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I momenti in cui un figlio diventa grande

di Francesco Facchini - 12.10.2016 - Scrivici

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Fonte: Pixabay
Il difficile dell'essere genitori? Rendersi conto che pure fare la cacca da soli, scegliendolo, decidendolo, è un salto di crescita enorme ed essere presenti è uno spettacolare privilegio. Esserci, cercare di fare meno danni possibile, scrivere: ecco i tre consigli di sharingdaddy per vivere fino in fondo i momenti in cui un figlio diventa grande. Impagabile spettacolo.

Di tutte le minchiate che mi hanno sparato prima che diventassi padre (dal “Dovrai cambiare la macchina” al “non conterai più niente”, dal “non dormirai per anni” al “verrai sepolto da un mare di cacca”) ne ho fatto un falò. Diventare padre è un’esperienza che non ha regole buone per terzi, ma solo per se stessi.

Quello che può essere adatto a me come padre, può non esserlo per il signore con la barba che mi sta seduto vicino e beve il caffè mentre scrivo. Esser genitore non è una cosa da insegnare, ma da vivere. Gli insegnamenti necessari possono arrivare da medici e specialisti che curano la salute del bambino, ma tra le persone normali, tra quelli che sono stati genitori e quelli che si apprestano a esserlo, non può esserci trasferimento efficace di consigli “preconfezionati”, ma solo condivisione delle esperienze. Solo quello.

Per farlo ho iniziato a scrivere di questi temi, semplicemente pensando che qualcuno potesse giovarsi in qualche modo di quello che ho vissuto e che vivo, soprattutto dopo la mia “trasformazione” da genitore sposato a genitore single. Ecco, tornando alle minchiate che tutti i supergenitori dicono spesso (tra l’altro senza mai rinunciare a una diavolo di opportunità di farlo) ai neofiti di questo “lavoro”, ne ho salvata una. Non ricordo chi me l’ha detta, ma mi è rimasta subito incastrata in testa.

“Scrivi, Francesco, scrivi quello che capita. Scrivi le esperienze, i momenti, le sue frasi, le esperienze, i momenti di crescita”: è stata una folgorazione, soprattutto quando ne ho capito il motivo. Non c’è fotografia, non c’è video, non c’è post (a proposito, non mi piacciono i genitori che compulsivamente postano milioni di foto dei loro bambini intenti nella qualsiasi cosa), non c’è update che possa rendere un’emozione come un sano, vecchio blocchetto scritto con una data e un semplice, anche rudimentale, pensierino su un piccolo grande momento di crescita del vostro pupotto. Se poi sei sharingdaddy e hai occasione di stare con lui/lei per alcuni giorni alla settimana o al mese, questo esercizio diventa più importante.

Magari aggiungendoci come ti sei sentito tu e cosa hai fatto in quel momento. Cosa ci finisce sopra? I momenti della crescita e le emozioni più intime che vivete insieme. Vuoi sapere quando quei taccuini diverranno importantissimi? Semplice, quando, un giorno, andrai da lui/lei e gli dirai: “Ora che sei grande, volevo dirti che sei stato questo, hai vissuto questo e, quando lo hai vissuto, eravamo insieme”. I momenti della crescita vanno fissati e quando il bimbo è piccolo come il mio sono passi da gigante.

Ho fatto questo preambolo perché uno dei nutrimenti più importanti del papi single è esserci quando avvengono, ma innanzitutto saperli riconoscere. Vale tutte le fatiche del mondo se ci riesci, ma devi stare concentrato per non perderli nel fiume del quotidiano, nel marasma delle cose da fare. Ieri ne ho vissuto uno e ho deciso che racconto questo, anche perché la materia del contendere è poco seria e ci sta di brutto come finale. Parliamo di pupù, già, proprio di uno dei drammi dei papà e delle mamme.

E’ arrivata così, la novità, in un giorno di ottobre passato a casa, insieme. I lavori la mattina, i giochi, il pranzo (una pasta e un po’ di verdura) poi un suo lungo momento in camera a sfogliare gli album della sua classe e a chiamarmi incessantemente ogni volta che scopriva una foto che lo ritraeva. Poi, a un certo punto, un grido lacerante che trapassa la casetta: “Papàààà, caccaaaaa!”. Via: la corsa verso il bagno, io che mi alzo allarmato e lo inseguo, lui che si ferma di colpo sulla porta del bagno e dice: “Fermo papino, faccio da solo”.

Io lo guardo, per fortuna sorrido (anche se avevo il fantasma della pupù anche sulle pareti del bagno) e lo lascio. “Papiiiinoooo, la carta igenica!”. Ci vuole un momento di calma in quegli istanti, quel mezzo minuto per rendersi conto di quello che capita. Gli pulivo il sederino e mi rendevo conto che qualcosa era cambiato. Quel fare un passo semplice e, diciamo, puzzolente ha rappresentato per lui l’oltrepassare un confine invisibile, compiendo un passo nel futuro. Ora lui non lo sa, ma non potrà più tornare indietro, non potrà ritornare a essere quello che, consapevolmente, se la tiene gonfiandosi la pancia fino a farla scoppiare solo perché si sta guardando un cartone o si sta facendo filare le macchinine per un corridoio.

Il difficile? Rendersi conto che pure fare la cacca da soli, scegliendolo, decidendolo, è un salto di crescita enorme ed essere lì a vederlo è uno spettacolare privilegio. Esserci (con la testa, quando questi eventi ti capitano davanti), cercare di fare meno danni possibile, scrivere: ecco i tre consigli di sharingdaddy per vivere fino in fondo i momenti in cui un figlio diventa grande. Impagabile spettacolo.

di Francesco Facchini

Francesco Facchini

Sull'autore

Francesco Facchini, papà part time di professione, campo di scrittura su qualsiasi mezzo (dai tovaglioli dei ristoranti al web) e di immagini (spesso della mia fantasia). "Sono convinto di tre cose: mi pagassero un euro a errore che commetto sarei milionario, le migliori risate che faccio sono quelle su di me e l'elefante si può mangiare, ma soltanto a pezzettini. Il mio sito personale è www.francescofacchini.it".

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