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Mio fratello Giò e il suo messaggio rivoluzionario

di mammenellarete - 20.02.2020 - Scrivici

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Giacomo Mazzariol, autore del romanzo "Mio fratello rincorre i dinosauri", ci racconta la vita con suo fratello Giò che ha la sindrome di down

Mio fratello rincorre i dinosauri

Mio fratello rincorre i dinosauri è un film di Stefano Cipani tratto dall'omonimo romanzo pubblicato da Einaudi nel 2016 e scritto da Giacomo Mazzariol quando frequentava l'ultimo anno delle superiori.

Oggi incontreremo Giacomo che ci racconterà la sua storia e quella di suo fratello Giò.

Cosa vuol dire per un bambino di sei anni come è successo a te scoprire che il fratellino che sta per nascere ha la sindrome di Down?

All'inizio quando i miei mi hanno detto che Giò sarebbe stato appunto speciale - con tutta la criticità che può avere questa parola - è stata per me una sorpresa, proprio perché nell'incoscienza infantile mio fratello era più che altro un maschio che si aggiungeva in una casa da cinque persone con due sorelle. Quindi la vedevo più come una situazione del genere.

La sindrome è un qualcosa che si vede col tempo nelle piccole azioni che non si possono fare, come fare delle capriole... cose di cui ci siamo fregati altamente!  È una cosa con cui ti imbatti e quindi quando avevo 5, 6 anni non mi ricordo proprio di un particolare rifiuto o angoscia. Anzi, sembrava veramente un qualcosa di assurdo, quasi più come se fossimo dei prescelti che degli sciagurati giustamente.

E cosa vuol dire stare al passo di Giò? Capire il suo mondo e comunicare con lui?

Comunicare con Giò è difficile perché ha un linguaggio tutto suo. Io personalmente vedo la sua disabilità come una diversità in cui tuffarsi. Onestamente penso che se adesso riesco a fare un lavoro come scrivere, fare sceneggiature e vari lavori creativi credo anche che sia proprio dovuto al fatto che dovevo gestire comunque Giò.

E qual è il peggior difetto di Giò e il suo più grande pregio?

Giò ha difetti normali: è un po' scorbutico, a volte si impunta, è categorico, a volte un po' maschilista.

Ogni tanto dice: "no basta, voi donne!" E così via. Questa è una cosa da migliorare.

Poi il suo altro difetto è un po' la musica che ascolta, musica che a me non piace.

Per capire i suoi pregi ho scritto un libro apposta perché proprio Giò era un personaggio letterario e lo è ancora nella sua libertà, nel suo essere anarchico, fuori dagli schemi.

Non sono poi letture che io mi forzo a trovare, ma proprio secondo me una sensazione che viene - di naturale invidia - nei confronti di una persona che sa muoversi così bene nei confini della libertà.

E qual è il messaggio principale che volevi comunicare quando hai scritto Mio fratello rincorre i dinosauri?

Quello che volevo comunicare era veramente il mio percorso dall'aver avuto dei dubbi, fino a poter veramente parlare al mondo.

Una volta che ho capito che Giò era di dominio pubblico quando il video è esploso [The Simple Interview, pubblicato sotto, ndr], da lì ho cominciato a pensare che quello di Giò fosse un messaggio rivoluzionario.

Nel film a un certo punto il tuo personaggio, riferendosi al fratellino Giò dice: "Lui ha un mondo dentro che le persone danno per scontato". Che cosa non sopporti di come il mondo si rapporta o comunica con Giò?

È facile essere pietisti, trovare Giò per strada e invece che chiedere a lui come si chiama chiederlo a me.

E quindi tutto quello che è pietismo e iper buonismo sono un po' i nemici miei, perché creano dei fenomeni al contrario di quelli del bullismo.

Quello che mi interessa non è tanto la violenza, il sopruso, perché Giò è un tipo molto socievole, molto inserito in un piccolo paesino. Quello che a mi interessa è più lavorare non sul gruppo che si sente già a posto nei confronti della diversità, che si sente quindi paladino della diversità... quando invece molte volte la risata scappa... il pregiudizio è dietro l'angolo.

Il passettino indietro che noi facciamo nei confronti del diverso perché inconsapevolmente con l'occhio ci mette paura... ossia per esempio Giò ha gli occhi a mandorla la lingua fuori, la nuca piatta, la camminata storta.

L'occhio ci frega e noi dobbiamo essere superiori all'occhio, ragionare di cuore e non sentirci a posto nella diversità.

Quando vado in giro cerco di non parlare mai di disabilità. Cambio sempre domanda quando me la fanno, perché non è quello il mio obiettivo.

Guarda il video con la storia di Giacomo Mazzariol

Ascolta l'intervista a Giacomo in versione podcast

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