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Bambino bilingue? Un'opportunità

di Eleonora La Monaca - 11.02.2014 - Scrivici

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Oggi il bilinguismo è una condizione sempre più frequente tra i bimbi, che sono spesso esposti a due, ma anche più lingue, fin da piccolissimo. Che cosa fare? Qual è il migliore atteggiamento per consentire un adeguato sviluppo linguistico di questi bambini? Risponde la logopedista Eleonora La Monaca

di Eleonora La Monaca*

 

Oggi il plurilinguismo è una condizione sempre più frequente (non a caso è la tematica della Giornata Europea della Logopedia 6 marzo 2014), non solo per famiglie italiane con uno dei due genitori straniero, ma anche per famiglie native di altri paesi i cui figli frequentano la scuola italiana. Perciò spesso i bambini possono essere esposti a due, a volte anche tre lingue fin da piccolissimi.

 

Allora che fare? Qual è il migliore atteggiamento per consentire un adeguato sviluppo linguistico di questi bambini? Molti genitori si preoccupano del fatto che sottoporre un bambino a così tante informazioni diverse possa confonderlo ed essere causa di ritardi nello sviluppo del linguaggio.

 

In realtà diversi studi clinici hanno dimostrato che i bambini bilingui sono favoriti nell’apprendimento di successive lingue, proprio per il fatto che il loro sistema linguistico si abitua da subito ad una maggiore plasticità e non si specializza in modo selettivo per una lingua.

 

Il bilinguismo di per sé non è causa di danni alla strutturazione del linguaggio: può succedere, tuttavia, che il bambino impieghi più tempo a raggiungere un buon sviluppo linguistico perché deve rielaborare informazioni più numerose. Potrebbe anche verificarsi che il bambino utilizzi per diverso tempo parole mischiate di entrambe le lingue. Ma questi segnali devono essere considerati fisiologici, purché il bambino abbia una buona comprensione quando gli si parla e non produca molto male le parole in entrambe le lingue (questi possono essere segnali di un disturbo di linguaggio).

 

Il bilinguismo quindi, non è sconsigliato nel bambino che sta acquisendo il linguaggio, anzi è sicuramente una cosa positiva.

 

L’unica situazione in cui si suggerisce l’uso di una sola lingua è proprio quando il bambino mostra segnali di una difficoltà linguistica precisa (comunque non prima dei due anni) cioè in quei casi in cui il sistema linguistico è lento ad elaborare e quindi il bambino fatica a capire ciò che gli si dice e quando usa veramente poche parole (meno di 50) con difficoltà a generalizzarle e stabilizzarle. In questi casi si consiglia alla famiglia di mantenere in uso la lingua del paese in cui ci si trova per aiutare il bambino a strutturare nel miglior modo possibile almeno una lingua.

 

*Eleonora La Monaca, logopedista da 15 anni, da 10 si occupa prevalentemente di disturbi di linguaggio in bambini piccoli (da 0 a 4 anni) presso un Servizio di Neuropsichiatria Infantile pubblico. Il suo sito: http://www.mammalogopedista.it/wordpress/

 

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