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Le bugie dei bambini

di mammenellarete - 17.03.2009 - Scrivici

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Uno dei comportamenti più diffusi tra i bambini è quello della menzogna. Parecchi bambini tendono a dire le bugie innocenti per sfuggire alla punizione dei genitori . Fino all’età di quattro / sei anni i bambini non sanno ancora distinguere la realtà dalla finzione: quando i piccoli hanno due o tre anni e dicono frottole non sanno nemmeno di mentire.

In questo periodo della vita è bene non rimproverarli visto che non lo fanno appositamente: dire una bugia implica conoscere anche la verità delle cose. I bambini non sanno la verità e la punizione potrebbe anche spiazzarli, confonderli e lasciare che interpretino in modo sbagliato il comportamento dei genitori.

Arrivato all’età di quattro anni, il piccolo comincia a comprendere la differenza tra fantasia e realtà ed affina la sua tecnica di menzogna. In queste occasioni il ruolo dei genitori deve iniziare a farsi sentire e far capire al bambino, in modo fermo, che le bugie non vanno dette. Si può facilmente diventare bugiardi se una persona esterna (in questo caso chi educa) non impone delle regole. Il comportamento da menzognero poi, se recidivo, può divenire un’abitudine che si protrae fino all’età adulta, diventando un comportamento del tutto normale.

Bisogna stare attenti anche al comportamento dei genitori. Un bambino considera bugia anche un’azione promessa e non mantenuta. Ad esempio, se la mamma o il papà promettono di regalargli qualcosa e poi, per dimenticanza, oppure perché davvero è stata solo una falsa promessa (detta in un momento particolare solo per calmarlo), non lo fanno, allora il bambino interpreterà questa mancanza come una bugia.

Essendo i genitori degli esempi per i figli, soprattutto per i più piccoli, i bambini interpreteranno una promessa non mantenuta come un’azione normale e come un modo di comunicare, utilizzandolo anche nelle sue relazioni. Se questo davvero dovesse accadere perché gli impegni non l’hanno permesso, allora bisognerebbe spiegare con calma al bambino che l’imprevisto ha reso questa situazione non realizzabile e che quella non è una bugia, ma solo un caso che non si ripeterà più. Tra gli otto e i nove anni il bambino avrà piena consapevolezza della definizione di menzogna e saprà utilizzarla anche in modo furbesco per sottrarsi alla punizione di mamma e papà e capirà che, molte volte, se dette bene, le bugie servono a scampare a dei “pericoli” e il genitore non si accorgerà di nulla.

La tecnica del genitore/educatore in questo caso cambia: se la mamma o il papà hanno capito qual è l’intenzione negativa del bambino, allora devono fargli il discorso della fiducia e fargli capire che se una persona mente non viene poi ritenuta una persona affidabile e questo può anche pregiudicare i rapporti, soprattutto quelli con i compagni più stretti.

Questo è il periodo in cui il bambino passa dalla bugia di discolpa (“non sono stato io!”), alla calunnia (“non sono stato io, è stato lui!”) che è molto più grave e tende a creare un comportamento antisociale nel piccolo, che distrugge l’altro per salvare se stesso.

In questi casi bisognerebbe capire perché lo fa: molto spesso ci prova anche gusto. Questo può accadere quando il bambino è stato punito ingiustamente.

Bisognerebbe parlargli e chiedergli il perché di questa cosa per cercare meglio di capire ed educarlo a non mentire.

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