Storie difficili

Ho avuto un figlio da un tossicodipendente. La mia storia

Di mammenellarete
donna

05 Luglio 2018
Il mio compagno è un tossicodipendente. Lui ora è in una comunità da aprile. Mi hanno detto che per lui non si tratta di dipendenza, ma di una brutta depressione non curata. Mi sto facendo seguire da uno psicologo perché sono carica di rabbia. Ho patito e sto patendo molto. Mi sento sola e mi vergogno ad uscire perché per molti io sono come lui. Vi racconto la mia storia.

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Quando conobbi il mio compagno, aveva una sua vita normale ed un lavoro. Era separato con una bimba di 6 anni che vedeva ogni 15 giorni. Nonostante il suo passato tormentato da ex tossicodipendente, decisi di continuare a frequentarlo.

 

Tutto andava bene e c'erano i soliti alti e bassi. Niente di strano, se non il suo vizio di bere anche solo una birra di nascosto e la mia paranoia perché io sono figlia di una ex alcolista. Nel 2013 giunse il nostro piccolo principe.

 

Lui fu un papà perfetto, c'era durante l'allattamento e seguiva il bimbo. Praticamente fece tutto ciò che invece non riuscì a fare con la sorellina. Si stava bene. Nel 2015 rimasi di nuovo incinta e subito. Non so perché, ma questo ci mandò in crisi. Al quarto mese persi il bambino. Lui aveva iniziato a bere un po' più spesso. Era maggio.

 

A dicembre dello stesso anno, una sera, passeggiava per il cortile e, spinto da non si sa che, entrò nel garage sotterraneo della vicina. La figlia della vicina lo incontrò mente usciva con due oggetti rubati da lì e si spaventò. Si spaventò anche lui, si fece accompagnare a lasciare le cose. Io, alle 22 passate, fui chiamata dalla vicina.

 

Da quel momento iniziò il calvario. Andammo insieme al sert e venne fuori che aveva una brutta depressione. Gli diedero subito dei farmaci e vari appuntamenti con la psicologa. Andavamo avanti ad alti e bassi. Lui è un grande manipolatore, quindi passavo sempre io per paranoica.

 

A marzo del 2017 sua figlia decise di non voler avere più a che fare con lui. Probabilmente per reazione, lui cominciò a bere più spesso. A maggio del 2017 scoprii che aveva usato una sostanza. La cosa finì subito lì. A settembre 2017 non venne alla festa di compleanno del bambino. Tornata a casa, mi disse che era senza sigarette, litigammo perché poteva prenderle prima e non sprecare sempre soldi in benzina.

 

Uscì di casa alle 20, rientrò alle 2 di notte tutto contento. Scoprii che aveva chiesto soldi agli invitati. Dicemmo tutto al sert, dove gli fecero fare un test positivo. Fece di nuovo il bravo per 3 mesi, durante i quali io andai dagli assistenti sociali senza ricevere aiuto ma sentendomi anche in colpa perché a loro dire ero una mamma superficiale (ad oggi non mi hanno ancora chiamata per chiedere come sta il bambino).

 

A dicembre lui scappò di nuovo per tre volte e si ruppe anche il polso. In pronto soccorso riuscii ad impadronirmi del suo telefono, trovai il numero dello spacciatore e corsi dalla polizia. Fecero intervenire subito l'antidroga. Ebbi il coraggio di denunciare 2 volte, nonostante la paura. Venne anche lui in questura e raccontò tutto, fornando altri numeri di telefono. Ho scordato di raccontare che a novembre aveva perso il lavoro.

 

Nella sua azienda lo avevano sempre venerato, ma erano arrivati anche loro al limite. A marzo si ricominciò: liti, lui che beveva tutti i giorni, dormiva o era apatico. Poi un giorno scappò. Rimase fuori tutta una notte e lo riportai in questura. Al sert continuavano a chiedere a me se era diventato pericoloso per il bambino o me, ma per fortuna non lo era.

 

Stavamo davvero male. Lui a me chiedeva di essere ricoverato, ma a loro faceva intendere che non serviva. Intanto si lasciava andare. A me venne diagnosticata una malattia autoimmune aggravata dallo stress. Persi 30 kg in 3 mesi. Chi sapeva mi criticava, non capiva e nemmeno io comprendo perché sono rimasta con lui. Lui ora è in una comunità da aprile.

 

Mi hanno detto che non si tratta di dipendenza, ma di una brutta depressione non curata. Mi sto facendo seguire da uno psicologo perché sono carica di rabbia e ho notato che rischio di sfogarla sul bambino. Ho patito e sto patendo molto. Mi sento sola e mi vergogno ad uscire perché per molti io sono come lui. Se accetti di stare insieme ad una persona sbagliata sei sbagliata anche tu. È sempre stato così.

 

Da piccola vivevo sentendo la "frase tale madre tale figlia", ora sono quella che ha chiesto i soldi in giro usando il bambino come scusa. Peccato che io non abbia mai visto quei soldi, che lui abbia venduto le uniche cose d'oro che avevo. Che dolore quando non ho piu trovato il medaglione con la foto di mio papà! Ora sono in un limbo.

 

di anonima

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

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