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Educarsi a educare con il decalogo di Natural Learning

di mammenellarete - 25.05.2011 - Scrivici

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Mamme nella Rete intervista Laura Belluco di Natural Learning per conoscere un modo più diretto e spontaneo di educare i nostri figli o i nostri allievi. Mamme nella Rete: Che cosa significa Natural Learning? Laura Belluco: Per spiegare Natural Learning - che letteralmente significa Apprendimento Naturale - è necessario partire dal claim “educarsi a educare”, che racchiude in una sintesi efficace lo scopo di questo progetto. Come molti forse sanno, educare deriva dal latino educere, ovvero “tirar fuori da” e questo ci porta immediatamente nel vivo del problema, in quanto l’azione presuppone che da parte di noi adulti, sia nella veste di genitori che di insegnanti, vi sia davvero l’intenzione autentica e consapevole di fare in modo che qualcosa che è già dentro i nostri figli o i nostri allievi (le loro risorse interiori, le abilità, i talenti e le potenzialità) possano trovare il modo migliore di esprimersi e svilupparsi, a beneficio della loro vita futura.

Dal nostro punto di vista – e parlo a nome del Team Natural Learning che è composto da Coach Professionisti esperti di Inner Game (di T. Gallwey) e Intelligenza Emotiva – riteniamo sia giunto il momento di prendere coscienza che il modello relazionale dominante, direzionale e adattivo, che caratterizza la nostra vita sia nell’ambito personale e famigliare che in quello professionale, ha prodotto sufficienti danni e ci ha portato a quella che gli addetti ai lavori definiscono da tempo una vera emergenza educativa, un problema sociale in risposta al quale le soluzioni proposte a oggi risultano purtroppo insufficienti, deboli e circoscritte alla buona, anzi straordinaria volontà di singole iniziative.

Come sostiene da diversi anni il famoso terapista danese Jesper Juul, ciò che siamo chiamati a fare per uscire da questa crisi è imparare a sviluppare un tipo di dialogo che molti adulti non sono in grado di stabilire neppure con altri adulti. Siamo chiamati cioè a disegnare un nuovo modello relazionale, che si basa sul riconoscimento autentico e spontaneo della dignità e del valore dell’altro, partendo dal riconoscimento del nostro. La complessa realtà in cui viviamo non ci consente più di improvvisare o adattarci ai consigli di questo o di quell’esperto. Noi crediamo che per svolgere in modo efficace il delicato ruolo di educatori sia necessario acquisire contestualmente alcune conoscenze su noi stessi, sugli effetti prodotti dal nostro linguaggio istintivo e dai nostri atteggiamenti, superare i nostri blocchi e sviluppare un’adeguata capacità di ascolto e, non ultimo, imparare a considerare vitale per il nostro benessere anche la conoscenza e la gestione delle nostre emozioni, per poter riconoscere quelle dei nostri figli e allievi.

Natural Learning educarsi a educare è un modello culturale e relazionale che si fonda su tre pilastri:

  • l'Inner Game di T. Gallwey;
  • l’approccio di Coaching (modello relazionale il cui scopo principale è generare consapevolezza e responsabilità);
  • l'Intelligenza Emotiva, a cui si ricollegano in parte le Life Skills (OMS, 1993).

MNR: Quali famiglie sono più portate ad adottare questo sistema educativo? L.B: Più che di sistema educativo, compito che lasciamo alle istituzioni, parlerei di Natural Learning come di un modello di relazione intenzionale, che favorisce lo sviluppo di un approccio consapevole alla vita ed educa al rispetto autentico dell’altro, che si tratti del nostro bambino (o ragazzo), o di un altro adulto. Detto questo, direi che si rivelano più sensibili le famiglie che non riescono più a sostenere i conflitti con i propri figli, la pressione dei condizionamenti esterni che provoca appiattimento e omologazione, l’incapacità di gestire i sensi di colpa derivati spesso da reazioni istintive dovute alle pressioni della vita, soprattutto se lavorano entrambi i genitori. Spesso sono famiglie che hanno figli adolescenti, perché è il momento in cui i ragazzini iniziano a spingere per acquisire maggiore indipendenza e in cui i problemi emergono senza veli, facendo sentire spesso noi adulti quasi impotenti davanti a situazioni e segnali che erano già stati percepiti, ma a cui forse non sapevamo/volevamo rispondere in maniera adeguata.

D’altra parte le famiglie in cui questo percorso sortisce più rapidamente risultati positivi sono quelle in cui entrambi i genitori accettano di mettersi in gioco, perché avvertono la necessità di acquisire quelle semplici ma fondamentali conoscenze su se stessi e sui loro figli, che permetteranno loro di migliorare in tempi contenuti sia la qualità del loro presente, che il futuro dei loro figli. Il concetto di fondo è che prima ci rendiamo consapevoli di noi stessi e ci impegnamo a migliorare la nostra efficacia liberandoci dai sensi di colpa, prima i nostri figli e studenti ne beneficeranno, a vantaggio della qualità della loro vita e di riflesso della nostra. Siamo a una sorta di punto zero storico, dal quale tutti siamo chiamati a partire per dare una svolta, partendo dal basso e dal micro, che un giorno si rifletterà sul macro. L’oceano è composto da infinite gocce di acqua, noi partiamo da quelle.

MNR: Come si avvicina il Natural Learning alla scuola? L.B: Grazie ai consensi raccolti in questi mesi, ai confronti costruttivi e alla crescita progressiva del Team, ci siamo convinti che per perseguire il nostro scopo in maniera più rapida avremmo dovuto entrare anche nelle scuole con un progetto integrato. Abbiamo già avuto modo di fare un primo incontro con le istituzioni riscontrando un interesse e un’apertura che lasciano ben sperare, nonostante il turbolento momento politico in cui viviamo. Per noi significherebbe poter indirizzare il nostro intervento, laddove richiesto, nei confronti sia degli insegnanti che dei genitori, chiudendo così in modo sinergico la triangolazione nei confronti dei bambini che, attraverso la coerenza e la sintonia di atteggiamenti e comportamenti sia a casa che a scuola, potrebbero beneficiare di un nutrimento fondamentale per sviluppare la loro autostima e acquisire una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Forti delle positive esperienze maturate in ambito aziendale, siamo convinti che l’approccio di coaching, lo sviluppo delle Life Skills e lo sviluppo di una capacità di ascolto empatico, potrebbero rappresentare anche in aula uno stimolo alla crescita del coinvolgimento e della motivazione dei ragazzi. Gli insegnanti si sentono spesso soli, imbrigliati in un sistema pieno di contraddizioni che offre loro pochi margini di azione e ancora meno risorse. Perché non provare ad offrire loro qualche nuova competenza legata alla leadership autentica, per ottenere risultati più soddisfacenti per tutti?

MNR: È necessario scegliere istituti specifici affinché il bambino trovi una continuità tra gli educatori che incontra durante la sua crescita?

L.B:

MNR: Se dovessi redigere un decalogo Natural per le mamme all’ascolto, quali 10 regole sceglieresti? L.B:

  1. i bambini sono competenti fin dalla nascita: il primo passo è imparare ad ascoltarli, a rispettare la loro integrità, a fidarci delle loro abilità, riconoscendo che sono esseri in divenire, non materia da plasmare;
  2. quando impariamo qualcosa sentendoci coinvolti, divertendoci, potendo attingere alle nostre capacità e potenzialità senza subire il peso del giudizio interno e soprattutto esterno, il rendimento subisce un’impennata formidabile. Imparare a creare queste condizioni attorno ai nostri bambini, significa stimolare in loro l’apprendimento naturale, che li abituerà ad avere fiducia in se stessi e porterà a risultati di rendimento sorprendenti;
  3. i bambini sono collaborativi, sempre, anche quando ci ostacolano e si mettono di traverso. Fermiamoci a leggere i loro comportamenti, ad ascoltare le loro risposte verbali e non: potrebbe rivelarsi un’occasione preziosa per comprendere qualcosa di noi che andrebbe modificato o migliorato. I bambini sono in grado di insegnarci ciò di cui abbiamo bisogno;
  4. ascoltiamoli e prendiamo atto dei loro pensieri e sentimenti per farli sentire capiti e accettati. Riconoscendo e apprezzando il loro valore, ciò che provano, anziché lodare i loro risultati o quanto sono stati bravi, daremo forza alla loro autostima, li abitueremo al piacere di essere e non li forzeremo a sembrare per compiacerci;
  5. impariamo ad utilizzare un linguaggio consapevole, le parole sono energia, ripuliamolo il più possibile da giudizi impliciti o espliciti, preconcetti, frasi fatte e convinzioni che depotenziano. Basterà partire dall’osservazione di noi stessi per iniziare a renderci conto di cosa e di come comunichiamo;
  6. mettiamoli il più possibile nelle condizioni di trovare il loro modo di.. pensare, dire, fare. La domanda aperta è un potente strumento di crescita e riflessione che offre la possibilità di imparare ad ascoltarsi, assumendosi le proprie responsabilità in modo naturale e piacevole;
  7. i bambini ci osservano col cuore e con la mente, osservano come affrontiamo le nostre difficoltà, come viviamo le nostre emozioni e hanno paura delle nostre paure. Impegnamoci a diventare dei modelli positivi, non perfetti, ma in crescita come loro. La testimonianza del nostro autentico impegno genererà in loro fiducia e stima nei nostri confronti;
  8. non lasciamoci intimidire da tutte le volte in cui avremmo voluto comportarci o dire qualcosa nel modo che oggi riteniamo più efficace.. il cambiamento richiede molta costanza e pazienza, potremmo talvolta dire loro che ci stiamo provando e richiamando noi stessi all’impegno per la volta successiva, potremo coinvolgere anche loro a migliorare in quella circostanza;
  9. ricordiamoci sempre che i bambini hanno bisogno di essere e di sentirsi guidati. Il ruolo di genitore è un continuum di ruoli che vanno dalla guida autorevole (non autoritaria!), all’insegnamento, dalle cure amorevoli al prezioso consigliere, dall’essere un modello vivente e ispirante, all’essere coach. Non dobbiamo abdicare a nessuno di essi, ma farli tutti nostri con una nuova consapevolezza;
  10. rafforziamo spesso in loro la convinzione che sono meritevoli del nostro amore e non diamo mai per scontato che lo sappiano già.

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