Parto

Sala parto: sentivo che la mia piccola era in pericolo, ma il medico non mi ha ascoltata

Di mammenellarete
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04 Ottobre 2017
Dopo una gravidanza senza complicazioni finalmente arrivò il momento del travaglio. Ma mentre ero in sala parto sentivo che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Chiesi un cesareo, ma il ginecologo mi disse che non ce n'era bisogno. Poi la mia piccola nacque con sindrome da aspirazione di meconio e nessuno se n'era accorto.

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Nell'agosto del 2011 il mio compagno ed io decidiamo di avere un figlio e dopo un mese scopro di essere incinta.

Non ci credevo, anzi non ci credevamo, che Dio avesse subito esaudito questo nostro desiderio, un miracolo.
La scelta del ginecologo ricadde su un noto professore.
Una gravidanza bellissima, senza complicazioni, mi permette di lavorare fino al giorno prima delle doglie.

 

Il 23 maggio del 2012, alle 19,30 inizio ad avere qualche dolorino; arrivo in ospedale dove mi trattengono perché ormai ero a termine.
Così mi mettono da sola in sala travaglio senza nessun familiare accanto; ad ogni visita mi dicevano che era presto. Alle tre di notte mi fanno l’epidurale.


Ore 10.00 arriva il mio ginecologo; subito intorno a me ostetriche e medici; il mio dottore dice di preparare la sala operatoria; io non capisco cosa succede, poi improvvisamente tutto ritorna alla normalità e un’ostetrica mi spiega che la mia bambina era in sofferenza, in quanto i battiti cardiaci erano superiori alla norma, ma che ora era tutto rientrato.
Così mi dicono di aspettare; arrivo al primo pomeriggio e mi dicono sempre che è presto, la mia dilatazione era di 4 cm; così aspetto e nel frattempo realizzo di essere l’unica rimasta lì in attesa che qualcosa accadesse.


Del mio ginecologo nemmeno l’ombra. Ma il mio istinto di mamma mi suggeriva che qualcosa stava andando storto. Così pretesi che lui venisse, anche perché i medici di turno dicevano che io ero una sua paziente e che solo lui avrebbe potuto decidere sul da farsi.

 


Finalmente arriva e mi dice di aspettare: secondo lui tutto è nella norma.
Ma da mamma sentivo che qualcosa non andava e così dissi che volevo un taglio cesareo.
Lui rispose che non era il caso, poi, visto la mia insistenza, andò a parlare con il mio compagno, il quale ovviamente gli disse che era lui il medico e doveva decidere il meglio ma anche ascoltare le richieste di una sua paziente. 

 


Tornò in sala parto molto indispettito, dicendo che si seccava di fare un taglio di cui non vedeva necessità. Di lì a poco alle 18,20 del 24 maggio 2012, nacque la mia stella, ma del suo pianto e della sua vocina, nemmeno l’ombra.
Io cominciai ad agitarmi. 
“Professore ma non piange”?
E lui: “signora non è detto che debba piangere”.
Ma ovviamente stava mentendo e disse alla pediatra che portò via la mia bambina in TIN di fargli sapere subito la frequenza cardiaca.
Vidi la mia bambina solo dopo due giorni;
La pediatra mi spiegò che era nata con sindrome da aspirazione di meconio e che il suo apgar alla nascita era di 0, e dopo 5 minuti 4.


Tutto questo solo perché era andata in sofferenza, e nessuno se ne era accorto durante il travaglio.
Alle mie domande sulle conseguenze che avrebbe potuto avere mia figlia la risposta era che io facevo domande da milioni di dollari, alle quali loro non potevano rispondere.
La mia stella rimase in culla termica per 13 giorni intubata con ossigeno e per i primi tre giorni con dei tubi infilati in bocca che avrebbero dovuto aspirarle il meconio che aveva nei polmoni.


Tornai a casa senza la mia bimba e le mie giornate furono un inferno; andavo in ospedale da lei a 50 km di distanza due volte al giorno; fortunatamente al sedicesimo giorno tornò a casa con me.
Ma non ero felice perché pensavo che quello che sarebbe dovuto essere il momento più bello della mia vita, era diventato il più triste.


Di tutto questo mi è rimasto l’amaro in bocca, ma ringrazio ogni giorno Dio di aver donato la  salute a quella mia stella che  a differenza di tanti altri bimbi più sfortunati di lei, ce l’ha fatta alla grande!
Spero che questo mio racconto dia forza a tutte le mamme che stanno passando il mio steso momento è che come me non fanno altro che farsi domande sul futuro dei loro piccoli.

Di mamma Teresa.

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