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Allattamento al seno: è dura ma ne vale la pena!

di mammenellarete - 10.03.2015 - Scrivici

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Nonostante sia la cosa più naturale del mondo, allattare al giorno d’oggi è diventata una faccenda complicata! Provo a raccontare la mia esperienza, chissà se potrà essere d’aiuto a qualche mamma.

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di Alicia Negrini

Ho attaccato per la prima volta al seno la mia bambina in sala parto, mentre l’ostetrica che mi aveva aiutata a partorire mi indicava quale fosse la posizione corretta. “Testa della neonata sull’avambraccio, con una mano sostieni il corpo con l’altra tieni il seno e glielo porgi cercando di farle prendere in bocca il capezzolo, ma non solo la punta tutta l’areola altrimenti fa male e ti vengono le ragadi. Attenta a non prendere il seno da sopra perché premi sui dotti del latte … e ricorda che le labbra della piccola devono essere estroflesse, altrimenti fa male”. Ok, ce la posso fare … pensai. Già non avevo mai tenuto in braccio un neonato, ora avrei dovuto tenerlo con un solo braccio mentre con l’altro dovevo lottare per togliere le sue manine dalla bocca ed essere svelta a strizzare un po’ il seno e far uscire una goccia di colostro per invogliarla, infilarle il capezzolo in bocca e attendere che lo risucchiasse. Perché proprio quello era il modo corretto, doveva attaccarsi al seno come una ventosa e se ti sembrava di avere un piragna attaccato alla tetta allora avevi raggiunto l’obiettivo.

Non avevo moltissime informazioni sull’allattamento e non ci avevo nemmeno pensato molto durante la gravidanza, sì… mi dicevo “se riesce bene, altrimenti pazienza”. Davo già per scontato che avrei potuto non riuscirci … quale altra madre in Natura non è grado di allattare i propri cuccioli? Nessuna. Ma al momento nemmeno ci badavo. Pensavo solo che mi faceva male il seno perché la bimba chiedeva la tetta a tutte le ore del giorno e della notte. Non era ancora in grado di succhiare bene quindi si attaccava e si staccava continuamente e ogni volta l’”effetto piragna” mi faceva sobbalzare, se non piangere dal male, avevo il seno gonfio e dolente per l’imminente arrivo della montata lattea e i capezzoli mi bruciavano a contatto con il tessuto degli indumenti. Dopo l’esperienza del parto che mi aveva tolto qualsiasi pudore, spesso stavo nella stanza d’ospedale con il seno scoperto e i capezzoli cosparsi di olio vea. Insomma, l’allattamento non dava certo l’idea di essere un’esperienza entusiasmante.

Prima di tutto non sospettavo che allattare facesse così male, me l’ero immaginato come un momento bellissimo di simbiosi con tuo figlio, di scambio di sguardi dolci, un idillio di amorevolezza… mentre quella pareva una tortura! Non ero preparata a tanto…

Cominciai allora a chiedere informazioni per sapere se fosse tutto normale e a cercare conforto. Sia le ostetriche che le altre mamme mie conoscenti che avevano allattato dissero che sarebbe passato nel giro di un paio di settimane e che avrei dovuto “farmi il callo”… al che mi immaginai letteralmente un callo sui capezzoli e d’un tratto l’informazione ricevuta perse tutto il suo potere rassicurante.
Mi rendo conto che in una situazione di questo tipo, che accomuna molte neomamme, il biberon comincia a configurarsi come una valida alternativa, o almeno, per me è stato così. Tra l’altro te ne regalano uno all’ospedale, come per dirti che prima o poi ti servirà. Riflettendoci ora mi rendo conto che siamo talmente condizionati dall’esistenza dell’alimentazione artificiale, dalla sua massiccia presenza nella nostra società e nella pubblicità (mentre l’allattamento al seno è una cosa sempre più rara e nascosta o relegata nelle mura domestiche) che non diamo più la dovuta importanza al naturale sviluppo delle cose e consideriamo i surrogati come se fossero la normalità.

Fortunatamente non sono una che molla molto facilmente e in ospedale approfittai per chiedere alle ostetriche consulenza sulle varie posizioni nella speranza di trovarne una che fosse comoda e facesse meno male. In realtà il dolore era più o meno simile in tutte le posizioni, quelle che mi riuscivano meglio erano la tradizionale “a culla” e quella “a rugby”, mentre ho sempre odiato la posizione sdraiata che è comunemente ritenuta molto comoda per allattare dormendo: prima di tutto perché io non dormo di fianco e inoltre non riuscivo a porgere correttamente il seno alla bambina che si attaccava con difficoltà facendomi ancora più male.

I primi giorni a casa sono stati molto impegnativi: nuovi ritmi, nuove azioni, nuove emozioni… nuovo tutto. Il latte arrivò quasi subito, già il secondo giorno che dormii nel mio letto mi svegliai al mattino con la maglia tutta bagnata. Mi sentii subito tranquillizzata perché per quanto ti possano dire che per i primi giorni tua figlia possa nutrirsi solo con le gocce di colostro, tu in fondo stenti sempre un po’ a crederci e quando arriva il latte vero pensi che finalmente potrai cominciare a darle qualcosa di un po’ più sostanzioso.

La bambina piangeva sempre e voleva la tetta ogni ora, in qualche caso anche ogni mezz’ora, sia di giorno che di notte e ogni volta erano dolori!

E’ proprio durante i primi giorni a casa che è necessario fare attenzione a non farsi condizionare, avere le informazioni corrette durante quel primo periodo è fondamentale. Io non le avevo. O meglio … ne avevo alcune corrette e altre meno e altre ancora completamente fuorvianti. Ero completamente confusa e non sapevo bene di chi fidarmi: delle ostetriche? Del pediatra? Delle amiche mamme? Dei familiari? Dei libri? Ognuno diceva la sua e anche le opinioni di persone che rivestivano una posizione che consideravo autorevole spesso erano contrastanti.

Durante la gravidanza avevo letto il libro di Tracy Hoggs che suggeriva di dare solo un seno per volta e cominciare ad allattare ogni 3 ore già dal quinto giorno di vita, ma questo contrastava con le indicazioni che ci aveva dato l’ostetrica al corso preparto che invece sosteneva che bisognava far poppare il bambino da entrambi i seni e allattare a richiesta, ogni volta che il bimbo lo chiedeva finché non si stacca da solo dal seno. Che fare?

Inizialmente la attaccavo solo da una parte anche perché nel frattempo lasciavo riposare un po’ l’altra tetta e tentavo di prolungare il tempo tra le poppate, ma era già difficilissimo arrivare ad 1 ora, figuriamoci alle 3 ore! Considerando inoltre che la piccola, anche lei inesperta e un po’ debole succhiava per 45 minuti, e dato che l’intervallo tra le poppate si calcola dall’inizio della poppata, stava staccata dal seno solo per 15-30 minuti al massimo. Non valeva nemmeno la pena alzarsi dal letto, meglio rimanere lì a riposare. Ricordo che quando si staccava dal seno, aveva una faccia molto soddisfatta e spesso era mezza addormentata, se non completamente. Dopo pochi minuti se non dormiva ritornava a piangere fortissimo e allora si provava di tutto, ninna nanna, dondolii, passeggi, saltelli, balli a tempo di musica, rumore del phon e aspirapolvere … ma niente … lei voleva ancora la tetta! A quel punto le davo anche l’altro seno.

Arrivarono subito i primi commenti e gli pseudo-consigli: “ma avrai latte a sufficienza? Ma sarà abbastanza sostanzioso? Questa bambina non può sempre piangere, non è normale! Ma quante volte la attacchi? Non è un po’ troppo? Così non vivi più! …” e potrei continuare … Di fronte a domande o affermazioni di questo tipo spesso non sapevo bene cosa rispondere. E andavo nel panico. E vi assicuro che la convinzione di non essere in grado di nutrire tua figlia è disarmante e davvero difficile da ostacolare, è molto più facile cedervi. Quindi ora consiglio a tutte le neomamme che sono intenzionate ad allattare di informarsi prima dei processi di formazione del latte e di tutte le difficoltà che potrebbero incontrare sul loro cammino durante l’allattamento. Nel caos di informazioni dell’epoca attuale delle verità esistono eccome e su queste si basa la vita umana da millenni. Un altro consiglio è quello di circondarci possibilmente di persone che davvero possano fornirci il loro aiuto e non solo giudizi e critiche infondate. Per me non è stato propriamente così. Per quanto le persone che mi circondavano fossero quelle che mi volevano bene e per quanto lo facessero in buona fede, purtroppo non mi furono di giovamento.

Già da tempo la società ha deviato lo spontaneo sviluppo dell’essere umano a causa degli interessi commerciali. La gestualità e il sapere che veniva tramandato di generazione in generazione sono stati insabbiati, confusi, in qualche caso quasi annullati negli anni dal consumismo occidentale. Tant’è vero che mia madre non ha allattato né me né mio fratello e così la maggior parte dei componenti femminili della mia famiglia e del mio paese non hanno allattato i loro figli. Sono circondata da persone che credono che il latte materno possa non essere quantitativamente o qualitativamente adeguato a nutrire un figlio … è difficile che riescano a darmi dei buoni consigli o ad essermi in qualche modo di aiuto.

Al corso preparto mi avevano avvertita che non avrei dovuto lasciare che gli altri mettessero in dubbio la mia capacità di allattare, perché avrebbe compromesso l’allattamento. Queste parole mi risuonavano in testa in continuazione e di fronte a tali difficoltà ne cominciai a comprendere il vero significato.

Tentai di resistere il più possibile e di auto convincermi che il latte c’era e che non stavo facendo soffrire la mia bambina. Purtroppo il dubbio di non essere in grado di nutrire tua figlia si insinua ogni minuto e ogni ora del giorno poichè non sai quanto mangia, perché non vedi effettivamente quanto latte succhia, puoi solo verificare quanti pannolini sporca e quanto cresce di peso, ma anche lì devi stare attenta a non lasciarti travolgere dall’ossessione delle doppie pesate per sapere quanto ha mangiato. Io ho fatto pure quello per un periodo. Avevo noleggiato una bilancia in farmacia e pesando la bambina la prima volta appena rientrati dall’ospedale e la seconda volta dopo una settimana, risultava cresciuta solo di 80 g. Allora, a circa 2 settimane di vita, la portammo al nido dell’ospedale per avere un valore confrontabile con il peso rilevato al momento della dimissione. Lì invece risultava cresciuta correttamente … la mia bilancia forse aveva qualche problema?

L’ostetrica dell’ospedale mi disse che, se volevo, potevamo fare la doppia pesata e io acconsentii. Dopo la poppata la bimba pesava solo 40 g in più e la stessa ostetrica mi disse che in effetti era un po’ poco e che avrebbe dovuto prendere almeno 70-80 g di latte per poppata. Allo stesso tempo mi disse che però non dovevo dare molta importanza a questo dato perché dipendeva dalla poppata, a volte i neonati succhiano di più, altre un po’ meno. Io e il mio compagno, tornammo a casa con una sensazione indefinita, un po’ rassicurati e un po’ no … e visto che si cerca di pensare positivo ci stavamo convincendo che dato che la piccola era cresciuta correttamente forse la nostra bilancia non funzionava bene. Cambiammo bilancia.

La bimba continuava a piangere molto spesso, praticamente se non stava dormendo o succhiando piangeva sempre. Mi affrettai a prendere un appuntamento dal pediatra per capire se fosse tutto regolare e nel frattempo cominciai a leggere qualcosa sull’allattamento, da internet soprattutto. Mi palpavo il seno in continuazione per cercare di capire se ci fosse latte, lo strizzavo e uscivano delle goccioline, ma nulla mi dava la certezza che fosse sufficiente.

Purtroppo all’inizio non sei abbastanza esperta e non conosci ancora bene la nuova creatura per interpretare bene i suoi pianti e i suoi gesti. Mi dissero che un neonato piange per diversi motivi: per fame, per caldo o freddo, per il pannolino sporco o altri disagi come l’eccesso di stimoli ecc … Volevo capire se quel pianto, spesso accompagnato dalle mani in bocca, fosse sempre effettivamente fame...magari era solo voglia di succhiare? Pensate che per escludere almeno una causa le cambiavo il pannolino spessissimo, anche di notte ogni volta che si svegliava, poi, dato che continuava a piangere la attaccavo, allora si placava per un po’ o si addormentava.

Non le diedi il ciuccio perché al corso mi era stato detto che dato troppo presto poteva portare a delle complicazioni nella suzione (infatti il succhiotto si succhia a bocca chiusa e il seno a bocca aperta e per un neonato diventa difficile apprendere entrambi i metodi contemporaneamente!) e dato che non volevo aggiungere problemi a problemi volevo evitare di darglielo, anche se ammetto che in qualche notte, esasperata dai continui pianti, ho provato a darglielo, ma non l’ha voluto fino ai 4 mesi d’età. Comunque, fame o voglia di succhiare, la soluzione era sotto il mio naso: il seno.

Andai dal pediatra e mi disse che la bimba aveva bisogno di crescere di più perché in 20 giorni aveva recuperato solo il peso del calo fisiologico. Allora gli chiesi cosa dovevo fare. Disse che dipendeva da me e da quanto ero motivata ad allattare al seno. Poi disse che secondo lui era il caso di darle il latte artificiale. Mi venne da piangere. Avevo perso il lavoro e avrei avuto tutto il tempo da poter dedicare a mia figlia e non riuscire nemmeno ad allattarla mi dispiaceva molto. Ma di fronte ai continui pianti, ai seni dolenti e a un medico che ti dice che la bimba non sta crescendo come dovrebbe, scelsi di darle il biberon. Io gli chiesi se si poteva fare almeno un allattamento misto. Lui rispose un po’ stizzito che l’allattamento misto avrebbe portato comunque a non allattare più al seno in quanto i bambini preferiscono il latte artificiale perché più zuccherino, ma se volevo avrei potuto provare. Dopodichè mi diede le seguenti indicazioni (che per forza avrebbero portato qualsiasi mamma a non allattare più!): mi disse di dare il latte artificiale in sostituzione di due o tre poppate al seno e di allargare bene il foro della tettarella perché il bimbo non deve fare fatica a succhiare. Ripensandoci adesso mi viene la pelle d’oca, e ringrazio di avere un grande spirito critico per valutare bene ciò che mi dicono.

All’inizio lo ascoltai, alternai le poppate perché era più comodo e mi facevano ancora parecchio male i capezzoli. Non allargai invece il foro alla tettarella. Capii che cosa si sentiva ad avere il seno pieno, saltando la poppata il latte prodotto si accumulava e alla poppata successiva ero in grado di soddisfare meglio i bisogni della bambina. Per fortuna stavo continuando a leggere ed informarmi e capii che questo sistema si sarebbe rivelato deleterio: per qualche giorno avrei prodotto lo stesso quantitativo di latte, ma poi, non essendo il seno stimolato tanto come prima, il mio corpo ne avrebbe prodotto sempre di meno, e il latte artificiale avrebbe probabilmente sostituito completamente quello materno.

Riflettei sul fatto che nei paesi sottosviluppati tutte le mamme allattano … perché in occidente non siamo in grado? Qui la vita è troppo comoda e abbiamo subito l’alternativa pronta! Lessi che addirittura una madre adottiva può allattare il suo bambino … ma come? Una donna che non ha nemmeno partorito? Esattamente. E fu la svolta. Allattare diventò il mio obiettivo. Presi effettivamente coscienza che la capacità di nutrire mia figlia dipendeva solo ed esclusivamente dalla mia volontà di farlo. Quando mi dicevano che tutte le mamme possono allattare i loro piccoli volevano dire esattamente questo. Ma allora non lo capivo fino in fondo. Non comprendevo la necessità di impegnarsi così a fondo per fare in modo che un processo così naturale avesse compimento.

Ci sono mamme che hanno subito molto latte (beate loro!) io invece impiegai un mese e mezzo prima di riuscire a togliere l’aggiunta di latte artificiale. La cosa più importante era attaccare la bambina il più possibile. Più il seno viene stimolato più il corpo produce latte. Attaccavo la bambina al seno ogni volta che lo chiedeva e per tutto il tempo che voleva. Finchè riuscivo a sfamarla continuavo con il seno, poi quando durante la poppata mi dava evidenti segnali di insoddisfazione, la lasciavo succhiare ancora un po’ e mentre si arrabbiava preparavo l’aggiunta di latte artificiale. Usavo il biberon (quello a forma di tetta per cercare di creare il meno possibile interferenze con la suzione al seno) anche se su diversi siti internet pro allattamento consigliavano di dare le aggiunte con un cucchiaino o con un dispositivo chiamato DAS, sia per non creare interferenze con la suzione sia per concentrare tutto il bisogno di suggere sul seno e non su altri apparati. Mi sembrarono scelte un po’ estreme, ma mi accorsi che questo mio giudizio fu condizionato dal fatto che l’uso di qualcosa di diverso dal biberon sarebbe stato molto difficile da far comprendere a chi mi stava vicino e avrei rischiato di complicare ulteriormente la mia situazione. Procedendo con l’assiduo allattamento al seno a richiesta e con aggiunte di biberon solo all’occorrenza (e rigorosamente date dopo che il neonato aveva succhiato dal seno) piano piano riuscii a ridurre le aggiunte fino a toglierle del tutto nel giro di un mese e mezzo.

E’ normale che all’inizio i neonati vogliano succhiare spessissimo, hanno uno stomaco molto piccolo che si svuota molto velocemente con il processo di digestione. Inoltre il latte materno è davvero facilmente digeribile e il lattante lo smaltisce in fretta (non a caso i bambini allattati artificialmente hanno un’autonomia superiore tra una poppata e l’altra e manifestano una maggiore sonnolenza, proprio perché il latte in formula è latte di mucca, molto più facile da digerire per un vitello che per un bambino!).

E’ capitato raramente di dovermi alzare la notte a preparare un biberon perché sono riuscita ad usare quasi sempre il mio latte, ma quando capitava ero davvero preoccupata perché la bimba oltre a non riaddormentarsi subito (alla tetta succhiava quasi senza svegliarsi) aveva regolarmente il singhiozzo e quando la mettevo giù temevo sempre potesse avere rigurgiti. Il latte materno mi garantiva invece tranquillità e maggior riposo.

Nei periodi degli scatti di crescita, mia figlia chiedeva di attaccarsi ancora più spesso per comunicare al mio corpo di produrre più latte, perché lei stava crescendo ed esigeva quantitativi maggiori. Rispondendo alle sue richieste nel giro di un paio di giorni il quantitativo di latte aumentava e lei tornava a ridurre il numero delle poppate per poi aumentarlo nuovamente quando l’asticella doveva essere alzata ancora un pochino. Tutto così perfetto, così naturale …

Ora vorrei sfatare alcuni miti o dicerie e dare qualche indicazione tecnica che tanto avrei voluto poter avere io agli inizi della mia esperienza.


  • Non è vero che chi ha un seno piccolo ha meno latte, io non riempio una prima e ora che mia figlia ha sette mesi la sto ancora allattando e nel frattempo si sta auto svezzando (l’autosvezzamento avrebbe bisogno di un altro racconto).
  • Non è vero che se il seno è morbido non hai il latte. Il seno è grosso e duro solo quando deve produrre di più per poi tornare morbido quando il quantitativo di latte si stabilizza. Se ciò non avviene ed il seno rimane duro e dolente probabilmente c’è un ingorgo o una mastite in corso.
  • Solo una piccola porzione di latte viene immagazzinata nel seno quando non si allatta da diverse ore, mentre la maggior parte del latte è prodotto al momento in base alle richieste del neonato.
  • Il seno non spruzza latte ad idrante immediatamente, spesso c’è bisogno di qualche secondo/minuto di suzione anche solo da un lato e quando il latte comincia ad uscire si avverte un pizzicorio al capezzolo del seno non soggetto a suzione che si sta preparando per essere svuotato.
  • Mentre al mattino il latte è abbondante perché l’organismo ha approfittato del riposo del corpo per produrne di più, la sera scarseggia un po’, ma il problema è subito risolto attaccando il bambino più spesso.
  • Crescendo il bimbo aumenta le dimensioni dello stomaco e la sua capacità di stare a digiuno, acquisisce forza e migliora la suzione riducendo così la durata delle poppate. Mia figlia ha cominciato con poppate di 45 minuti mentre oggi svuota entrambi i seni in soli 5 minuti, 10 quando si vuole coccolare un po’.

Essere riuscita ad allattare è stata davvero una grande soddisfazione. Vedere crescere tua figlia e sapere che tu l’hai nutrita con quello stesso corpo meraviglioso che l’ha creata è bellissimo ... si prova una sensazione di potenza molto simile a quella che si sente dopo il parto. Capisci che per il neonato il seno non è solo mangiare e bere, ma è ciò che desidera di più in assoluto nei primi mesi della sua vita, è un ricongiungimento fisico con la madre che rievoca le sensazioni intra uterine, è conforto in questo mondo sconosciuto, è sollievo dai dolori e dalle paure, è Amore. Solo per questo tutte le mamme dovrebbero allattare. Poi anche perché è il latte del seno è sempre pronto e sempre caldo, perché contiene tutti gli anticorpi materni, perché il suo sapore varia in base a ciò che mangia la mamma, perché risponde sempre alle esigenze del bambino variando in base alle sue richieste e ai momenti della giornata, perché è molto pratico da portarsi in giro, perché non costa nulla ed è esattamente ciò di lui o lei hanno bisogno.

Ora so che non esiste in Natura una Madre che NON POSSA allattare il proprio cucciolo, o forse esiste, ma è davvero rarissimo. Ora so perché le tette si chiamano tette, che detto così sembra stupido, ma prima di allattare non ci avevo mai pensato.

di Alicia Negrini

Sull'autrice

Mi chiamo Alicia Negrini e ho 31 anni. Sono laureata in storia dell'arte e Mamma di una bambina di 8 mesi. Attualmente non lavoro perché l'azienda per cui lavoravo ha chiuso quando sono rimasta incinta, quindi mi dedico alla mia piccola finché posso. A settembre, se lei sarà un po' più indipendente, conto di cominciare ad accettare qualche supplenza a scuola. Ora ho questo nuovo lavoro di mamma bellissimo e molto impegnativo da imparare e ce la metterò tutta per essere buon esempio, sostegno amorevole e saggia guida.

Pubblico una filastrocca presa da facebook che riassume con ironia tutti i punti fondamentali

L'ABC della Sisì

Se a richiesta vuoi allattare
il tuo bimbo vai a guardare
niente orari né bilancia
è una cosa un po' di pancia
non dar retta a Tizia e Tizio
che ti dicono: "Ma è un vizio!!"
allattare non è solo
un "fast food" dato al volo,
è conforto, è medicina
è la mamma lì vicina
fa dormire, fa calore
ti disseta, è puro amore.
E se hai dubbi sul tuo latte
non dar retta a storie matte
una pesata ogni sette dì
E controlla la pipì!

E se senti mal di schiena
non è colpa della luna piena:
andrà meglio la poppata
Se ti metti stravaccata.
Sui cuscini ti distendi
il bimbo sopra poi ti prendi;
lui da sé si attaccherà,
senza affanni popperà.

A chi chiede con gran cruccio
"Perché tu non gli dai il ciuccio?"
tu rispondi senza meno
che per quello ci sta il seno;
120 milion d'anni
che funziona senza danni:
se non dà fastidio a me,
perché deve darne a te?

Ciucci, biberon, girelli,
passeggini, giocarelli,
dande, baby-citofòn,
seggioloni e carillòn,
le scarpette col plantare,
pannolini per il mare,
le cremine per il seno,
carrozzine con il freno,
gocce, infusi, integratori,
le cullette coi motori,
la tutina strafirmata,
la cuffietta ricamata,
il servizio "prima pappa",
il lettino che "t'acchiappa",
le babbucce fatte a maglia,
tutta questa cianfrusaglia
non mi serve, no, davvero:
braccia e tette a costo zero!

Ce l'hai il latte? è un po' piccina...
quanto ha preso stamattina?
Ma ti mangia? sembra moscio...
non hai il seno troppo floscio?
Ma ti dorme? è buona? è brava?
Non ti far trattar da schiava...
Hai le occhiaie... sei un po' giù...
quanti chili hai messo su?
Non mangiare questo e quello,
prendi infuso al finocchiello,
Non stressarti, te lo vieto
o il tuo latte sa d'aceto!
Niente sole o ti si cuoce,
e se è rancido gli nuoce;
non ti devi affaticare
se non vuoi farlo guastare,
bevi birra, senti a Zia,
niente sugo, fa allergia!

Nonne, suocere, cognate
e le altre imparentate,
la barista, la portiera,
quel passante di iersera,
luminari patentati,
dotti, esperti accreditati,
azzittatevi, perché
so sbagliare anche da me!

Ed a chi mi da consigli,
come crescere i miei figli,
dico: Passa un po' al mattino
con cornetto e cappuccino,
fai la spesa, fa' il bucato,
fammi un po' riprender fiato,
lava un po' di pavimenti,
fammi pranzi succulenti,
rigovernami il lavello,
lo stendino è nel tinello,
c'è la scopa in ripostiglio,
e a me lasciami mio figlio!

Ma lo allatti ancora tu?
Ormai il latte non c'è più!!
non la dare ad ogni quando,
che ti sta manipolando!
La tua bimba è assai furbetta,
non gli dare sempre retta,
te la sei proprio cercata,
ché l'hai male abituata!
devi esser senza cuore
o ti sveglia ogni due ore,
porta chiusa e luce spenta,
se la bimba si lamenta
tu ti affacci un momentino
e gli fai un bel discorsino:
"Amor mio e di papà
noi due stiamo un po' di là,
ecco qui, mettiti sotto,
tu ci hai il ciuccio e l'orsacchiotto".
Urla? Piange? Ha rigettato?
Non restare impressionato
cambia il letto, poi va via,
è per la sua autonomia!

Tracy Hoggs ed Estivil,
Tipi tristi, oscuri e vil,
alla larga, state indietro
con il vostro credo tetro!
Nella notte s'ode un pianto,
ecco qui, le sono accanto...
dò la tetta... tutto tace...
ecco, scende una gran pace.
Cari Tracy ed Eduardo,
non vi degno di uno sguardo!

Antonella Sagone

Leggi anche: Allattamento al seno, la mia esperienza

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