Storia

Malattia di Kawasaki: la nostra storia a lieto fine

Di mammenellarete
fratellosorella

02 Ottobre 2017 | Aggiornato il 23 Maggio 2018
Io ero piccolina quando mio fratello si ammalò. Aveva solo un anno e la febbre alta da tantissimo. I medici non capivano che cosa avesse. Comunque il calvario purtroppo è durato tantissimi anni e ancora oggi, a distanza di 20 anni, lui deve prendere medicine e curarsi costantemente. Ma mio fratello è una forza della natura. Ora è uno zio magnifico.

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Vorrei condividere con voi la storia di mio fratello, chissà magari posso aiutare qualche mamma...

 

Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, a 19 anni fa. Mio fratello aveva compiuto 1 anno e fu quello il momento in cui iniziò il calvario.

 

Improvvisamente gli venne la febbre, che ebbe per più di un mese. Mia madre era disperata: faceva avanti e indietro dall'ospedale, ma i dottori continuavano a dire che si trattava semplicemente di un virus o dell'influenza... ma le cose non migliorarono. Mia mamma ogni notte teneva mio fratello tra le braccia senza lasciarlo un attimo. Ricordo la luce della lampadina che le teneva compagnia mentre il bebè piangeva.

 

Le cose non migliorarono, anzi... lui peggiorava ogni giorno di più: era sempre più pallido e non era più il bebè vispo di una volta. Prima di questo periodo mangiava tantissimo ed era una piccola peste, ma da un mese si era trasformato... Non camminava neanche più...

 

I giorni passarono e fu ricoverato nel frattempo. Tra esami e febbre che non scendeva, i dottori continuavano a non capire il suo malessere. Decisero di trasferirlo a Torino.

 

Io ero piccola, avevo 9 anni e mi ricordo che i miei non li vedevo quasi più. Mia madre e mio padre erano nello sconforto più totale e i dottori dicevano ai miei che non sapevano se mio fratello a solo 1 anno di vita ce l'avrebbe fatta...

 

Un giorno entrò nella camera d'ospedale una dottoressa che, dopo aver studiato a fondo il caso di mio fratello, diede ai miei una risposta secca: "La malattia è rarissima ed è il quinto bambino colpito". Due bimbi erano stati presi in tempo, per uno avevano trovato le cure, mentre un altro non ce l'aveva fatta. Mio fratello era il caso più grave.

 

La malattia si chiama "Kawasaki". In pratica aveva toccato "per fortuna" (se così possiamo dire) tante piccole vene nella parte destra del cuore, formando tanti piccoli tagli che si erano trasformati in grumi di sangue. Dissero chiaramente a mia madre che se al posto della vena destra la malattia avesse toccato quella sinistra mio fratello non ce l'avrebbe fatta. Eppure, mio fratello ce l'ha fatta. Il calvario è durato tantissimi anni. La malattia si è fermata, ma ha fatto diventare mio fratello cardiopatico a vita...

 

Nel tempo ha subito tanti piccoli interventi, sempre nella speranza che non si formassero altre trombosi, altrimenti a 18 anni d'età avrebbe dovuto essere operato a cuore aperto. E i dottori non lasciavano mai tante speranze di sopravvivenza.

 

Per fortuna mio fratello adesso ha 20 anni e il suo corpo, grazie alle medicine prescritte, ha reagito bene. Deve fare sempre controlli, ma lui è una forza della natura.

 

Fa tutto quello che deve fare ed è uno zio magnifico e, allo stesso tempo, un fratello che amo più di me stessa. Io adesso ho due figli, splendidi maschietti, e uno assomiglia tanto a lui.

 

Sono sincera: la mia mente ha cancellato tante cose, forse a causa del grande dolore mio e dei miei, soprattutto di quello di mia madre, donna forte che è sempre stata in ogni istante con mio fratello. Anche quando medici e psicologi le dicevano che il piccolo non aveva speranze...

 

Ringrazio ancora il Signore e voglio dire alle mamme di non mollare mai i figli. "So' piez' e core".

 

Un abbraccio

 

di mamma Viviana

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

 

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