storie d'amore

Io italiana, lui marocchino: l'amore non conosce differenze di colore della pelle, né di religione

Di mammenellarete
coppia-Marrakech

10 Novembre 2014 | Aggiornato il 07 Marzo 2018
Ciao a tutti, mi chiamo Laura, ho 35 anni e sono nata a Genova. Il mio compagno è marocchino. Scrivo per raccontarvi la mia storia d'amore per comunicare a tutti che l'amore non conosce differenze di colore né di religione. L'amore è una cosa universale. Ecco perché la nostra coppia funziona. E il motivo che mi ha portato a trasferirmi in Marocco.

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La mia storia d'amore iniziò il 19 marzo del 2003. Festeggiavo il mio compleanno con amici quando, uscendo da un locale, incontrai Mohamed, inciampando per caso e finendo addosso a lui.

Marocchino, bello, alto, un sorriso magnifico. Subito si scusò e mi aiutò a rialzarmi. Rientrammo, mi offrì qualcosa da bere e si unì alla compagnia.

Io vivevo da sola, quindi nei primi periodi di frequentazione nessuno dei miei amici sapeva niente, o meglio sapevano che frequentavo un certo "Simo" (Simohamed), ma nulla di più. Chi lo avrebbe mai detto che sarebbe diventato mio marito? Eppure, dopo un anno ci sposammo.

Fissata la data del matrimonio, avrei dovuto dirlo a mia madre. Ero certa che non ci sarebbero stati problemi, mia mamma é una persona intelligente. Ma un po' di timore c'era. "Mamma il 5 giugno mi sposo con Simo, anzi con Simohamed" - le dissi. "Laura ti vedo felice, invitalo a casa così lo conosco" - mi rispose.

Fu amore a prima vista anche da parte di mia mamma. Trascorremmo i primi anni di matrimonio in Italia e nel frattempo nacquero i nostri primi due figli: Fatima, 8 anni, e Morad, 5 anni.

Io lavoravo in Autogrill e lui aveva un impresa edile. Stavamo bene, non ci mancava niente, ma purtroppo le persone ignoranti e il razzismo dilagante in Italia ci facevano spesso vivere situazioni spiacevoli.

Quando invece andavamo in vacanza in Marocco tutto era bello, c'erano tante coppie miste, ci sentivamo tutti uguali e il clima era magnifico, i nostri figli potevano giocare fuori tranquilli con tantissimi altri bambini.

Ma le vacanze finivano sempre troppo presto. Tornavamo in Italia al freddo, con la gente che si lamentava per la crisi, per gli immigrati, per tutto praticamente. Anche i miei figli a scuola, iniziarono a sentire commenti idioti riguardo al loro papà venuto da lontano. Allora presi una decisione definitiva.

"Simo andiamo a vivere in Marocco!" dissi a mio marito. Io voglio che i bambini crescano là, dove si giudica soltanto il carattere di una persona e non il "certificato di nascita"!

Lui era all'inizio molto perplesso. Gli uomini non amano tanto i cambiamenti, si sa. Ma decise di accontentarmi.

Adesso viviamo a Marrakech. Io, grazie ad un mutuo di una banca marocchina, ho aperto un hotel.

Nel frattempo ne ho comprati altri due, e mio marito continua con l'impresa edile ed ha un concessionario auto. I bambini sono felici! A scuola studiano arabo, francese e inglese, le scuole sono ottime e sono tutto il giorno fuori a giocare. Qui nessuno, mai, in 4 anni, mi ha fatto sentire estranea, straniera, fuori posto.

Anzi sono tutti molto gentili e sempre tutti pronti ad aiutarmi qualora dovessi avere difficoltà! Nel frattempo é nata Dalila, che ha da poco compiuto un anno.

Perché la nostra coppia funziona? Perché siamo persone intelligenti. Prima di sposarci abbiamo parlato di educazione di figli e di come volevamo impostare la nostra vita.

I nostri figli imparano tutte le religioni, festeggiano Natale, Pasqua ma anche l'Eid, il Ramadan e tutte le altre feste. Poi da grandi decideranno la loro strada.

Ah dimenticavo! Per Halloween ho organizzato il gioco del "dolcetto o scherzetto" con zucche e costumi assieme a tutti i bimbi del quartiere, ci siamo divertiti un mondo.

A Marrakech ci sono ben tre chiese cristiane, così come in tutte le altre chiese del Marocco, perciò festeggeremo anche il Natale. Spero che il mio racconto contribuisca a ridimensionare, anche se in piccolissima parte, l'ignoranza, e che sensibilizzi sulla guerra tra poveri, voluta dal nostro stato per coprire i suoi stessi reati.

di mamma Laura

(storia arrivata come messaggio privato sulla pagina Facebook editata dalla redazione)

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