Home Storie Il primo anno

Depressione post partum, la testimonianza di Alessia: "mamme, facciamoci aiutare"

di mammenellarete - 29.03.2021 - Scrivici

depressione-post-partum
Fonte: Shutterstock
Alessia ha sofferto di depressione post partum al termine della seconda gravidanza. È stato un brutto momento, superato grazie all'aiuto di un esperto

Qualche mese fa Alessia Mèrcuri pubblicò su Facebook una bellissima foto della sua famiglia. Il post però raccontava una storia difficile, la sua, adombrata da una condizione di cui si parla ancora troppo poco ma che è estremamente diffusa tra le donne che diventano madri: la depressione post partum.

L'abbiamo contattata e le abbiamo posto qualche domanda.

Ascolta il podcast con la testimonianza di Alessia

Intervista ad Alessia Mèrcuri

Fonte: Photo Courtesy Alessia Mercuri

Quando e come si è manifestata la depressione post parto? Quali sono stati i segnali che qualcosa non andava? 

La depressione post-parto ha iniziato a manifestarsi circa due mesi dopo la nascita della mia seconda figlia. Non avevo ben chiaro quali fossero i sintomi ma ho iniziato ad avere forte tristezza e forte ansia. Prima non avevo mai provato sensazioni simili, quindi ho iniziato a vivere questo senso d'irrequietezza che poi si è trasformato in veri attacchi panico. Così ho capito che c'era davvero qualcosa che non andava.

Quando hai capito che avevi bisogno di aiuto?

Ho provato a pensare che fosse solamente un momento di stanchezza, un residuo del parto, ma i giorni passavano e stavo sempre peggio. Così ho deciso di rivolgermi ad un medico per capire cosa mi stava capitando, perché io non avevo davvero idea di cosa mi stesse succedendo.

A volte si dice che la depressione post parto è la manifestazione di un malessere, ansia, e altri disturbi dell'umore già presenti durante la gravidanza, ma che vengono sottovalutati. Cosa ne pensi? 

Penso che ogni situazione sia un po' a sé. Personalmente ho vissuto una gravidanza splendida, non ho mai avuto nausea, mai avuto dolori, sono sempre stata serena e ho lavorato fino alla fine, senza mai un momento d'ansia o agitazione, quindi penso sia proprio qualcosa che si va a scatenare – probabilmente per un discorso ormonale – dopo il parto. Genericamente non è immediata, ma si presenta dopo due-tre mese dal momento effettivo del parto.

Perché a tuo avviso si parla poco di depressione post partum?

Sinceramente non lo so. All'inizio pensavo di essere l'unica donna sulla faccia della terra a soffrire di depressione ma poi vivendo appieno la mia esperienza, guardandomi intorno e parlando con altre mamme mi sono accorta che è una malattia che tocca quasi il 70% delle donne dopo il parto. Credo davvero che il nostro Servizio sanitario dovrebbe fare qualcosa di più specifico relativo a questo problema. Belli i corsi pre-parto, ma occorre preoccuparsi anche di come una mamma sta dopo il parto, con tutte le sue difficoltà e le sue insicurezze. Mi piacerebbe vedere nascere delle giornate o dei servizi dedicati alle neo-mamme per confrontarsi faccia a faccia con altre persone e, in caso, parlare in maniera a perta della depressione, che è un tasto molto delicato.

Chi o cosa ti è stato più di aiuto durante la malattia? 

Ho vissuto la malattia come un grande momento di disperazione fino a quando non ho assunto dei farmaci che mi hanno aiutato a stare bene e ad affrontare le mie giornate senza ansie e tristezza. Sicuramente è stata molto utile la vicinanza dei miei famigliari: probabilmente mia mamma , come donne, è quella che realmente mi ha capito più di tutti. Anche mio marito mi ha supportato in modo meraviglioso, non mi ha mai lasciato sola. Purtroppo questa fortuna non è condivisa con molte donne: ho parlato con molte altre donne, le quali mi hanno raccontato di essere state lasciate sole. Ecco credo che in questi casi ci si debba assolutamente rivolgere ad uno psicologo che le possa accompagnare in un percorso di supporto.

Spesso chi soffre di depressione post partum si sente in colpa verso i figli.  Quali erano le tue sensazioni ed emozioni? E come si può aiutare una donna a sradicare o attutire questo sentimento di inadeguatezza?

La sensazione più forte era una voglia di allontanamento. Non perché non li amassi, ma perché i miei momenti di dolore erano talmente grandi che avevi bisogno di stare sola. Il mio obiettivo era quello di arrivare a fine giornata, andare a dormire, chiudere gli occhi e non pensare più a niente. Devo dire però che d'altro canto i figli si sono rivelati anche un aiuto perché il grande, 6 anni, ha vissuto con me la mia malattia. Vuoi o non vuoi, cercando di mascherare la cosa, mi è stato molto vicino, quindi il cercare di sorridere e di andare avanti è stato uno stimolo. Lui è stata la mia forza e ne sono molto grata. So però che è molto difficile reagire. Mi sono sentita un po' in colpa per il tempo che gli ho sottratto, ma oggi mi guardo allo specchio e ritengo, nonostante tutto, di essere stata una brava mamma.

Qual è il messaggio che ti piacerebbe dare raccontando la tua storia?

Che ognuna di queste donne che soffre di questo brutto e malefico male deve sapere di non essere sola e che si può affrontare e che si può superare. C'è chi ce la fa sola, chi con l'aiuto di un medico, chi con l'aiuto di uno psicologo, chi con l'aiuto dei farmaci: non importa. L'importante è riuscire a lasciarsi alle spalle un momento di vita, un prezzo che forse siamo destinate a pagare ma che assolutamente si può superare. Aiutatevi, fatevi aiutare: da sole non si riesce, nemmeno con la forza di volontà. Facciamoci aiutare senza paura.

Alcune donne pensano che andare dallo psicologo sia uno stigma e credono di potercela fare da sole. E' veramente così? Cosa ne pensi?

Credo che nella nostra malattia la positività sia fondamentale. Ci sono persone con una mentalità molto forte che forse riescono ad andare avanti senza l'aiuto di uno psicologo. Però c'è anche chi, come me, è più fragile, e che hanno la necessità di affidarsi a qualcuno. Non c'è nulla di male, lo psicologo è una persona che semplicemente sa leggere le nostre emozione, ci aiuta a conoscerle, a leggerci dentro e ad affrontare nel migliore dei modi la malattia. Quindi non abbiate dubbi, non abbiate timori, affidatevi alla persona che ritenete più giusta per voi, che vi dia sicurezza, e lasciatevi andare.

Cosa credi si potrebbe fare per prevenire la depressione post partum. Cosa manca nel sistema sanitario nazionale da questo punto di vista? 

Ritengo che non sia possibile prevenire la depressione, è una condizione fisiologica imprevedibile. Sicuramente il Servizio Sanitario dovrebbe offrire un servizio d'ascolto per tutto quello che riguarda il post-parto, le paure di una madre nella gestione del neonato, la depressione, il rapporto con il marito... Ci sono tantissimi fattori che si scatenano dopo un parto e dovrebbe assolutamente uno spazio dedicato a tutte queste donne, a noi mamme.

TI POTREBBE INTERESSARE