho sempre vissuto e lavorato, per stare tutti e 4 insieme, e mi sono ritrovata con loro in una città diversa dalla mia, una metropoli, in un palazzo pieno di barriere architettoniche, senza conoscere nessuno.

 

Ma ce la sto facendo.

 

Non è tutto rose e fiori, o no. Stare segregate in casa, alla lunga, diventa pesante, poter mettere il naso fuori solo quando il marito rientra per darti il cambio, è stressante. Perchè se è difficile uscire con un bambino, con due è impossibile. Nonostante le misure dell'ascensore prese più volte, nonostante lo studio di mesi e mesi su quale fosse il migliore passeggino e soprattutto su quale fosse entrato dalle porte, ecco che poi la carrozzina non ci entra nell'ascensore, se non smontando le ruote e bisogna fare due viaggi, io sto su con un bimbo, mio marito scende con l'altro, poi esco io. Ma arrivati in fondo alle scale, ci sono altri 8 gradini che ti separano dal resto del mondo.

 

Allora stai in casa, sei costretta, anche quando magari loro stanno bene, e prendere un po' di aria farebbe bene a tutti. Qualche volta ti organizzi, uno lo metti nel marsupio e l'altro nella carrozzina, entri ad incastro nell'ascensore ed arrivi giù e quando sei giù aspetti esca qualche vicino di casa o arrivi un passante e ti aiuti a superare questi benedetti scalini. La stessa cosa per il rientro.

 

Ma poi iniziano a crescere ed almeno puoi passare ai passeggini ultraleggeri, e la schiena inizia a stare meglio, poi iniziano a camminare ed almeno fino in fondo alle scale possono arrivare con le loro gambe e lì ecco che li metti nel passeggino, che tieni nel sottoscala e passa qualche anima pia che ti dà una mano.

 

La mia vita non è più quella di prima: mi ammalo spesso, perché i due tipini sono due untori e portano a casa di tutto dal nido. La casa è un disastro, ma viva più che mai. Ho qualche dolore alla schiena e la mia vita sociale è quella che faccio al parco. Niente cinema, niente concerti.

 

Ma mai la mia vita è stata così piena e così bella. Faticosa ma meravigliosa. Due gemelli sono impegnativi, tutto doppio. Ma doppia anche la gioia, doppi i loro sorrisi. Ed è vero che basta una loro carezza, un loro bacio, un loro abbraccio per essere ripagati di tutto.

 

Il mio corpo, massacrato e ferito, è stato in grado di far crescere loro due, sani e belli. Ha cicatrici che mi hanno sempre ricordato la mia battaglia, che sono lì e che ho sempre guardato con orgoglio, a testimonianza che ce l'ho fatta.

 

Ma la testimonianza più bella ora sono loro due, che non sono più un sogno, ma la mia bellissima dolcissima incredibile realtà.

 

Io sono Bianca, musicista e docente attualmente in congedo, per godermi i miei tesori!

 

di Bianca

 

(storia arrivata per email a redazione@nostrofiglio.it)

 

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