Parto cesareo

La mia gravidanza con degenerazione molare completa

Di mammenellarete
incinta

29 Giugno 2016
Dopo aver scoperto che ero incinta, i medici mi diagnosticarono una mola vescicolare. Decisi di portare avanti lo stesso la gravidanza, nonostante le incredibili difficoltà e i rischi di aborto. Mi consigliarono di andare a Milano. Qui per fortuna ho riscontrato tanta professionalità, disponibilità e umanità da parte di medici, della caposala, delle ostetriche. Siamo riusciti a portare avanti la gravidanza: ora sono alla trentacinquesima settimana e il parto cesareo avverrà tra qualche giorno. Io ho fiducia e so che ne è valsa la pena.

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Tutto iniziò i primi giorni di dicembre 2015, quando con gioia feci il test di gravidanza e le analisi del Beta HCG e scoprimmo di aspettare un bimbo. Per me e mio marito fu una notizia meravigliosa, un bimbo cercato, voluto, desiderato!

 

Purtroppo però dopo una settimana iniziarono i primi problemi per minacce di aborto e da subito fui messa a riposo e verso la decima settimana di gravidanza ebbi altri problemi. Mi diagnosticarono una possibile "mola vescicolare". Mola???

 

E che patologia è? Non ne avevamo mai sentito parlare, una patologia per noi, per i nostri familiari e amici completamente sconosciuta. I medici dell'ospedale al quale mi rivolsi inizialmente, con molta apprensione e dispiacere, ci spiegarono cos'era e mi invitarono a prendere una decisione.

 

Mi parlarono quindi di ABORTO! Sì, perché si tratta di una patologia rara al mondo, rischiosa per il feto, ma soprattutto per la mamma. Mi dissero: "Sig.ra, Lei potrebbe perdere il feto da un momento all'altro! E' a rischio di aborto spontaneo da ora e fino ai cinque mesi e mezzo di gravidanza; potrebbe avere un emorragia forte e perdere l'utero; avere problemi di ipertensione e trombosi, quindi sarebbe in serio rischio di parto molto prematuro; la sua tiroide poi potrebbe smettere di funzionare correttamente".

 

Continuarono: "E poi la mola non è altro che un tumore e dovrebbe eventualmente ricorrere a chemioterapie per eliminarla completamente. Ne vale la pena? Lei è giovane ed è solo la sua prima gravidanza!".

 

Mentre ascoltavo queste parole, nella mia mente si ripetevano queste altre: “Dio va oltre! Abbi fede che Dio va oltre!". Senza indugi comunicai ai medici la mia volontà assoluta di continuare. "Questo è un dono di Dio e non deciderò io la sua sorte, anzi farò di tutto per tenerlo!".

 

Dopo la mia decisione venni invitata a rivolgermi a un altro ospedale, a Milano, dove per avrei trovato una straordinaria Dott.sa. Già dalla prima ecografia capii che avrei avuto tutto l'aiuto e la professionalità di cui avevo bisogno.

 

In lei, oltre alla professionalità, trovai una donna, una mamma, una forza d'animo incredibile che da subito percepii! Ero felice di aver percorso circa 250 km di strada, perché mi sentii sin da subito in mani sicure.

 

Fatta la villocentesi, la diagnosi fu confermata: "gravidanza gemellare con degenerazione molare completa". Anche qui, la Dott.sa assieme ad altri medici straordinari, mi comunicò tutti i rischi cui andavo incontro. Tutti mi assicurarono il loro appoggio nel caso decidessi di abortire. Le percentuali di poter veder nascere mio figlio non andavano oltre il 40%.

 

Ma anche questa volta l'amore e il rispetto che avevo e ho per la vita vinsero, la mia fede in Cristo era ed è troppa per fermarmi davanti a questo ostacolo. Io volevo continuare... Non furono mesi facili.

 

La mia vita sociale terminò in quel 18 dicembre 2015. Fui ferma a letto per due mesi presso la mia abitazione, due mesi in un appartamento a Milano e per più di tre mesi nel reparto "Patologia della gravidanza" del Policlinico. Le nausee forti mi indebolirono facendomi perdere otto chili; la tiroide non funzionava correttamente; molti gli episodi di svenimenti e di tachicardia. Ma ora sono qui e intravedo la luce in fondo al tunnel!

 

Oramai conosco tutto il personale del reparto "Patologia", e davvero ringrazio Dio per l'operato che svolgono ogni giorno; per l'amore e la dedizione con quale lavorano. Per i sorrisi che sanno regalare e per la disponibilità riscontrata sin da subito.

 

E proprio per questo voglio dare la mia testimonianza in merito al loro operato. Si parla quasi sempre della malasanità, invece bisognerebbe raccontare più spesso quello che ogni giorno avviene nei nostri ospedali.

 

Per quanto mi riguarda ciò che ho visto e vedo fare qui nella clinica, non solo nei miei riguardi, ma anche nei confronti di altre donne ricoverate che ho potuto conoscere nella mia lunga degenza, ho riscontrato tanta professionalità, disponibilità e umanità... dai medici e dalla caposala alle ostetriche e OSS. Per loro un GRAZIE speciale!

 

Nei mesi trascorsi ho visto la mano di Dio operare, perché il pericolo aborto è stato superato! Il rischio di parto di grande prematurità, ostacolato! I medici ad un certo punto hanno gioito con me per la conquista di ogni settimana gestazionale. “Dovevi arrivare al massimo alla 28° settimana'', mi dicevano.

 

Ebbene, il 5 luglio ho il cesareo programmato e sarò alla settimana 35°più 4. Con il cesareo bisognerà asportare anche la mola (tumore) presente nell'altra placenta e attendere gli esami istologici per scartare o meno la necessità di trattamento chemioterapico. Io continuo a confidare in Dio perché so che quello che inizia lo porta a compimento.

 

Ora con gioia e con forza attendo quel giorno! La vita è un bene prezioso, un dono di Dio e va rispettata; e non sempre la scelta più facile è quella più giusta! So di aver scelto bene e che presto avrò fra le mie braccia mio figlio, Elia, per il quale lottare. Sì, ne è valsa la pena!

 

di Rosanna Di Napoli 

 

(storia arrivata per email a redazione@nostrofiglio.it)

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