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Lo sciopero del vasino: quando il bambino trattiene la popò

di Lucia Carluccio - 26.08.2014 - Scrivici

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C'era una volta un bambino di nome Gabriele. Aveva il viso tondo e due occhietti neri neri. Sorrideva spesso e amava giocare con le macchinine. Sarebbe rimasto a farle scorrere sul tavolo della cucina per ore. Aveva tre anni compiuti. Aveva un segreto, ma poi i genitori lo scoprirono e più segreto non fu. Sentiva dei “movimenti” lievi nella pancia, un senso di "spinta" nella parte più giù, una sensazione strana. I suoi genitori gli dicevano che doveva fare la popò o la cacca. Ma lui non voleva, non voleva affatto.

Il suo segreto era nascondersi ovunque fosse possibile e stringere forte finché la cacca non fosse risalita nel pancino. Attenzione a non farsi scoprire. Poi gli prendeva pure il mal di pancia. Gabriele era turbato ed ogni volta che “gli scappava la cacca” provava fastidio e irritazione.

Un giorno scoprirono il suo segreto e… c'è di più! Gli fecero una terribile peretta. Gabriele non credeva potesse esistere nulla di simile. Quel liquido messo nel sederino riusciva magicamente (o tragicamente) a far venir fuori tutta la sua popò! “Oh bene!” Dissero mamma e papà alla vista di quella espulsione. “Ma come bene! Come avevano potuto!”.

Ad ogni tentativo di Gabriele di nascondersi per trattenere la popò (dietro un albero, nella stanza in fondo al corridoio, dietro le auto quando erano in giro) era inseguito da uno degli ansiosi genitori che, con gli occhi spaventati, gli chiedevano: “tesoro bello, ti scappa per caso la popò?”. E lui di scatto: “Nooooo”!

Ma loro, accipicchia, lo capivano sempre, e la peretta intervenne altre volte. Sempre peggio per il povero Gabriele. Forse alla quinta peretta forzata, sentendo la sensazione della cacca che fuoriusciva molle da sé, vomitò e pianse a più non posso.

Qual è il significato di questa storia? Una situazione limite di ciò che può accadere a un bambino (o a una bambina) che attraversa la fase anale. E specifico che la situazione appena raccontata è accaduta veramente. Ovviamente è un caso limite.

Ma cos'è la fase anale?

Cerco di spiegarvela in modo semplice, sebbene l'argomento sia complesso (anche se in realtà spesso certe dinamiche sono “difficili” nella loro descrizione teorica, ma molto reali nella loro attuazione). Ecco anche perchè ho esordito con un esempio.

Parlò per la prima volta della fase anale il famoso Sigmund Freud, il quale affermava che il primo periodo di sviluppo del bambino è la fase orale, il secondo la fase anale, il terzo la fase fallica e infine la fase di latenza e la fase genitale. La fase anale si colloca tra i 18 mesi e i 36 mesi circa (da sottolineare il “circa”, ricordiamo quanto soggettivo sia lo sviluppo di ogni bambino).

Durante questo particolare periodo il bambino sposta la sua attenzione dalla zona orale (quella della bocca) a quella anale, e ciò avviene contemporaneamente con l'acquisizione del controllo delle funzioni sfinteriche. Il bambino, quando sente che gli “scappa la cacca”, prova un piacere trattenendola, nei movimenti sfinterici trova soddisfacimento e così inizia a sviluppare autonomia.

Gli atti di “ritenere” ed “espellere” sono collegati all'esperienza della presenza/assenza dell'oggetto d'amore (la mamma) e ciò avviene in questo periodo di età perchè è il momento in cui il bambino dovrebbe “allontanarsi” dalla madre. Ritenere ed espellere le feci diviene anche un diverso modo di dare e ricevere. Ma questo con alcuni limiti.

Questo piacere nel “controllo” non deve sfociare in un timore dell'espulsione, affatto. Quello che è successo a Gabriele è un evidentissimo segnale di un forte disagio interiore soprattutto collegato alla figura materna.

Perché? Perché la cacca che il bambino fa non è semplicemente cacca, così come la vediamo noi (e le mamme devono saperlo, perché il bambino si stupisce che non lo sappiano - per lui è ovvio, naturale), ma è un preziosissimo regalo che lui fa alla sua adorata mamma. Se non vuole fare la cacca in modo così pieno di sofferenza come è accaduto al piccolo Gabriele, è il regalo che non dà. E non a caso.

Cosa fare? Innanzitutto non imporgli precocemente l'uso del vasino. Non serve a niente. Bisogna rispettare i suoi tempi, e se i suoi tempi sono un po' diversi dai suoi coetanei, poco importa. Se vedrete che il bambino si nasconde e trattiene le feci, non inseguitelo come hanno fatto i genitori di Gabriele. Ignoratelo, fate finta di non accorgervene. È una fase che deve vivere, attraversare e passare. Se entrate in ansia non dimostrateglielo.

Quando il bambino non usa più il pannolino, non fategli fare la cacca nel water. Non è accogliente l'enorme buco nero profondo che il bimbo vede laggiù. Poi fa la sua preziosa cacca e la vede affondare, scomparire. No, non va bene. Prendetegli un vasino divertente, colorato. Una volta fatta la cacca rimarrà lì, in vista.

A tal proposito, davanti alla cacca, mai fare facce di disgusto, mai. Le sue feci sono esibite con orgoglio e la mamma deve essere lieta e sorridente. Il bambino sta acquisendo autonomia e con l'acquisizione dell'autonomia viene potenziata la sua indole creativa.

Se avete paura che il bambino possa provare a toccare le sue feci, non vietateglielo. Sappiate che, con lui, dovete vedere la realtà coi suoi occhi e per lui la cacca è bella e preziosa. Se proverete ribrezzo e lo rimprovererete lui potrebbe sentirsi inibito e colpevolizzato delle sue prime sensazioni autonome di piacere. Attenzione dunque.

Passata questa fase il vostro bimbo sarà cresciuto. Avrà iniziato a “scoprire” l'autonomia, un prato pieno di fiori, ogni fiore colorato una promessa. E sarà lui stesso poi a tendervi la mano e a portarvi nel proprio meraviglioso prato delle sicurezze.

Sull’autrice

Lucia Carluccio è studiosa dell’universo infantile e mamma di due bambini. Insegna e vive in provincia di Milano.

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