Salmonella

Ricoverato a causa della salmonella. Mio figlio ancora ne paga le conseguenze

Di mammenellarete
febbre

11 Ottobre 2018
Mio figlio, nel periodo di Ferragosto, è stato ricoverato a causa di una febbre altissima: si trattava di salmonella. Attualmente ancora lo sto curando con fermenti lattici, vitamine, sali minerali. Ovviamente non frequenta ancora l'asilo perché per rientrare come prassi servono tre esami negativi. Non immaginavo minimamente che la salmonella potesse essere così dura da debellare.

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Mio figlio, un bambino di quasi 4 anni che ha eseguito tutti i vaccini obbligatori e non, è un bambino difficile. Spiego meglio: è un bambino che nonostante i vari accertamenti, i vari ricoveri senza una diagnosi ben precisa, apparentemente un bimbo normalissimo, ha problemi ad alimentarsi, provando un forte rifiuto verso i cibi solidi. Il piccolo non è in grado di masticare e si alimenta spesso solamente con cibi esclusivamente liquidi, bevuti dal biberon.

 

Tutto cominciò una settimana prima di Ferragosto, finalmente era arrivato il periodo delle vacanze! Arrivarono i giorni di ferie, tanto attese, e decidemmo di portare il nostro bimbo al mare. Premetto che mio figlio non ama il mare e tantomeno giocare con la sabbia, comunque, nonostante ciò, quel giorno decidemmo di portarlo al mare. Rimasi sorpresa perché, a differenza degli anni scorsi, lui giocò tranquillamente con la sabbia e si divertì molto.

 

Come primo giorno di mare decidemmo di trattenerci un'ora, un'ora e mezza massimo, insomma per le 10 eravamo già a casa. Gli feci un bagnetto, mangiò la sua pappa, si mise a giocare un pò e poi si addormentò nel primo pomeriggio. Lui in genere non dormiva mai durante il pomeriggio, mentre quel pomeriggio dormì fino alla sera e non volle neanche cenare.

 

Durante la notte mi accorsi che il piccolo era molto caldo: aveva la febbre a 39, gli somministrai un antipiretico, ma la febbre non scendeva, così lo portai in pronto soccorso e dopo una consulenza in pediatria tornammo a casa. La febbre intanto si era abbassata.

 

Il giorno successivo ancora febbre alta e gli diedi l'antipiretico. Nonostante ciò la febbre scendeva molto poco. Questa situazione continuò così ancora per altri due giorni con scariche di diarrea, emicranie e febbre molto alta, finché tornai nuovamente in pronto soccorso e dopo svariate discussioni con i medici riuscii a far ricoverare mio figlio.

 

Subito gli fecero un prelievo del sangue e gli misero come prassi la flebo. Da qui cominciò il vero calvario, la febbre cominciò a salire fino ad arrivare a 41, mio figlio aveva crisi di pianto, brividi di freddo, allucinazioni, vertigini. Queste crisi duravano finché la febbre non si abbassava e si trattava in genere di due, tre ore.

 

Io ero distrutta, non sapevo cosa stesse accadendo a mio figlio, a volte mi sembrava addirittura di non riconoscerlo, ero convinta che non sarebbe sopravvissuto ad una di queste crisi, ero terrorizzata, i medici non sapevano darmi una risposta a tutto ciò. Non mi fidavo più dei medici che lo avevano in cura, non mi fidavo più dell'ospedale dove eravamo ricoverati e pensavo che non avrei riportato più mio figlio a casa.

 

Decidisi allora di telefonare al mio pediatra. Era il 14 agosto, ossia la vigilia del Ferragosto. Ero in lacrime e chiesi al pediatra di aiutarmi in un trasferimento presso un altro ospedale. Il pediatra mi disse che avrebbe chiamato il reparto per accertarsi e capire le reali condizioni di mio figlio.

 

Dunque, lui chiamò il reparto, ma la dottoressa non era intenzionata ad autorizzare un trasferimento e rassicurò il pediatra dicendogli che la situazione era sotto controllo. Quindi restammo ricoverati in questo ospedale. Durante la notte intorno alla mezzanotte, mio figlio ebbe una crisi molto più forte delle altre, con febbre a 41.3 e, proprio durante questa crisi, la dottoressa di turno decise di fare un prelievo urgente.

 

Io ero in panico perché nella stanza giunse un anestesista con ossigeno e non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Intanto l'infermiera aveva somministrato un antipiretico ma la febbre non scendeva. Mi portarono delle garze bagnate da mettere sulla fronte del bimbo. Mio figlio era molto agitato, delirava, aveva crisi di pianto, allucinazioni.

 

La dottoressa mi disse: "Signora, io non posso aspettare l'esito degli esami, devo somministrare urgentemente un antibiotico ad ampio spettro al bambino, altrimenti rischiamo". Così somministrarono tramite flebo un antibiotico ad ampio spettro e la febbre scese dopo circa tre ore a 38.7. Il giorno successivo gli fecero esami delle feci e dopo 3 giorni ci dissero che il bambino era affetto da salmonella.

 

Restammo in ospedale ancora 15 giorni, dopo i quali finalmente tornammo a casa. La febbre era andata completamente via, ma le scariche di diarrea no, erano ancora tantissime. Dopo una settimana circa tornammo in pronto soccorso, fecero una consulenza in pediatria e ci dissero che tutto ciò era normale. Ci prescrissero fermenti lattici, sali minerali, dieta e ci rimandarono a casa.

 

La situazione non migliorò, anzi peggiorò e tornammo nuovamente in ospedale, dove mio figlio venne ricoverato nuovamente, dovette rifare prelievi, flebo e antibiotici. Dopo 15 giorni finalmente tornammo a casa anche se l'esito del campione delle feci era ancora positivo. Attualmente ancora lo sto curando con fermenti lattici, vitamine, sali minerali. Ovviamente non frequenta ancora l'asilo perché per rientrare come prassi servono tre esami negativi. Non immaginavo minimamente che la salmonella potesse essere così dura da debellare.

 

di Tiziana

 

(storia arrivata sulla pagina Facebook di Nostrofiglio.it)

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