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Mamma severa: sì o no?

di Lisa Sorrentino - 29.08.2013 - Scrivici

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Spesso mi è capitato di sentirmi apostrofare come mamma troppo severa solo perché da subito ho cercato di dare delle linee educative coerenti e nel rispetto delle cose e delle persone. Premesso che un bambino è un essere che apprende ed elabora dal primo giorno di vita, ho pensato bene di non dare nulla per scontato, di non rinviare a domani e di tenere sempre tutto proporzionato alla sua età. Così come per il linguaggio, anche i comportamenti sono stati coerenti e spesso questo atteggiamento è costata fatica. Spesso è capiato che ad un suo macello la reazione sarebbe stata di urla disumane che sfogavano tutto il disappunto per l'accaduto. Invece, mente un'implosione di tipo atomico mi lacerava lo stomaco, una voce decisa severa, la rimproverava per quanto era accaduto ma con poche parole. Si perché a volte i genitori tendono o a urlare in modo esagerato oppure a dilungarsi

con spiegazioni leziose sulle cause dell'accaduto e sulle motivazioni del loro rifiuto.

(LEGGI ANCHE: LA SGRIDATA DA UN MINUTO)

Ma l'attenzione dei bambini non riesce ad essere attiva per più di un tot di minuti, la loro capacità di seguire il discorso è pari a zero dopo pochi minuti. Se si è troppo prolissi nelle spiegazioni questi neanche si ricorderanno più il motivo a fine discorso. Quindi un no deciso con una semplice motivazione fino ai quattro anni è più che sufficiente, ci sarà tempo per le spiegazioni scientifiche.

Sì, perché per farsi obbedire da un bambino, non c'è bisogno di urlare né di tirare sculacciate, ma funziona bene un bel tono serio e severo.

Questo non vuol dire che una bella sculacciata non faccia bene, ma certamente non è un metodo educativo che a lungo termine dà risultati. Tante volte poi, la filosofia della coerenza ha portato a far finta di non vedere. Sì, perché se non si gioca a palla in casa, non si gioca mai. Ma non puoi stare a dire no per tutto il giorno, allora fai finta di non sentire e di non vedere, ed è buffo vedere i loro faccini che tutti orgogliosi di averla fatta franca per quel giorno, soddisfatti, si godono il gioco proibito.

Discorso a parte fanno i rimproveri per quelle azioni che devono proteggere i piccoli da loro stessi.

Per una piccola che a un anno e mezzo ha detto addio al passeggino e ha iniziato a muovere i passi per la vita calpestando le vie della sua città, la priorità diventa l'educazione stradale, ovvero: non lasci mai la mia mano e non ti allontani di un passo da me.

E su questo punto non esistono deroghe, ne se è nel parco, ne se è con i nonni o con il papà. Al supermercato poi, fissa nel carrello. In macchina si sta sul sediolino, con la cintura attaccata sempre.

Non è un modo per limitarla, ma per proteggerla.

Ha sperimentato la sua piccola indipendenza in casa, spingendosi da sola nel buio della cameretta, preparandosi le cose per il bagnetto.

A quattro anni ormai al parco gioca libera e corre senza restrizioni, però sa che deve voltarsi ogni tanto per vedere dove sono altrimenti si perde.

Severa io, ogni tanto un poco.

Leggi anche Le otto regole per rimproverare in modo efficace

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