Racconti di una mamma

Grazie amore mio per avermi permesso di essere la tua mamma

Di mammenellarete
madre
11 Febbraio 2019
Mio figlio di quattro anni mi ha lasciato. I medici hanno fatto di tutto per rianimarlo, ma lui si è arreso a quella malattia rarissima che non gli ha mai dato tregua. Era stanco di macchine, di medicine, di ospedali e di ricoveri. Da quel momento la mia vita non ha più senso. Lui era tutto per me, era il mio mondo. Sono passati due mesi dal suo addio, ma io non lo dimenticherò mai.
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Scrivo per raccontare la mia, anzi la nostra storia. Quando iniziai a cercare una gravidanza, volevo diventare mamma, ma ebbi subito 2 aborti. Non mi arresi e dopo tanti tentativi, durati ben cinque anni, arrivò il mio bimbo.

 

Scoprii di essere incinta a maggio 2013: fu una gravidanza perfetta, senza problemi. Il bimbo cresceva bene e il 14 febbraio, per San Valentino, avevo il cesareo programmato.

 

Il termine era il 21 febbraio, ma lui aveva molta voglia di venire al mondo, tanto che un mese prima esatto, il 14 gennaio, a 34+4, andai in ospedale in tarda serata per un controllo e per dolorini sospetti. La notte del 14 gennaio, alle 00.41, naque l'amore della mia vita GABRIELE.

 

Era bellissimo e non avevo mai visto niente di così splendido, pesava 2 chili e 455 per 46 cm. Restò in ospedale fino al 3 febbraio per problematiche che però si risolsero e finalmente a casa iniziò il mio percorso di mamma single. Sì, perché nel frattempo ero rimasta da sola.

 

Era tutto così meraviglioso... lui era bellissimo. Il tempo trascorse bene e il piccolo cresceva nel modo giusto. Iniziò a parlare molto presto, ma tardi a camminare. Insomma, nonostante fosse prematuro, era tutto okay, finché qualcosa cambiò.

 

Quando il piccolo compì 15 mesi la nostra vita fu sconvolta. Tutto ad un tratto smise completamente di parlare e il suo cervello si bloccò all'età di 15 mesi. Iniziarono i primi controlli in ospedale e da lì a poco scoprii che era autistico.

 

All'inizio mi cadde il mondo addosso, ero spaventata, ma mi accorsi che ce l'avremmo fatta perché lui era forte e i bimbi/ragazzi autistici sanno dare tanto amore. Così iniziammo le terapie, la psicomotricità, i ricoveri nelle strutture adeguate e passò il tempo, finché non arrivo la batosta più pesante.

 

A 3 anni e mezzo, quando mi accorsi che stava peggiorando, vidi che prendeva due chili al mese e che cresceva a vista d'occhio. I suoi organi interni facevano fatica a stare dietro a quel peso eccessivo e iniziammo così la nostra vita nei vari ospedali.

 

Ne girammo tanti, ma i dottori non capivano cosa avesse e intanto lui, alla soglia dei 4 anni, peggiorava. E vai di ricoveri ogni due mesi: eravamo sempre con la valigia pronta. Era diventato un incubo entrare per avere risposte e uscire con qualcosa di nuovo e senza risposte.

 

Durante la notte, per respirare, usava una macchina artificiale: la NIV e adoperava anche il saturimetro, per monitorare la saturazione. Aveva i tutori alla gambe per sorreggere il peso e la sedia a rotelle perché si stancava subito... nonostante a lui fosse sempre piaciuto camminare. Nonostante tutto questo, aveva sempre il sorriso sulle labbra. Lui dava la forza a me per andare avanti, con quegli occhioni azzurro mare era dolcissimo.

 

Adorava il mare e la sua AUA (l'acqua) era il suo mondo, le uniche parole che diceva erano PALLA e GOAL, perché seguivamo lo zio alle partite di calcio. Facemmo gli ultimi ricoveri a luglio e ad agosto 2018. A settembre lo portai in vacanza a Gardaland a vedere la Peppa Pig perché lui impazziva per lei, ma intanto peggiorava. Era sempre stanco. 

 

A ottobre finalmente iniziò l'asilo. Io ero molto spaventata da questo nuovo cambiamento e rimasi stupita da come si ambientò subito. Era il gigante buono tra i bimbi e io ero sempre più innamorata di quel PICCOLINO che mi stupiva di giorno in giorno con la sua forza.

 

Intanto si avvicinò Natale e a metà novembre in casa mia era già addobbato tutto per lui. Avevo già il suo regalo nell'armadio, finché un giorno lo andai a prendere all'asilo e mi accorsi che aveva la tosse. "Ma quale bimbo a fine novembre non ha la tosse?", pensai.

 

Lo portai a casa e lo feci stare a riposo, niente mi faceva presupporre che da lì a poco sarebbe finito tutto. Il giorno dopo, esattamente il 29 novembre 2018, a 4 anni e mezzo il mio bimbo alle 7 si svegliò e mi chiese a modo suo da bere. Bevette, ed essendo presto ci sdraiammo uno vicino all'altro nel lettone, come sempre. Mi addormentai di nuovo insieme a lui.

 

Alle 10, quando mi svegliai, il mio bimbo mi aveva già lasciato. Mi girai per svegliarlo e lui era già di pietra. I medici provarono di tutto per rianimarlo, ma lui si era arreso a quella malattia rarissima che non gli dava tregua. Era stanco di macchine, di medicine, di ospedali e di ricoveri.

 

Da quel momento la mia vita non ha più senso. Lui era tutto per me, era il mio mondo. Sono passati due mesi dal suo addio, ma io non lo dimenticherò mai. Se ne è andato con il sorriso che aveva sempre avuto nei 4 meravigliosi anni che mi aveva regalato. Era bellissimo anche dietro a quel vetro, dietro al quale io ero rimasta tre giorni a fissarlo, a pregare che fosse solo un brutto sogno. Cercavo di svegliarmi, ma era solo la pura verità e me ne resi conto solo quando decisi di farlo cremare.

 

Vidi sparire la bara bianca per sempre dal monitor di una Tv e decisi di portarlo a casa con me, dove è sempre stato, dentro un'urna fatta a forma di pallone da calcio apposta per lui. Lui è e resterà per sempre l'unica mia ragione di vita. Mi manca tantissimo e senza di lui niente ha senso. Grazie amore mio per avermi permesso di essere la tua mamma. Resterai per sempre nel mio cuore.

 

Una mamma

 

(storia arrivata sulla nostra pagina Facebook)

 

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