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Iniziamo lo svezzamento

di Lisa Sorrentino - 06.05.2013 - Scrivici

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La missione svezzamento era iniziata! Dall'allattamento a richiesta siamo passati al barattolino di frutta. Passati poi al pasto completo, tutto divenne complicato. Preparare il brodino, la farina di riso, il liofilizzato e lei che non ne voleva sapere. Ogni giorno un suggerimento diverso, un "ma tu sbagli tutto", e la sensazione di non essere in grado di far alimentare mia figlia. 

di Lisa Sorrentino

 

Ed ecco che al controllo del quinto mese di vita della piccola, il pediatra formula le parole magiche: " Signora tra 15 giorni iniziamo a dare alla piccola un mezzo barattolino di frutta in sostituzione della poppata della tarda mattinata".

 

Si perché ormai era giunto il momento.

 

Da tempo in molti mi torturavano insistendo a iniziare già dal quarto mese, a darle qualcosina di diverso dal mio latte. Solo perché magari raccontavo le difficoltà con il riposo dettate dalla scelta, coordinata con il pediatra, di fare un tipo di allattamento a richiesta.

 

Le scelte erano varie: si partiva dall'aggiunta, fino alla frutta! Ma lei non aveva problemi fisici, cresceva bene, avevo fiducia del pediatra che la seguiva, quindi restavano parole al vento.

 

Ma il momento era arrivato. Da subito decisi che avrebbe mangiato nel sediolone che lei adorava. Eravamo io e lei, l'una avanti all'altra e al centro il barattolino di frutta.

 

Cucchiaino di gomma e al primo tentativo un bel sorriso di apprezzamento lasciava ben sperare, il secondo cucchiaino che come un trampolino finì per far atterrare il suo contenuto sul mio viso, distrusse quell'idillio.

 

Eh non sarebbe stato tanto semplice.

 

Passati poi al pasto completo, tutto divenne complicato. Preparare il brodino, la farina di riso, il liofilizzato e lei che non ne voleva sapere.

 

Ore intere passate a cercare di farle assaggiare, ma nulla.

 

Ed ecco di nuovo alla carica i "nuovi esperti in scienza dell'alimentazione infantile".

 

Ogni giorno un suggerimento diverso, un "ma tu sbagli tutto", e la sensazione di non essere in grado di far alimentare mia figlia.

 

Per fortuna il latte non mi mancava e lei cresceva bene.

 

Dopo un mese, addirittura anche la cena, e i suoi problemi intestinali (stitichezza) aumentavano causa liofilizzati.

 

A quel punto non sapevo più che fare. Oltre a non riposare la notte per la continua richiesta di latte, anche farla mangiare di giorno era una tortura.

 

Ho trascorso due giorni senza sentire nessuno e riflettendo su cosa fare. Siccome la frutta la mangiava tranquillamente ormai, decisi che l'avrei inserita direttamente nella sua pappa.

 

Eliminando il liofilizzato, le preparavo io l'omogenizzato inserendo più verdure tipo zucchine, carote, insieme a carne e pesce. Mano mano che passavano i giorni, diminuivo la quantità di frutta, fino ad eliminarla completamente dopo tre settimane.

 

A quel punto iniziava a prendere due cucchiaini, non era tanto, ma era un passo in avanti. Passammo poi al cucchiaino di metallo lungo da cocktail, molto più comodo per entrambi.

 

Altra decisione presa fu sulla durata del pasto: niente pasti lunghi delle ore. Lei avrebbe mangiato solo quello che c'era nel piatto, e solo con me, senza diversivi. Quello era il momento della pappa e basta!

 

Se saltava il pasto, non mangiava nulla fino a cena. Nessun fuori pasto.

 

E funzionava! Vedevo altre amiche che se i loro piccoli non volevano quello da loro cucinato, gli offrivano la possibilità di avere tanto altro purché mangiassero.

 

Ho sempre avuto, e ho ancora, tanta fiducia nel mio pediatra, e lui mi ha sempre raccomandato di non forzare la bambina, che dalla nascita abbiamo un sistema di autoregolazione, per cui siamo in grado di alimentarci per quello che è il nostro fabbisogno. Se non mangia, e non ci sono altri problemi, forse non ha fame.

 

Persino quando a dieci mesi, in un mese è calata 400gr. non ho cambiato tecnica.

 

Il dramma sono sempre gli altri. Evitavo per questo di farla mangiare da nonni o amici. Se eravamo ospiti, lei mangiava a casa, oppure chiedevo di star sola con lei in una stanza il tempo del suo pranzo. Ancora oggi è così! Ma crescendo le mie paure sono diminuite ma lei sa bene che se non vuole quello che ha nel piatto, bè se ne riparla al pasto successivo (magari però le preparo qualcosa che le piace!).

 

Sembra quasi disumano, ma fa parte di quel modo di essere coerente che tanto fa bene alla loro crescita e bisogno di certezze.

 

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