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Festa dell'8 marzo: siamo mamme, ma siamo anche donne

di Miralda Colombo - 07.03.2014 - Scrivici

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Una mamma capace di rendere felici i propri figli è essenzialmente una donna felice e soddisfatta. Che ne pensate? Io ne sono assolutamente convinta. Una certezza che però non significa facilità di realizzazione. Perché avere figli è faticoso, complicato e difficile, ti obbliga a mettere da parte te stessa, fare i conti con il tempo che corre, ad incastrare in maniera imperfetta quella palla che vorresti sempre in alto, mezza in volo con il naturale desiderio di essere tutto il mondo dei tuoi figli. Almeno per me è così.

Amo il mio lavoro, adoro i miei figli. Questa è la verità scomoda della mia vita di mamma che non sa rinunciare ad essere altro. E il resto è anche il tempo che anelo per essere sola, lontana da coloro che amo e mi rendono felice. Per me è naturale, ormai lo so, sentirmi costantemente divisa, in bilico su una fune dove i miei piedi allineano passi a volte leggeri come se danzassero a volte pesanti e stanchi.

Quando è nata la mia prima figlia, Alice, ho assaporato con piacere la lentezza di quei mesi a casa, un totale black out dal mio lavoro di allora: un diritto per il quale abbiamo lottato che, a chiamarlo privilegio come qualcuno ha fatto, si fa quasi peccato. Non so se essere mamma sia un diritto, certo è un diritto poter esercitare il dovere che ne consegue. Prendersi del tempo per innamorarsi del proprio figlio, avventurarsi in un nuovo mondo, vulnerabile, completamente abbandonato nelle nostre mani.

Al compimento del primo anno di Alice non sono rientrata al lavoro (l’avevo perso!) e, dopo mesi alla ricerca di ciò che avevo e rimpiangevo, ho guardato più lontano: ho cambiato strada, adattato il mio passo a nuovi modi di camminare. Ho ricominciato a scrivere, a occuparmi di comunicazione e ad assecondare le mie passioni (vedi la cucina!) con un lavoro tutto mio che mi permetteva di dettarmi da sola orari ed esigenze, senza fare i salti mortali per recuperare mia figlia all’asilo nel pomeriggio.

Ovvio, essere indipendente ha i suoi vantaggi ma anche il rovescio delle cose: dopo la nascita di Lea, la mia seconda figlia ho ripreso subito con la mia attività. Non è stato semplice ma non mi è pesato, perché ho cercato di avere un passo lento che sapesse affiancarsi a quello di Lea: lavoravo in ogni possibile ritaglio della sua giornata, fra le poppate, i bagnetti, i giri del primo sole di primavera. Dico: sono stata fortunata, perché le persone che mi circondavano mi hanno aiutato. Sono fortunata perché ho potuto scegliere.

Conosco donne che hanno lasciato il proprio lavoro per stare vicino ai figli. Altre che hanno ricreato il proprio lavoro perché si adattasse come un vestito non troppo stretto alla loro nuova vita di mamme. Altre ancora che hanno continuato a lavorare come e più di prima nonostante tutto. Passo dopo passo, scelta dopo scelta. Ognuna ha tracciato la sua strada. Ammiro ognuna di loro e mi fa sentire bene quando vedo i loro occhi sorridere. Sono fermamente convinta che una decisione non sia meglio di un’altra. Non ci sono bambini infelici perché le loro mamme lavorano oppure no. Certo ai figli bisogna dedicare tempo ed energie. Creatività ed entusiasmo. Storie e sorrisi. E comprendere che la magia dei primi mesi, anni è qualcosa di irripetibile.

Ogni mamma dovrebbe avere il diritto di poter essere la donna che la rende felice. Ripeto nuovamente quello che ho affermato all’inizio. Qualcuno obietterà sui modi di questa felicità, ma questo cerchio poco perfetto che cerchiamo di tendere con forza fragile verso il cielo è naturalmente e meravigliosamente legato anche alla responsabilità che abbiamo verso chi dorme abbandonato sulla nostra spalla, per il quale siamo tutto il suo mondo.

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La festa dell'8 marzo. Non ho mai particolarmente amato questo giorno, forse perché sono sempre stata convinta che ammettere la necessità di una ricorrenza per affermare dei diritti fosse sbagliato. Questi devono essere talmente naturali e parte del nostro sistema di vita da essere considerati scontati, come l’1+1 uguale 2. Oggi, però sono mamma. E domani è anche il compleanno di mia figlia Lea. Nata l’8 marzo. Ecco, domani augurerò a lei di avere il diritto di non dover scegliere fra essere mamma e donna.

 

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