Home Storie Il bimbo cresce

"Un bambino non è un modellino"

di Marzia Rubega - 17.07.2015 - Scrivici

a3631f.600
'Un bambino non è un modellino': è la frase pronunciata con forza e occhi sgranati da mio figlio, Aris, al tempo 4enne, testimone casuale di una mamma che dava una sberla in testa al suo piccolo.  Io quella sua uscita, carica di sdegno, - un'emozione a cui lui non avrebbe ancora saputo dare un nome - non l'ho mai dimenticata... E non solo per la sorpresa e il suo sguardo ma perché racchiude, uno tra i punti chiave che ho individuato nel corso di 20 anni di studio di pedagogia infantile, riflessioni ed esperienze dirette con i bambini.

'Un bambino non è un modellino': è la frase pronunciata con forza e occhi sgranati da mio figlio, Aris, al tempo 4enne, testimone casuale di una mamma che dava una sberla in testa al suo piccolo.

Io quella sua uscita, carica di sdegno, - un'emozione a cui lui non avrebbe ancora saputo dare un nome - non l'ho mai dimenticata... E non solo per la sorpresa e il suo sguardo ma perché racchiude, uno tra i punti chiave che ho individuato nel corso di 20 anni di studio di pedagogia infantile, riflessioni ed esperienze dirette con i bambini.

Ogni bimbo, già dalla nascita, è una piccola persona - un soggetto in età evolutiva - con precisi diritti ed esigenze che merita assoluto rispetto, dignità e attenzione.

Oggi, tutti gli esperti condividono questa visione, sancita anche dalle Nazioni Uniti con la Carta dei diritti dell'infanzia (1989).

Ma l'idea del bambino definito come 'persona' risale solo al XX secolo in cui viene (finalmente) superata la contrapposizione tra bimbo e adulto. Si tratta di ' una vera rivoluzione copernicana', secondo il noto psichiatra Vittorino Andreoli. Il bimbo non è un essere inerme che 'non capisce nulla' fino a quando è piccolo e non parla, e nemmeno un adulto in miniatura.

Peccato che “la cultura dei diritti del bambino, intesa come cultura profonda, patrimonio comune di tutti, è ancora al di là da venire, e il disagio, gli stridenti contrasti di cui il nostro tempo è così pieno, sono i segnali di questo periodo di transizione”(Andreoli, Dalla parte dei bambini, Bur).

Anche nella pratica educativa quotidiana (troppo spesso), sembra sfuggire quanto sia fondamentale, al di là dell'amore e della cura, capire e rispettare ogni tappa evolutiva del bimbo.

Il neonato piange in continuazione e non fa chiudere occhio?

Non è un piccolo despota e non fa nemmeno i 'dispetti': il pianto è una forma di linguaggio – pur se diverso da quello verbale, ed è lo strumento a disposizione del piccolo per entrare in relazione con l'adulto e il mondo. L'acquisizione del ciclo carcadiano giorno-notte è un processo che richiede tempo e i risvegli notturni sono assolutamente normali, e fisiologici, fino ai 3 anni.

Verso i 24 mesi, l'angioletto si è trasformato in una sorta di mostro che strepita e urla se 'non le ha tutte vinte'...

Nel suo cammino di crescita, intorno ai 2 anni, chiamati dagli inglesi 'terrible two', ogni bimbo passa anche attraverso una fase oppositiva, necessaria per la costruzione del sé. Tutto normale, dunque, anche al genitore può costare fatica mantenere la calma e trovare la strategia più adeguata.

Questi sono due momenti tipici che andrebbero, appunto, valutati per quello che di fatto sono: fasi, forse più difficili per il genitore, della crescita di ogni bambino, insieme ai traguardi di ogni giorno.

Quello che importa davvero è la relazione tra adulto e bimbo che si costruisce come un puzzle, tassello dopo tassello, con pazienza, attenzione, e anche con qualche sbaglio, a partire dalla nascita.

Una buona relazione è alla base di una crescita armoniosa e serena, a livello affettivo, psicologico e cognitivo. E questo significa anche dare regole che cambiano, naturalmente, a seconda dell'età del bimbo.

Coerenza, accoglienza, empatia dovrebbero essere tra gli aspetti principali di ogni azione educativa.

Nei primi 3 anni di vita, la costruzione di un buon attaccamento - secondo le teorie dello psicologo e psicoanalista inglese J. Bowlby - consente a ogni piccolo di sviluppare l'autostima, la sicurezza di sé e l'autonomia, necessaria per volare da solo.

Stare vicino ai figli ed essere presenti non significa, dunque, anticipare ogni loro gesto. Già nella primissima infanzia, ogni bimbo ha bisogno di sperimentare, provare, esplorare quello che lo circonda per acquisire quelle abilità psicomotorie - certo più evidenti – e le meno visibili competenze emotive, relazionali e cognitive. Attraverso il gioco e il movimento, ogni giorno il piccolo si misura con se stesso e conquista nuove competenze.

Uno dei compiti di ogni genitore è sicuramente offrire le condizioni migliori (che non vuol dire un 'mucchio di giochi e oggetti vari!), gli stimoli e l'ambiente adatto per favorire lo sviluppo ottimale del bimbo.

A piccoli passi, è importante aiutare il bambino a fare da solo, secondo la famosa affermazione di Maria Montessori.

Non è mai opportuno, invece, forzare le tappe a passo di marcia: ogni bambino-persona ha i suoi tempi e ritmi che vanno riconosciuti e rispettati in ogni diversa fase della sua crescita. Perché l'autonomia è un traguardo costellato di infiniti momenti, tentativi, prove ed errori, non una gara tra bimbi e neppure tra mamme...

Sorridiamo molto, impariamo a dare il giusto peso a ogni episodio (se il bimbo si sporca o sporca, pazienza!), giochiamo con i bimbi con tutto quello che è intorno a noi (non una volta fino a mezzanotte e poi niente per un mese!), leggiamo ad alta voce tanti libri dai 6 mesi in poi e scopriamo il piacere più grande: quello di stare con loro, con tempi lenti, a passeggiare all'aria aperta senza tv in sottofondo o cellulari che vibrano...

Quali sono le curiosità che vorresti conoscere del tuo piccolo? Parliamone sul forum!

Ti potrebbero interessare anche...

TI POTREBBE INTERESSARE

articoli correlati