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Coronavirus: la didattica a distanza con il mio bambino "speciale"

di mammenellarete - 18.05.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Sono la mamma di due bambini, che, in questo periodo di quarantena, sono stati per me e per mio marito una "luce": Leonardo, 10 anni e Aurora, 7 anni. La didattica a distanza è davvero una sfida per tutti, ogni famiglia lo sa bene. Quando però c'è un figlio con dei bisogni speciali tutto si complica. Leonardo soffre di mutismo selettivo e il coronavirus ci ha colti proprio nell'anno che doveva essere della grande svolta: finalmente una diagnosi accertata, finalmente una terapia efficace e l'insegnante di sostegno. Sì, perché il mutismo selettivo è un disturbo subdolo, sfumato, difficile da riconoscere sia dagli specialisti che dagli insegnanti.

Sono Julia, ho 45 anni e lavoro nel campo dell'editoria. Dal 24 febbraio sono fortunatamente in smartworking, mentre mio marito Simone da metà marzo ha perso il lavoro (speriamo momentaneamente) a causa del coronavirus. La luce in queste grigie e paurose giornate sono stati i nostri 2 figli: Leonardo, 10 anni e Aurora, 7 anni. La didattica a distanza è davvero una sfida per tutti, ogni famiglia in questa situazione lo sa bene. Quando però c'è un figlio con dei bisogni speciali tutto si complica. Leonardo soffre di mutismo selettivo e il coronavirus ci ha colti proprio nell'anno che doveva essere della grande svolta: finalmente una diagnosi accertata, finalmente una terapia efficace e finalmente l'insegnante di sostegno. Sì, perché il mutismo selettivo è un disturbo subdolo, sfumato, difficile da riconoscere sia dagli specialisti che dagli insegnanti.

Leonardo ha passato gli anni della scuola dell'infanzia etichettato come bambino "estremamente timido". "Ma suo figlio ci è o ci fa? Noi non l'abbiamo ancora capito", questa la conclusione delle maestre. Poi l'inizio della scuola primaria: un vero e proprio calvario per noi, un girone infernale per Leonardo. Immaginate un bambino di nemmeno 6 anni che per 8 lunghe ore non riesce a dire una parola, né con le maestre, né con i compagni. Non riesce a muoversi, non va in bagno, mangia a malapena. E la didattica? Poco e niente: riesce a recuperare qualcosa durante i compiti a casa. Leonardo viene seguito da una specialista ma la diagnosi non è puntuale: disturbo d'ansia da prestazione. Le maestre sottovalutano, lo "sopportano" e vanno avanti.

Finalmente apriamo gli occhi: decidiamo di cambiare scuola! Così in quarta Leonardo affronta un nuovo inizio: qui le maestre sono più attente. Quel bambino così "strano" non le convince, non sono sufficienti i PDP per BES che hanno accompagnato mio figlio negli anni. Ci mandano da una neuropsichiatra: la diagnosi è lampante. Mutismo selettivo... Leonardo non ha mai rivolto la parola alle insegnanti, né ad alcun adulto esterno alla famiglia. Le sue capacità cognitive (nella norma) sono quasi interamente impegnate a gestire un'ansia opprimente, che lo attanaglia durante le ore scolastiche in primis e anche in tutte quelle situazioni "nuove" che lui non può controllare.

Mutismo selettivo, l'esperienza di nostro figlio

Inizia così la quinta con due nuove terapeute specializzate in mutismo selettivo e con il sostegno a scuola. Alla fine del primo quadrimestre i risultati sono stupefacenti: Leonardo comunica con la sua insegnante di sostegno, riesce addirittura ad essere interrogato dalle altre insegnanti fuori dal contesto classe. Consolida le amicizie con i compagni e partecipa addirittura al suo primo pigiama party... un evento normale per la maggior parte dei bambini ma un traguardo di tutto rispetto per i bambini muto selettivi! Lungo questa strada finalmente in discesa arriva improvviso il lockdown. In effetti non è stata una tragedia per i bambini come Leonardo... sì, perché improvvisamente viene tolta la loro fonte primaria d'ansia (la scuola). Quindi pazienza per i pochi amici, lo sport e le uscite: in casa si sentono protetti, tranquilli.

Grazie alla didattica a distanza ho potuto toccare con mano (anche se probabilmente in parte) quello che prova Leonardo sui banchi di scuola: durante le lezioni con la classe in videochiamata lui chiude telecamera e microfono, non si fa né vedere né sentire, "scompare"... rimane bloccato sulla sedia, senza rivolgere nemmeno a noi genitori uno sguardo. Fortunatamente con le lezioni in piccoli gruppi non è così: con la sua insegnante di sostegno comunica, è visibilmente più rilassato, più "se stesso".

Cosa gli lascerà questa esperienza non lo sappiamo. Cosa succederà a settembre? Leonardo inizierà la prima media con mille insidie: dopo mesi di socialità ridotta ai minimi termini come affronterà i nuovi compagni, i professori, un sistema scolastico così diverso dalla primaria? Forse farà qualche passo indietro, ma noi siamo sicuri che la strada corre ancora in discesa.

(Mamma Julia ha scelto di usare uno pseudonimo per lei e per i nomi dei suoi familiari)

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