Lettera di un insegnante

Lettera di un insegnante ai genitori di oggi

Di mammenellarete
4 ottobre 2019
Provare amore per i propri figli non significa proteggerli ad oltranza e in ogni caso, persino quando sbagliano, ma comporta la capacità e la volontà di punirli contro il nostro stesso desiderio istintivo di cura e di protezione. Questo è l'amore intelligente, poiché giova al bene ed alla crescita psico-emotiva e socio-affettiva dei nostri figli. La lettera provocatoria di un insegnante ai genitori di oggi è arrivata al nostro indirizzo email. Ve la condividiamo.
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Genitori sindacalisti e docenti baby-sitter. Alcuni genitori (che si ritengono "utenti" della "scuola-azienda") forse scambiano noi docenti per baby-sitter assunti al loro servizio ed alle loro dipendenze, ma non è così. I doveri di vigilanza dei minori non sono tali da giustificare le lunghe attese all'uscita della scuola per accontentare i genitori ritardatari, che se la prendono più comodamente.

 

Vorrei ricordare ad alcuni che "educare" non significa viziare, bensì l'esatto contrario: vuol dire fare in modo che i figli diventino degli individui autonomi e responsabili, e non dei tiranni capricciosi ed infantili. Mi domando se siano genitori capaci e maturi coloro che si limitano ad assecondare i propri figli e si ergono sul piedistallo nel ruolo, errato ed improprio, di "sindacalisti ad oltranza" delle loro creature, anche quando hanno torto marcio.

 

E sono pronti e disponibili ad esaudire qualsiasi loro richiesta, anzi pretesa, senza esigere nulla in cambio. Concedono tutto e subito, in una maniera incondizionata, ma non sono capaci di renderli autonomi, maturi e responsabili, in condizione di far fronte alle avversità della vita.

 

Genitori solo in quanto li hanno generati, ma non li sanno educare, nella misura in cui non riescono ad opporgli neppure il rifiuto più blando. Ancor meno sanno infliggere ai propri figli la benché minima punizione per fini educativi, non repressivi, né coercitivi. Non a caso, la stessa cognizione di "educare" discende dall'etimo latino "e-ducere", che significa letteralmente estrarre fuori, emancipare, non castrare, inibire ed opprimere.

 

Vorrei ricordare che l'amore per i propri figli non significa proteggerli ad oltranza e in ogni caso, persino quando sbagliano in modo eclatante, ma comporta la capacità e la volontà di punirli contro il nostro stesso desiderio istintivo di cura e di protezione. Tale è l'amore intelligente, poiché giova al bene ed alla crescita psico-emotiva e socio-affettiva dei nostri figli: serve fargli comprendere che, allorché commettono un errore, devono sapersene assumere la paternità e la responsabilità personale e pagarne ogni conseguenza.

 

Altrimenti non diventeranno mai adulti consapevoli e respondabili. Lo sforzo educativo più serio ed efficace equivale a tirar fuori, o fuoriuscire ("e-ducere"), la personalità di un adulto, che "cova" nel bambino. Serve educare, non viziare oltremisura i figli.

 

di Lucio

 

(storia arrivata sulla email di redazione di Nostrofiglio)

 

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Educazione: 5 dritte molto utili per NON crescere bambini viziati

Che il padre dei vizi sia l’ozio può anche essere vero in generale, ma sicuramente non vale per i bambini: di solito i piccoli sono l’immagine stessa dell’energia e della vitalità. Eppure, si rischia lo stesso di crescerli viziati: magari per troppo amore, perché “mio figlio deve avere tutto ciò che non ho avuto io”; o magari per stanchezza, perché è più facile dire sì piuttosto che no e tenere tranquilli i bambini almeno per un po’. O ancora, dandogliela vinta perché ci si sente in colpa: spesso si sta lontano dai figli tutto il giorno per colpa del lavoro, e quando si sta insieme si tende a concedere loro qualsiasi cosa come “risarcimento” per l’assenza. (Leggi anche I nonni lo viziano!)

Se da un lato, però, tutti i genitori vogliono far felici i loro bambini, dall’altro vogliono anche crescere adulti seri e responsabili.

“L’equilibrio è dato dalla capacità del genitore di evitare il ‘troppo’: se le coccole non sono più un regalo di mamma e papà ma diventano una dipendenza per il bambino, e se l’autorità non è più semplicemente un modo per stabilire limiti e regole ma diventa qualcosa che spaventa il bambino, allora ecco che l’equilibrio è compromesso” sostiene Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva e autore di numerose pubblicazioni per genitori.

Pellai dà 5 consigli per evitare di crescere bambini viziati.

“Scusa” e “mi spiace” sono parole che hanno motivo di esistere in famiglia e, anzi, dovrebbero essere usate più spesso. Ma non vanno bene in ogni occasione. Un genitore non si deve scusare se non si può permettere di comprare al figlio un giocattolo costoso, o se non può portare il figlio al parco perché deve cucinare la cena. Ciò non significa mostrarsi freddi: ma un conto è mostrare di comprendere la delusione del figlio, un altro dargli l’impressione che lui ha ragione e voi torto. “Se il genitore non può o non intende fare o dare una cosa al bambino, non deve affatto scusarsi. Ciò che è importante dare non sono le scuse ma il motivo: bisogna sempre spiegare perché non potete fare o dare qualcosa ai vostri figli” spiega Pellai.

E aiutare un bambino a capire che non può sempre avere tutto ciò che vuole è anche un’importante lezione di vita. Ovviamente, se gli avevate promesso qualcosa e poi non riuscite a tener fede alla parola data, allora le scuse sono necessarie. Quel che è importante, invece, secondo Pellai, è non assecondare l’idea che al bambino tutto sia dovuto. Molte cose, nella vita bisogna conquistarsele. E allora, ad esempio, se proprio vuole quel gioco costoso, potete proporre un compromesso: “Io posso metterci questa cifra: il resto devi riuscire a pagarlo tu con i tuoi risparmi”.

Mai, mai, mai discutere con i figli le regole che ci si è dati come famiglia. Se ad esempio avete stabilito che quando si va in bicicletta bisogna indossare il casco, allora bisogna indossare il casco. Punto. È inutile stare a discutere con loro, perché l’esito della discussione non può che essere uno: avete ragione voi.

Soprattutto le regole di tutela fisica o di protezione non possono e non devono entrare in un dispositivo di negoziazione: per andare in bicicletta si indossa il casco, per andare in macchina bisogna andare sul seggiolino. E i bambini possono piangere quanto vogliono se non vogliono rispettare le regole. Ma su certe cose non si può indietreggiare di un passo” spiega Pellai. (Leggi anche Bambini, come insegnare il rispetto delle regole)

I bambini, insomma, hanno il diritto di essere scontenti o arrabbiati se le cose non vanno come dicono loro, ma i genitori non devono mai ingaggiare una battaglia verbale dato che non c’è nulla di cui discutere.


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