Trigonocefalia

Trigonocefalia, dopo un delicato intervento il mio piccolo eroe è "rinato"

Di mammenellarete
neonato

23 Ottobre 2018
Dopo una tac, i medici ci dissero che nostro figlio doveva essere operato poiché dall'esame si vedeva una pressione cranica importante sulle orbite. Si trattava di "trigonocefalia". Ero disperata. Il mio bimbo dovette dunque sottoporsi a un'operazione delicatissima, che per fortuna andò bene. Nella sfortuna, c'è la fortuna di averlo salvato da una vita difficile e sofferente.

Facebook Twitter Google Plus More

Trigonocefalia. Craniostenosi. Parole a me sconosciute fino al 14 marzo, giorno in cui in ospedale mio figlio effettuò una tac e i medici ci dissero che un lieve bozzetto sulla fronte era una "sutura" della sua testolina che si era chiusa precocemente. Il bambino, dunque, andava operato.

 

I miei occhi si riempirono di lacrime, ma non volevo sembrare una delle solite mamme apprensive con il pianto facile. Cercai di capire perché e cosa dovevano fare a mio figlio. Cosa era successo al mio cucciolo di 10 mesi?

 

Dalla tac si vedeva una pressione cranica importante sulle orbite. I suoi magnifici occhi grandi non avevano lo spazio per crescere nella maniera giusta nelle orbite e per questo motivo avrebbe avuto problemi da grande. Era dunque importante per il suo bene effettuare questa operazione.

 

Il giorno seguente lo ricoverarono e gli rasarono la testolina che aveva da poco iniziato a mettere i capelli. Vederlo così mi fece venire i crampi allo stomaco. Il 16 marzo, alle 7.15, lo vennero a prendere. Era giunto il momento di separarmi da lui.

 

Ci lasciarono per quasi un'ora in una saletta di attesa. Io e mio marito cercammo di far ridere il nostro piccolo, lo coccolammo e lui crollò tra le mie braccia. Entrò l'anestesista e lo prese dicendo simpaticamente "Vieni da nonna". Da lì il buio per noi e la paura fortissima ci strinse in un silenzio assurdo.

 

Dopo 3 ore e mezza uscirono i chirurghi e ci dissero che l'operazione era terminata e che era riuscita. Ci comunicarono che avevano rimosso anche una vena che comprimeva il cervello e che per fortuna non c'erano danni.

 

Corremmo al reparto di terapia intensiva, dove vedemmo passare nel lettino il nostro bambino fasciato... ma con un viso angelico! Ci sentimmo vivi. Avevamo lì tutta la famiglia che ci era vicina e cercavamo di farci forza a vicenda. Ci avevano avvisati che avremmo rivisto il nostro amore dopo qualche ora "deformato" e molto gonfio.

 

Entrare in terapia intensiva e vedere il bimbo dal vivo mi fece crollare a terra dalla sofferenza. Mai avrei voluto vedere mio figlio soffrire così. Aveva gli occhi gonfi e stava attaccato ai macchinari che suonavano in continuazione. Oggi ancora sento i bip nelle mie orecchie.

 

Mi feci forza e cercai di pensare solo ad aiutare mio figlio, dicendogli: "Mamma è qui, tesoro, non mi vedi ma ci sono". La notte dovetti tornare a casa perché non potevo restare con lui come mi avevano detto i medici. Chiamai spesso per sapere se mio figlio stava bene... il dolore suo era il mio.

 

Il giorno dopo ci diedero una camera nel reparto di neurochirurgia infantile e finalmente mi dissero che potevo prendere in braccio il mio fagottino. Era enorme. Aveva la testa grande. Era tutto gonfio e livido e tra un filo e l'altro delle flebo lo avvicinai a me. In quel momento il piccolo capì che non era più solo e aveva di nuovo la sua mamma con lui.

 

Fui il suo "ciuccio", la sua consolazione per 72 ore di seguito. Giorno e notte attaccato a me. Non c'era altra medicina migliore per lui che sentire l'amore e il calore di chi lo ama.

 

Il terzo giorno, dalle analisi, risultò che il piccolo aveva bisogno di una trasfusione di sangue. Questa durò ore e mezza lunghissime, durante le quali restò attaccato alle flebo e a me. Furono ore interminabili. Il quinto giorno all'improvviso afferrò un oggetto che avevo spostato. E vidi in quell'istante una fessurina dal suo occhietto che cercava di guardarmi. Era tornata la luce per lui e per noi. Scoppiai a piangere di gioia!

 

Appena ricominciò a vedere, tornò ad essere più sicuro, ad essere il mio bambino vivace e forte. Fu coccolato da tutti i medici, dalla famiglia: eravamo tutti lì per lui. Dopo febbre e visite varie, esattamente il 23 marzo, ci dimisero dall'ospedale e tornammo a casa.

 

A volte ci sembra quasi di aver vissuto un brutto sogno, ma quella cicatrice in testa sarà sempre per noi il nostro ricordo più brutto. Ringrazio tutti i medici dell'ospedale, che ci hanno aiutato ad affrontare un momento così importante e difficile e dico grazie anche a tutta la famiglia, che ci ha sostenuto e confortato.

 

In seguito, sono stata anche criticata da alcune persone perché a 10 mesi ancora allattavo mio figlio. Ad oggi sono orgogliosa di non aver smesso perché ho preferito dare conforto, cibo e amore "a lungo termine" al mio piccolo guerriero.

 

Spero che l'esperienza che ho raccontato aiuti i genitori che stanno vivendo una situazione simile alla mia a trovare la forza e la speranza per affrontare questo intervento delicato per la salute del proprio figlio. Nella sfortuna, c'è la fortuna di averlo salvato da una vita difficile e sofferente. Grazie di cuore a tutti.

 

di Silvia

 

(storia arrivata sulla pagina Facebook di Nostrofiglio.it)

Leggi anche: Sofia, la nostra bimba con craniostenosi

Hai anche tu una storia da raccontare? Scrivi a redazione@nostrofiglio.it

LE ULTIME STORIE