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Poesia per mia figlia: "l'albero della vita"

di Lucia Carluccio - 14.07.2014 - Scrivici

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La vita non è sempre uguale. Si attraversano ininterrottamente le diverse stagioni, dall'entusiasmante estate e la colorata primavera al freddo e cupo inverno. A questi cicli non verranno sottratti i nostri figli. Noi mamme daremo loro le risorse per affrontare le salite, trasmettendo la certezza che in cima avranno sicuramente il meritato premio.

L'albero della vita

Cosa vuoi che sia,
piccola mia,
quell'albero spoglio,
se non un albero soltanto.
Eppure,
se tu a chiuder gli occhi proverai,
nelle sue foglie secche scorger potrai
le esperienze passate che non servono più,
che sarà necessario tu lasci cadere giù.
Sai,
ciò che cade non muore,
ma in realtà nasconde un nuovo fiore.

Anna,
piccola Anna,
quando sarà temporale,
uno di quelli brutti brutti,
non dimenticare che non può fare mai troppo male,
i dentini stringili forti tutti,
perché prima o poi uscirà il sole,
ciò che attende non muore.
Sicuro, Anna,
l'albero rifiorirà,
anche se ora vedi tutte le sue foglie a terra,
come combattenti sconfitti da una dura guerra.

Ora,
guardalo attentamente ancora:
osserva il tronco di quest'albero solo,
più giù vedi quei rami che lo legano al suolo?
Sono le radici,
i legamenti che l'hanno fatto crescere.
Anche noi ne abbiamo
e non sempre le amiamo.
Siamo persone,
non alberi,
a volte con origini non buone,
vorremmo esser liberi,
eppure per tutta la vita
le radici invisibili
ce le porteremo appresso
o amabili o temibili
faremo loro
spesso processo.
La qualità delle nostre radici
sarà la base della qualità della nostra vita.
Io e tuo papà
abbiamo lottato per cibare le tue basi di qualità:
che ti rimanga sempre impresso il mio sguardo,
le nostre ore perse nelle coccole,
quando bastava avvicinare i nostri visi
per provare quella beatitudine primordiale,
ancestrale,
intima,
che proteggeva da ogni male;
che ti rimangano sempre impressi
i baci di tuo padre,
le nostre serate tranquille;
che tu ti possa portare appresso
il calore del tuo nido domestico,
privo di pericoli.
Bimba mia,
ero e sono consapevole
che la vita fuori di qui
non è così.

L'albero vive beato
nella bella stagione sollevato,
ma il brutto tempo potrà arrivare
e si dovrà affrontare.
Ho creato salde radici per te
in modo che,
quando arriverà la bufera,
tu rimarrai ancorata al suolo
in fondo serena,
con l'intima certezza
che tornerai in volo
circondata da una leggera brezza.

Arriva il vento leggero,
pare una carezza per i rami spogli,
quando meno se l'aspettano
la carezza diventa schiaffo,
la raffica è forte, violenta,
per il ramo è una sorpresa,
le poche foglie che restavano
gli vengono strappate all'improvviso,
scivolano a terra.

Autunno.
Per l'albero solitudine.
Il cielo grigio
gli tiene compagnia,
arriva prima la sera,
anche il giorno sembra dormire,
dorme d'un sonno non pieno,
disturbato dall'avvenire.
L'albero aspetta.
Cos'altro può fare.
Sta arrivando il gelo
e chissà come sarà.
Se avesse gli occhi
sarebbero preoccupati,
l'albero avrebbe un'espressione disturbata,
intensa come le tinte autunnali.
Arancione, rosso,
beige, marrone:
con quei toni sembrano gridare
la loro ultima vittoria,
le foglie secche sanno di stare per morire,
hanno un po' l'espressione degli anziani
non stanchi di vivere
e che lottano con le rughe
così come i giovani lottano
con i giochi d'amore.
Eccolo,
dunque,
in un giorno d'autunno,
l'albero preoccupato.

Ti ritroverai anche tu così
dinanzi a un'imminente difficoltà.
Ma non dovrai cedere,
mai.
Questo è un ordine.
Un ordine legato alla promessa che
l'inverno passerà.

Inverno.
L'albero sembra arreso.
Lì fermo.
Tutto bianco.
Ricoperto di neve,
quasi non lo si distingue dal resto.
Mattino presto.
Anche il cielo è bianco,
anche lui s'intona col restante paesaggio,
in esso è trattenuto ogni raggio.
Ogni colore.
Tutto è muto.
Tutto muore.
Quella, Anna,
può essere la disperazione.
Chiunque comparisse al mondo per la prima volta
e vedesse quell'albero gelato,
penserebbe:
<>.
Nulla parla di speranza,
d'avvenire.
Forse l'albero si dice:
<>.
Anna, figlia mia,
quanto più cupo è il nero che vedi ora
tanto più forte sarà splendente la prossima aurora.
Allora, cosa fare?
Si deve solo, soltanto aspettare.

Mi sveglia un uccellino.
Si posa un raggio di sole
sul mio lettino.
Ho dormito la notte intera.
Mi alzo, apro la finestra,
è già primavera.
L'albero mi appare difronte contento,
non è più spento.
Fiori colorati,
passerotti sui suoi rami accoccolati.
Profumi, odori,
dai nidi nascono canzoni.
Chi l'avrebbe mai detto!
Chi l'avrebbe mai pensato!
Il bel momento è arrivato.
Anche il cielo è uno splendore,
d'un azzurro terso
sorride a chi s'era perso,
gli mostra lo spirito ritrovato,
il luogo inaspettato.

Tu, Anna,
non immagini
cosa regali la primavera.
Quando la conoscerai,
sorridi,
perché non sarà l'unica volta che la vedrai.
Il suo brio
accarezzalo
e trattienilo dentro,
ti servirà quando sarà l'inverno spento.
Ricordi?
L'albero era bianco,
gelato,
immobile.
Ora vibra di energia infinita in questo prato incantato che è la vita.
Anna,
danzaci,
danzaci più che puoi.

Sai, tu sei nata a primavera,
all'alba.
Tu e il sole vi siete incontrati.
Tu e il sole siete amici.
Non dimenticarlo mai quel sole,
Anna,
perché riapparirà.
Riapparirà tante volte quanto
la tua vita durerà.

Cosa vuoi che sia,
figlia mia,
quell'albero spoglio,
se non un albero soltanto.
Ora che hai sentito le mie parole,
paure più non dovrà avere il tuo cuore:

ora tu sai che i rami di quell'albero

rifioriranno.

Sull'autrice

Lucia Carluccio è studiosa dell'universo infantile e mamma di due bambini. Insegna e vive in provincia di Milano.

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