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Come far amare lo sci ai bambini

di mammenellarete - 05.02.2014 - Scrivici

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Abbiamo chiesto a Marzia Fellet, maestra di sci da molti anni presso la Scuola Italiana Sci Piancavallo, i consigli utili per i genitori che hanno piacere di far imparare lo sci ai propri figli

di Fabrizio Vago*

Quando da bambino lo provai la prima volta tra me e lo sci fu amore a prima vista. Ricordo che non vedevo l’ora di andare in montagna a sciare ed insistevo con mio papà perché mi accompagnasse a sciare appena possibile. Quando, molti anni più tardi, mi sono trovato nella condizione di far imparare a sciare alla mia prima figlia non mi sono neanche posto il problema che potesse non piacerle….

Anna ha imparato a sciare abbastanza in fretta con l’aiuto dei maestri sia italiani che austriaci ma se dicessi che lo sci è la sua passione ed esprima entusiasmo nel praticarlo sicuramente esagererei!!!

Mi sono quindi chiesto se esiste un modo per far amare lo sci ai bambini, soprattutto a quelli che non esprimono da subito un naturale trasporto per questo sport. Ho pensato di chiedere qualche consiglio a chi dell’insegnamento dello sci ai bambini ne fa una passione oltre che un lavoro.
Ho fatto quindi qualche domanda a Marzia Fellet, maestra di sci da molti anni presso la Scuola Italiana Sci Piancavallo, in modo da raccogliere dei consigli utili per i genitori che hanno piacere di far imparare lo sci ai propri figli e di farne tesoro io stesso quando, tra un paio d’anni, si tratterà di mettere sugli sci la mia seconda bimba.

1) Lezioni individuali o lezioni collettive. Quale è il consiglio per far muovere i primi passi sugli sci?

Per i bambini di tenera età (cioè dai 3 ai 7 anni circa) per le prime volte è consigliata la lezione individuale in modo che il maestro possa seguire con massima concentrazione l’allievo sia nella tecnica che soprattutto nella sicurezza. Lo sci si svolge all’aperto, quindi un bambino che non sa ancora frenare e non è consapevole in modo oggettivo del pericolo a cui può andare incontro (sbattere su un albero, scendere violentemente per una scarpata, urtare contro un altro sciatore che si trova in pista probabilmente alle prime esperienze come lui) si sente molto più sicuro se un adulto (l’insegnante) è lì per soccorrerlo nell’eventualità lui … prenda la tangente. Se invece il Maestro dovesse avere più bimbi dovrà concentrarsi su più allievi e l’allievo si sente spesso più insicuro.
Sulle piste a differenza che in una palestra ci si trova su un piano inclinato con degli attrezzi scivolosi e lunghi e gli ostacoli sono ovunque. I bambini spesso poi cercano la velocità e non pensano ovviamente che questa vada gestita attraverso la frenata.
Quando poi il bimbo acquisirà una sufficiente autonomia nel gestire la frenata allora è bene inserire il piccolo nel corso collettivo: avrà così modo di fare amicizia, di seguire la lezione con suoi amici ed eventualmente di praticare poi l’attività anche nel proseguo della giornata. Sono sufficienti in media 2/3 lezioni private perché il bimbo sia in grado di frenare autonomamente.
Soprattutto durante i primi approcci fare sempre attenzione di non forzare mai il bimbo nell’attività sciistica in quanto deve apprezzare con gradualità la sensazione dello scivolamento e della velocità in modo di sopportare al meglio il freddo e le scomodità.

2) Quanto è importante il gioco nella fase di apprendimento?

Fondamentale l’approccio attraverso il gioco. Lo sci deve essere proposto come un modo per conoscere ed amare la montagna, scoprirla anche in zone che a piedi non si riescono a raggiungere. Fondamentale anche raccontare loro le bellezze del bosco, le magie della neve.
Tecnicamente molti tipi di esercizi per l’apprendimento vengono tradotti in “fai il coniglietto”, “apri le braccia come se tu fossi un aereo”, “disegna un triangolo con gli sci” …. Tutte terminologie accattivanti per lo svolgimento degli esercizi tecnici e stimolanti dal punto di vista emotivo.

3) Quanto è importante l’attrezzatura …?

Per un buon apprendimento dell’attività è importante avere un paio di scarponi non troppo stretti (si raffreddano velocemente i piedi) né troppo grandi in quanto si perde in precisione e sensibilità oltre che poter avere una rotazione interna del piede in caso di caduta che potrebbe compromettere la salute di caviglia e ginocchio.
Data però la rapidità con cui cresce il piede si può cercare di acquistare attrezzatura usata (anche perché l’attrezzatura sciistica si usa per circa 15/20 giorni all’anno di media quindi non si rovina molto).
Oggi è possibile anche trovare abbigliamento a prezzi ragionevoli non rinunciando alla qualità: bene avere un paio di calzini specifici per lo sci, un buon maglione di lana ed una combinazione giacca-pantaloni da sci che siano impermeabili (almeno per un paio d’ore). I bambini non vanno mai vestiti troppo perché hanno una minor percezione del freddo di noi (fatto salvo ovviamente per le giornate particolarmente fredde dove è bene avere una maglia in più). Importante invece proteggersi dall’umidità nelle giornate uggiose, con abbondanti nevicate.
Importante in caso si bagnino durante la lezione cambiarli immediatamente appena a casa (o in macchina se uno si muove in giornata) con indumenti asciutti.
Utile può risultare il doppio paio di guanti (che i bambini bagnano davvero con facilità perché amano mettere le mani sulla neve oltre che cadere frequentemente all’inizio del loro apprendimento).
Fondamentale l’utilizzo del casco (anche per una sola lezione): oltre che essere obbligatorio per legge è importante per proteggere la testa e per educare il bambino allo strumento (oggi si usa anche per andare in bicicletta, sui pattini, ….)

4) Quali accortezze usi per insegnare lo sci ai bambini in sicurezza?

Quando si inizia un’attività è sempre bene pensare alla sicurezza sia fisica che psicologica dell’allievo (in modo particolare se piccolo).
Un bambino solitamente non è in grado di valutare il pericolo, quindi, per esempio, se ha davanti un albero non cerca di evitarlo ma ci va direttamente addosso. Per questo motivo è sempre meglio trovare piste con poca pendenza e poco materiale attorno (in modo da avere lo spazio sufficiente eventualmente per un naturale rallentamento). Siccome però le piste da sci non sono costruite su misura ma inserite nell’ambiente al quale dobbiamo adattarci, ecco un ulteriore motivo per prediligere la lezione singola per l’apprendimento di base: se l’allievo prende un po’ di velocità oltre il dovuto ecco che l’insegnante, essendo concentrato solo su di lui, lo ferma.
Importante però anche spiegare al bambini la convivenza con gli altri sciatori: per esempio non sciare mai troppo vicino agli altri (un errore di uno dei due potrebbe creare uno scontro), fare attenzione a quando si è in coda (spesso gli adulti tengono le racchette troppo alte e rischiano di darle negli occhi ai piccoli) che quindi possono anche ricordare “Signore attenzione ci sono anch’io qui sotto”; attenzione a non giocare in seggiovia (bellissimo per i bambini salire in alto…ma non sporgersi mai, non cercare di voltarsi indietro per vedere gli altri). Inoltre fermarsi sempre al bordo della pista.
Se un bimbo è costretto a portare gli occhiali anche durante la lezione è importante acquistare una maschera che gli protegga le lenti (anche se sarebbe preferibile sciare senza occhiali da vista ma solo con la maschera). Il più delle volte però, se la giornata è bella i bambini preferiscono essere liberi nel viso e … non è grave!!! (tolte le giornate di marzo in cui vi è un forte riverbero). Non usare mai occhialini a specchio però che rischiano di rompersi ed incidere il volto.

5) Come ti comporti con i bambini che piangono?

Se i bambini dimostrano un atteggiamento ostile alla lezione cerco di capirne il motivo osservando alcuni particolari del piccolo (il tipo di pianto, gli atteggiamenti fisici che ha nei confronti miei e dell’ambiente). Se comprendo che non è interessato all’attività che gli propongo o soffre tantissimo il freddo o sembra spinto dalla famiglia senza un interesse personale … cerco di comunicare ai genitori che non va forzato e magari rinviamo la lezione, se invece noto che è attirato dalla nuova esperienza ma ha “paura” magari del nuovo o di staccarsi dalla mamma seppur per un’oretta lo rassicuro, gli racconto una storia riguardante il bosco con gnomi e folletti che cerchiamo tra gli alberi, gli descrivo le magie dello sci e della neve …. Di solito in questo modo pianto e paura si placano nel giro di qualche minuto, il bimbo riprende il sorriso ed io procedo tranquillamente la lezione.

6) Cosa ti inventi per superare le giornate di brutto tempo?

Se un bambino piange per il freddo cerco di non farlo stare fermo: di solito questo è sufficiente per superarlo infatti quando un bambino si muove si scalda subito, poi sommiamo la tensione della prima esperienza, l’adrenalina … ed il freddo si supera facilmente!!! (nelle nostre località poi è difficile raggiungere temperature molto molto basse). Anche questo è un motivo per cui la lezione singola è preferibile all’inizio: non ci sono tempi di attesa tra un bimbo e l’altro e le cadute per le prime lezioni sono molte.
Quando invece il gruppo ha già una sua autonomia si può anche sciare senza avere troppi tempi di stasi con conseguente raffreddamento degli allievi.

7) Oltre al gesto tecnico cosa insegna di importante lo sci ai bambini?

Direi che l’educazione ambientale è parallela a quella tecnica: un bambino che non riesce ad amare l’ambiente della montagna non diventerà mai un bravo sciatore. La montagna è un ambiente stupendo ma anche difficile, ed è bene che i bambini capiscano che l’importanza e la soddisfazione nell’affrontare e superare le difficoltà: questo credo che serva nella vita. Nulla è solo “godimento”, siamo noi a doverlo trovare in ogni cosa (difficoltà compresa).

8) Da che cosa ti accorgi quando un bambino ha dei numeri per fare agonismo?

La risposta a questa domanda non è facile perché per questo mi baso molto sull’istinto!!
In generale non guardo solo il gesto tecnico (che è spesso facilmente migliorabile con l’esercizio) ma quanto il bambino richiede di sciare, di stare sulla neve per lungo tempo, di non avere paura del confronto con gli altri anzi lo ricerca… allora ben venga l’attività agonistica. Io la ritengo un’ottima palestra educativa: purché non diventi una frustrazione ma un sano confronto con gli atri per migliorare se stesso!!!

9) Cosa fate di particolare nella vostra scuola per fare amare lo sci ai bambini?

Nella nostra scuola c’è la possibilità di avere lezioni private con maestre/i specializzate, corsi collettivi proposti dalla scuola con un ridotto numero di allievi e poi, per i bimbi piccoli (dai 3 ai 5 anni) c’è la possibilità di una specie di “asilo” sulla neve dove i bambini imparano a giocare con la neve e le attrezzature sciistiche senza però essere per forza portati su una discesa. E’un servizio che avvicina il bimbo al contatto con la neve e permette ai genitori un paio d’ore di sciata in tranquillità.

10) Hai un aneddoto curioso da raccontare?

Ricordo piacevolmente l’espressione di un mio allievo sui 4 anni che … salito in seggiovia disse con occhi stupiti: <<Maestra…siamo alti come gli alberi!!!>>.
E poi le espressioni incredule quando gli racconto la mia personale storia di uno gnomo (che non posso ovviamente svelare) che loro cercano negli alberi a lato della pista e nei piccoli percorsi che io propongo loro.

Marzia Fellet

Marzia Fellet ha iniziato a sciare a 6 anni trascinata dalla passione per questo sport da suo papà. Verso gli 8 ha iniziato a partecipare alle prime garette per gioco ed ha proseguito con l’attività agonistica fino ai 20 anni circa. Poi ha superato la preselezione per Maestri di Sci in Trentino Alto Adige dove ha poi frequentato il corso di maestra di sci con esito positivo. Maestra di sci dal 1994 Marzia ha sempre svolto questa attività durante gli studi universitari. Adesso lo fa compatibilmente con gli impegni lavorativi e famigliari. Fortuna vuole che anche il marito è appassionato di questo sport e sembra che anche la figlia di 4 anni segua la loro passione.

Marzia vuole lanciare un appello: insegniamo alle nuove generazioni ad apprezzare la natura e a non nascondersi solo nel virtuale.

(Leggi anche: Sciare con i bambini senza stress)

*di Fabrizio Vago

Sull’autore
Sono Fabrizio, ho 41 anni, e sono un papà appassionato di molte attività outdoor legate al mondo della montagna come il trekking, la mountain bike, l’arrampicata e lo sci. Dopo essermi laureato in giurisprudenza ed aver lavorato per oltre 10 anni nell’ambito dell’amministrazione del personale, appena compiuti i 40 anni, ho deciso di regalarmi una seconda vita aprendo il blog www.ilmountainrider.com

E’ così che, con una certa dose di incoscienza, ho lasciato in pieno tempo di crisi la certezza di un posto di lavoro sicuro per l’incertezza rappresentata da un futuro tutto da costruire nel web per condividere la mia passione per i monti con altre persone.

Oltre che appassionato di montagna, sono anche papà di due splendide figlie: Anna 7 anni e Silvia 1 anno. Spesso insieme a mia moglie Francesca porto in montagna anche loro e ci divertiamo un sacco! (la piccola con lo zaino porta bimbo d’estate). Proprio per questo nel mio blog ho pensato di pubblicare alcuni itinerari ed alcuni articoli tematici per chi volesse vivere qualche bella giornata in montagna con la mia famiglia.

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