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La preoccupazione materna primaria e il legame con il bambino

di mammenellarete - 24.05.2011 - Scrivici

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Le preoccupazioni della madre per rispondere ai bisogni del figlio secondo la teoria di Donald Winnicott, psicanalista infantile, raccontato da Associazione Farma Esperti. Winnicott, psicanalista inglese di formazione pediatrica, ha sempre occupato un posto originale nel campo della psicanalisi infantile. Poco interessato a porre dei punti di riferimento cronologico allo sviluppo e alla crescita del bambino, ha avanzato delle proposte che si lasciano difficilmente concettualizzare il modo dogmatico e corrispondono meglio a delle “funzioni regolatrici”.

All’inizio un neonato non può esistere senza sua madre, dato che suo potenziale innato non può rivelarsi senza le cure materne. La madre del neonato è dapprima preda di quella che Winnicot chiama una "malattia normale": la preoccupazione materna primaria. Di che cosa si tratta?

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La preoccupazione materna primaria, sviluppata a poco a poco durante la gravidanza e presente per circa due settimane dopo la nascita del bebè, conferisce alla madre la capacità di immedesimarsi nel suo bambino e di rispondere ai suoi bisogni: grazie a questo adeguamento precoce, il neonato non avverte nessuna minaccia di annichilimento e può investire il suo Sé senza pericolo.

Questo stato indispensabile per la costruzione del legame con il bambino può, secondo Winnicott, essere paragonato ad uno stato di ripiegamento, di dissociazione, o anche ad uno stato schizoide.

Dopo circa due settimane dalla nascita del bambino, la madre guarisce da questo stato (che poi dimenticherà completamente), accettando di non essere totalmente gratificante per il suo bambino. A quel punto, diventa semplicemente una madre sufficientemente buona, ovvero una madre con mancanze passeggere che però non sono mai frustrazioni più grandi di quelle che il suo bambino può sopportare.

Quando una madre non può lasciarsi spontaneamente invadere dalla preoccupazione materna primaria, rischia di comportarsi in seguito da madre terapeuta, incapace di soddisfare i bisogni precocissimi del suo bambino e, in seguito, invadendo costantemente il suo spazio, angosciata e colpevolizzata per la mancanza iniziale. Allora cura meccanicamente il suo bambino senza adattarsi a lui e senza lasciarlo libero di fare delle esperienze.

La madre terapeuta è, secondo Winnicott, una madre non sufficientemente buona: il bambino vivrà in un mondo, presentatogli dalla madre, alla quale egli dovrà essere accondiscendente, minando così ogni barlume di creatività.

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