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Sindrome di Asperger. Sono felice di aver aiutato mio figlio a scalare quella montagna

di mammenellarete - 24.02.2020 - Scrivici

autismo
Fonte: Shutterstock
Dopo la diagnosi ricevuta dal neuropsichiatra, ero disperata. A mio figlio era stata diagnosticata la sindrome di Asperger. Oggi è un adolescente, mi fa ammattire, come ogni altro, tra cantanti Trap e fissazioni per scarpe e capelli, ma ne sono felice... Felice di aver aiutato il mio bambino a scalare quella montagna, con le mie lacrime nascoste e quel senso di oppressione che non ha lasciato il mio petto per molti anni. Ringrazio il team che ci ha seguito, supportato e accompagnato nel percorso, la maestra che tutt'ora rimane un'amica cara anche se ormai è in pensione e ogni persona che ha visto la bellezza negli occhi di mio figlio, che ha creduto in lui.

A 21 anni l'arrivo di un figlio ti spiazza, soprattutto se non è nei programmi immediati. Ma l'amore arriva così, come un fulmine a ciel sereno ed io amo quella seconda linea dal primo istante! Un po'scombussolati, iniziamo a pensare a quel fagotto che in meno di nove mesi avrebbe riempito le nostre vite.

Ecografie, analisi e mesi passano... Il 24 gennaio 2006 arriva puntuale come un orologio svizzero. Il piccolo mi riempie di amore, paura, sonno e nottate eterne. Mi sento inadeguata e sbagliata, ma da quello scricciolo imparo più di quanto lui non impari da me. Bello come il sole, biondo, occhi azzurri e con due guanciotte da baciare.

Cresce splendido, solare, sorridente, curioso, sveglio... troppo. A due anni conta, sa l'alfabeto e riconosce marchi e modelli di auto come io non sarò mai in grado di fare! Arrivano i terribili due e sono sicura che i suoi strani comportamenti siano dovuti anche alla sorellina che presto arriverà a scombussolare gli equilibri. Pianti, capricci, rifiuto totale di prendere in mano un colore, una costruzione...

Poi arriva l'asilo e tutto peggiora. Io vedo che qualcosa non va, ma tutti mi danno della matta. Le maestre mi accusano di averti coccolato troppo, di averti reso mammone e iniziano i problemi veri e propri: sei emarginato, punito perché non rispetti le regole, non ascolti le storie, non dipingi. Due anni di inferno.

Cambiamo asilo e tutto cambia. Non sono più pazza, qualcosa la vedono anche le nuove maestre, ma sono degli angeli e in meno di una settimana vedo il tuo primo disegno, il tuo primo canto, i tuoi primi amici... L'approccio delle figure di riferimento è importante, fondamentale! Ti porto da un neuropsichiatra infantile e lì mi crolla il mondo addosso, una diagnosi in meno di un'ora.

La diagnosi: sindrome di Asperger

Segue un iter interminabile che ci porta a concretizzare il tuo essere Asperger. Ho passato cinque anni di primaria tra la scuola, le terapiste, gli appuntamenti, i pranzi in auto, i pianti e le gioie nei tuoi successi. Ho dovuto violentarmi mentalmente per accettare che mio figlio assumesse farmaci per un anno a causa dell'ansia, mi sembrava di avvelenarti e invece ci ha salvato la vita... A distanza di quei 12 mesi hai imparato a gestire lo stress, a comunicare gli stati d'animo e tutto è cambiato.

Come dice la neuropsichiatra hai superato la montagna a mani nude. Oggi ho un figlio Asperger adolescente, rimarrà per sempre un Asperger ma ha imparato molto del nostro mondo, ha iniziato ad utilizzare il nostro sistema operativo affiancandolo al suo. Perché essere Asperger non è una malattia è un modo di essere, di vedere, di sentire. Proprio come un sistema operativo differente.

Oggi posso dire grazie al mio piccolo grande uomo per come ho vissuto l'arrivo del mio terzo scricciolo, perché il suo esultare all'arrivo di un nuovo fratellino, la dolcezza delle sue carezze al pancione, la sua immensa tenerezza nel parlargli, sorridergli e preoccuparsi per lui ha fatto sì che superassi lo shock di ricominciare a distanza di 14 e 11 anni.

Mi fa ammattire, come ogni altro adolescente, tra cantanti Trap e fissazioni per scarpe e capelli, ma ne sono felice... Felice di aver aiutato il mio bambino a scalare quella montagna, con le mie lacrime nascoste e quel senso di oppressione che non ha lasciato il mio petto per molti anni. Ringrazio il team che ci ha seguito, supportato e accompagnato nel percorso, la maestra che tutt'ora rimane un'amica cara anche se ormai è in pensione e ogni persona che ha visto la bellezza negli occhi di mio figlio, che ha creduto in lui!

di Mery 

 
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