1 - 3 anni

Problemi a pronunciare la s

Di Elenora La Monaca
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03 Luglio 2014
Un difetto di pronuncia molto diffuso nei bambini, spesso in modo isolato, è l’incapacità di utilizzare il suono S all’interno di gruppi consonantici, nonostante il bambino sia in grado di dire perfettamente parole che contengono tale suono in sillaba semplice.
Il bambino può essere capace di dire sasso, sole, passo, sale … ma non di dire scuola, scatola e spada.
In termini tecnici tale errore si definisce “processo di semplificazione di gruppo consonantico”. I processi di semplificazione delle parole sono fisiologici in certe epoche dello sviluppo, ma dovrebbero essere completamente risolti intorno ai 4 anni.
E’ evidente che il difetto non dipende dall’incapacità del
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bimbo di dire S perché tale suono lo usa in altre parole. Produrlo, però, in gruppo consonantico è più complesso da un punto articolatorio, soprattutto se in combinazione con il suono T: stella, stira, posto…

Se la difficoltà è isolata ed è l’unico errore che compare nel linguaggio spontaneo del bambino, si può affrontare e risolvere in poco tempo.

In prima battuta il logopedista verifica che il bambino colga acusticamente la differenza tra una parola prodotta male e una prodotta bene, infatti il bambino deve avere questa consapevolezza per poter modificare la propria produzione. Se questa consapevolezza non è presente, va allenata prima o contemporaneamente alla correzione della pronuncia.

Se il bambino è, invece, capace di riconoscere la differenza, allora si può passare immediatamente ad esercizi mirati a produrre in modo corretto le parole. Questi esercizi sfruttano tecniche di facilitazione che possono essere gestuali, tattili o visive (ma il più delle volte tutte e tre le cose insieme) per aiutare il bambino a capire come organizzarsi da un punto di vista motorio per creare la parola in modo corretto.

Ma il difficile non è tanto riuscire a produrre il suono; il bambino infatti spesso è già in grado di farlo alla prima seduta, quanto generalizzare (engrammare) tale abilità all’interno del linguaggio spontaneo e quindi di farlo in modo facile e naturale.

Il periodo di generalizzazione varia da bambino a bambino in base all’età di intervento e alle sue capacità di acquisire scioltezza nell’organizzare i movimenti e può variare da pochi giorni (recentemente mi è capitata una bimba che ha risolto la difficoltà in tre sedute) ad alcune settimane.

Questo è il motivo per cui si sconsiglia sempre una “terapia fai da te” nonostante il genitore ritenga che il difetto sia piccolo: il logopedista è in grado non solo di correggere e guidare il bambino, ma anche e soprattutto di consigliare alla famiglia un percorso di piccoli esercizi e modalità da riprendere nel quotidiano che possano stabilizzare in modo rapido e produttivo la nuova competenza.

Sull'autrice

Eleonora La Monaca, logopedista da 15 anni, da 10 si occupa prevalentemente di disturbi di linguaggio in bambini piccoli (da 0 a 4 anni) presso un Servizio di Neuropsichiatria Infantile pubblico. Il suo sito: http://www.mammalogopedista.it/wordpress/

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