il bimbo cresce

Mia figlia in ospedale: la prima volta che si è fatta davvero male

Di Viviana
ospedale-bambino

22 Aprile 2013
 
Ho deciso di raccontarvi questa storia perché ogni mamma sia preparata a momenti in cui la prontezza di riflessi è molto importante, sempre augurandovi che a nessuna di voi serva mai di dover mettere alla prova i propri riflessi in questo campo….
In genere quando la bimba cadeva, sorridevo e anche se aveva un bernoccolone nero facevo finta di nulla per non trasmetterle paura delle cadute.
Lei cadeva e non piangeva mai.
Quando è successo quanto sto per raccontare non ce l’ho fatta a non farmi vedere spaventata e da quel giorno alla minima botta che prende, piange. Tutti pensano che sia una piagnona, ma quando racconto perché reagisce così capiscono che sia normalissimo.
Avevo mandato mia figlia dai nonni a giocare, io ero in casa a fare lavori. Arrivato mezzogiorno ho sentito suonare il citofono, il portone si è aperto, ho sentito le voci giù di sotto. Hanno iniziato a salire le scale e poi un urlo della bambina e pianto.
Io sono uscita nelle scale, mia madre è corsa su con in braccio la bambina completamente ricoperta di sangue in viso, anche

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mia madre era ricoperta di sangue... mi sono sentita svenire.

La bambina era caduta ed aveva battuto col viso sullo spigolo di uno scalino, dovevo capire in che punto del viso.

Improvvisamente ho pensato a tutto ciò che poteva servire: ho buttato in casa mia madre che era in panico totale, le ho detto di portare la bimba sul lavandino in cucina perché dovevamo ripulirla per renderci conto della gravità della ferita e di dove fosse esattamente ferita, così non si capiva nulla. Lei ha fatto come un automa ciò che le ho detto.

Io intanto ho tirato fuori ghiaccio, un sacchetto gelo, compresse di garza e guanti sterili.

Ho iniziato a lavare il viso della bambina, mi sono resa conto che il viso non era ferito, aveva la bocca piena di sangue e l’ho messa col viso sul lavandino per far sì che sputasse il sangue invece di ingoiarlo. Pulendole la bocca con garze e acqua ho visto dove stava il problema: il labbro era spaccato, i denti si muovevano, era ferita anche sotto il labbro inferiore e sulle gengive.

Ho messo il ghiaccio in un sacchetto gelo come una volta mi aveva raccontato una mia amica pediatra.

Ho infilato il ghiaccio col sacchetto gelo nella sua bocca in modo che il sacchetto restasse fuori e la bimba non potesse ingoiare il ghiaccio intero.

Di corsa ho raccolto i suoi documenti sanitari, la mia borsa, la mia giacca ed ho detto ai miei genitori completamente immobilizzati: andiamo dalla pediatra che è in studio e facciamole vedere se è il caso di portarla in ospedale, voi pensate solo a guidare, dietro con lei ci sto io.

Mio padre si è messo al volante, nel frattempo ho telefonato alla pediatra per avvisarla che stavamo arrivando.

In tutto ciò la bimba piangeva disperata e non smetteva di sanguinare.

Arrivati in studio ho subito visto gli sguardi irosi di chi era in attesa e vedeva che noi gli stavamo passando avanti e me ne sono fregata altamente, ho bussato alla porta dell’ambulatorio. La dottoressa è uscita, ha dato un’occhiata e mi ha detto: ”La porti all’ospedale, la devono cucire”.

Mia madre è impazzita. Continuava a dire: "Ma no, cucire, poverina, per colpa nostra…

Io le ho detto seccamente: “Non è colpa di nessuno, muoviti che andiamo in ospedale”

Ho detto a mio padre di andare nell’ospedale che aveva la strada meno trafficata per raggiungerlo e siamo partiti. La bimba aveva pianto talmente tanto che si stava addormentando sfinita e mi chiedeva il suo adorato ciuccio.

Non me la sono proprio sentita di negarglielo, gliel’ho dato ed è crollata.

Puzzava tantissimo di sangue e mi faceva una tenerezza tutta sporca così e totalmente indifesa…..

Arrivati all’ospedale l’hanno subito visitata. La visita a vederla e a sentire le urla della bimba, deve essere stata molto dolorosa perché lei non voleva aprire la bocca ed hanno dovuto usare l’abbassalingua per controllarne l’interno.

Vista la profondità e l’estensione della ferita hanno detto che era da cucire, ma lì non potevano farlo sui bimbi così piccoli, così ci hanno mandati in un altro ospedale. Imprecavo dentro di me.

Di nuovo un viaggio di tensione, nel frattempo ho sentito mio marito che ci ha raggiunte al secondo ospedale, quando la bimba lo ha visto si è rallegrata ed io mi sono sciolta ed ho pianto per scaricare finalmente la tensione accumulata.

Finalmente c’era lui che era meno teso perché non aveva vissuto tutto dall’inizio, quindi potevo rilassarmi un pochino.

Altra visita dolorosa per la piccola che ho scordato di dirlo, all’epoca dei fatti aveva 24 mesi appena compiuti.

L’hanno guardata, hanno ascoltato me che gli ho detto che la pediatra ed il precedente ospedale consigliavano dei punti di sutura, hanno letto il referto del precedente ospedale e mi hanno detto: "No, noi non la cuciamo".

Sono rimasta a bocca aperta ho insistito e mi hanno detto che era troppo piccola per i punti e che non potevano farlo.

Unica prescrizione oltre pulizia con fisiologica e tintura di eosina, è stata di non darle più il ciuccio.

Un colpo al cuore, visto che lei continuava ad urlare “ciuccio”. Negarglielo sembrava ai nostri occhi una cattiveria, ma la dottoressa ci ha spiegato che il ciuccio avrebbe continuato a riaprire la ferita.

I denti ballavano, quindi le hanno prescritto una visita dentistica in ospedale per quattro giorni dopo.

Siamo usciti da lì che erano le 17,30 da mezzogiorno che era successo. Nessuno di noi aveva pranzato e non ne sentivamo nessun bisogno, neanche la bimba a cui, peraltro, non sapevamo cosa far mangiare. Poteva mangiare solo cose liquide e fredde. Lei non voleva minestre, non poteva mangiare latticini essendo intollerante. Un bel problema.

Arrivati a casa lei sanguinava ancora, non riuscivo a starmene così, allora ho telefonato al mio dentista di fiducia che ci ha subito ricevute e mi ha detto che secondo lui sarebbe stata da cucire, ma ormai era tardi e bisognava che restasse così. Mi ha detto di tornare da lui dopo una settimana per vedere di farle eventualmente una lastra ai denti che ballavano e che tanto al momento non si poteva far nient’altro. Mi ha tranquillizzata parlare con lui, perché mi ha spiegato che i denti da latte anche se subiscono traumi e cadono, è raro che vadano a danneggiare la crescita dei denti permanenti.

Inoltre ha detto che le ferite in bocca sanguinano sempre tanto, ma la bocca tende a guarire bene anche da sola.

Quella notte non ho dormito per continuare a guardarla e ancora perdeva sangue…

I giorni successivi sono stati difficili per nutrirla, e ogni colpo che prendeva lo prendeva proprio sulla bocca che ricominciava subito a sanguinare. Incredibile, non ha mai preso tanti colpi sulla bocca come in quei giorni.

Le visite dentistiche in ospedale e dal mio dentista sono andate bene. Le gengive erano nere, ma le ferite erano rimarginate. La ferita alle labbra ci ha messo molto di più a rimarginarsi .

Ora mia figlia ha tre anni e mezzo. Le è rimasto “per ricordo” il labbro gonfio da un lato e leggermente storto. Unica nota positiva: da quel giorno il ciuccio è stato definitivamente eliminato. Le abbiamo detto che avevamo dovuto lasciarlo in ospedale perché si era fatto troppo male per tornare a casa e lei se ne è fatta una ragione.

Solo a riscrivere la storia di quel giorno ho riprovato una parte di quella tensione e mi chiedo come sono riuscita a rimanere lucida e ferma tutto il tempo fino all’arrivo di mio marito dopo 4 ore, e ringrazio di aver reagito così, perché se avessi dovuto contare sui miei genitori che non riuscivano a ragionare perché si sentivano in colpa non so come avremmo fatto.

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