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Caro Bebè. Storia di una mamma imperfetta

Di mammenellarete
neonato
29 Gennaio 2009 | Aggiornato il 06 Maggio 2019
Abbandono per un attimo il consueto stile allegro e scanzonato per denunciare, nel mio piccolo, le gravi mancanze che ho riscontrato nella mia esperienza di maternità. Non so se sia colpa dello stato, colpa mia, o della mentalità retrograda delle persone che ci dovrebbero guidare, o degli ospedali... ma vi racconto cosa è successo a me, sperando che lo facciano anche le altre, perché vorrei che finalmente esplodesse un caso più importante delle quotidiane cialtronate a cui siamo sottoposti. Quello dell'essere mamma in Italia.
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di Serena

Caro bebè, ormai sono 9 mesi che ci conosciamo, ne sappiamo qualcosa l'uno dell'altra. Da nove mesi ci adoriamo e ci viene voglia di prenderci a sberle, ci arrabbiamo e ci facciamo le coccole, giochiamo e lavoriamo... sempre insieme.

Sei arrivato in un pomeriggio di marzo, e mi hai fatto subito capire che sarebbe stata dura: io dovevo essere la prima, alle 8 del mattino, in sala operatoria. Invece sei nato alle 16:30, e solo perché il nonno ha sgridato il dottore, che ha detto che per questioni politiche c'erano altre precedenze... ma non importa... sei arrivato. Ti ho visto senza poterti toccare e ti hanno portato subito via. Ti ho rivisto dopo tre ore e mezzo, nessuno mi diceva dov'eri e cosa facevi. Ma poi sei venuto a trovarmi, e anche se non riuscivo ad alzarmi dal letto per vederti bene in viso ti ho fatto scattare delle foto. Poi mi hanno detto che sarebbe passata una signora per aiutarmi ad attaccarti al seno... non è passata. Così con l'aiuto della mia vicina di letto ho provato da sola; adesso ti piace tanto succhiare, ma allora non ne volevi proprio sapere... e abbiamo pianto per tre giorni, senza che quella signora venisse mai.

Il secondo giorno mi hanno preso e fatta alzare, ho urlato dal dolore e una costola era fuori posto, ma le infermiere mi hanno detto che dovevo smetterla di lamentarmi e dovevo andare al bagno da sola. Ho provato a raggiungere il bagno, sono svenuta. E' arrivata la mia mamma, in bagno mi ha abbassato le mutandine, cambiato il pannolino e nell'orario delle visite, la stanza da due letti trasformata in stanza da 4 (le culle non entravano accanto al letto) un viavai di gente mi ha visto in bagno quando un'inserviente senza bussare ha aperto la porta mostrando un bello spettacolo a tutti. Senza dire scusa se n'è andata. Mortificante. Ancora pianti. Ma avevo te e ho smesso di piangere quando sono riuscita ad alzarmi, a prenderti in braccio e a dormire con te appoggiato sulla mia pancia, in quel maledettissimo ospedale italiano del nord, dove, dicono, tutto funziona meglio.

Poi siamo finalmente tornati a casa, ancora non ero riuscita ad attaccarti al seno, ma ora saremmo stati a casa. Il pomeriggio della dimissione siamo rimasti soli a casa. Hai iniziato ad urlare. Ho provato ad allattarti. Niente. Hai pianto anche tutta la notte. Eravamo stanchissimi e tristi, ma puntuali alle 6 del mattino successivo sono arrivate rumorose visite non richieste di parenti che dicevano: non devi tenerlo così, lo devi allattare così, sei diventata troppo grassa, ti stanno col fiato sul collo, ti fanno sentire sbagliata, e nella stanza accanto criticano fra se tutto quello che fai e che non fai. Ma poi se ne vanno. La depressione è rimasta. Mi hanno detto... prova al consultorio, hanno psicologhe lì per questo.

Telefoniamo...la psicologa non c'è. La psicologa è malata. La psicologa è disponibile fra due mesi...così ci siamo curati da soli, io e te, ora ti capisco quando provi a parlare, e capisco che dev'essere dura avere dei bisogni e non poter parlare, avere sete e non essere capiti... per te dev'essere stato terribile, con una madre così imperfetta. Ma ti dirò un segreto: la perfezione non esiste, è una chimera inventata da non so chi per regalarci infelicità e insoddisfazione... ora che sono consapevolmente e felicemente imperfetta sono più umana, e ho tante amiche, mamme imperfette, mamme tristi come me, che però hanno imparato a ridere di se stesse e degli altri, a convivere con tutte le loro facce, belle o brutte, grasse o magre, tristi o allegre. Non sarò una mamma perfetta, così come tu non sarai un figlio perfetto...ma intanto ci sono..tu ci sei...proviamo a farci da spalla e a prendere la vita col sorriso.

Ora io cerco un lavoro, bimbo mio, non perché non voglia stare con te, ma perché vorrei avere una casa mia.. forse ci dovremo trasferire dai nonni, o all'estero, perché qui il nido è pieno, perché le aziende italiane non hanno asili, perché con il mio stipendio non riuscirei a pagarlo.... perché qui l'Italia ci lascia soli, qui in Italia le mamme possono solo essere criticate, messe sotto accusa, confrontate con le brave madri di un tempo, cercare aiuto senza trovarlo, ma non possono avere allo stesso tempo un lavoro garantito e un figlio.

Bimbo mio, sarà dura, ma ce la faremo, io e te, perché noi valiamo...in un mondo che non vale niente.

Baci, mamma.

 

 

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