Gravidanza trigemellare

Il mio parto trigemellare. Ora sono una madre single, ma felice

Di mammenellarete
tregemelli

26 Ottobre 2016 | Aggiornato il 14 Giugno 2017
Cercavo un figlio da tempo e mi rivolsi a un centro specializzato. Finalmente arrivò il responso: erano tre sacche (gravidanza triamniotica tricoriale). Con forza mi dissi: "Voluta la bicicletta, bene, pedala!". Fu una gravidanza stupenda, mai una nausea, niente di niente, fino al quinto mese ancora lavavo i balconi, poi esplosi con un panzone esagerato. Arrivò il giorno del parto: anestesia parziale e cesareo d'urgenza, non li vidi, li sentii solo piangere... e via! Ora sono una mamma felice quarantatreenne, anche se single, di tre gemelli.

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Vi scrivo la mia storia di mamma trigemellare, stanca ma felice! Ho quasi 43 anni. La mia avventura iniziò nel 2012, quando decidemmo, io e il mio compagno, di "fidanzarci" seriamente.

 

Avevamo sempre rapporti liberi, ma la gravidanza non arrivava, quindi avviammo le indagini che svelarono una chiusura delle tube, conseguenza di una infezione non curata. Dovevo fare una scelta, o lasciare lui, così poteva fare una famiglia con una donna "sana" oppure intraprendere un percorso di PMA, sottopormi a bombardamenti ormonali, che chissà quale esito avrebbe dato!

 

Iniziammo il nostro percorso a giugno 2014 con un tentativo di Iui, così... Ma due giorni dopo l'inseminazione ebbi, mentre facevo copertura territorio con l'ambulanza, un trauma ad un occhio che mi indirizzò in ospedale dove terapie farmacologiche probabilmente bloccarono l'impianto che, a mio parere, non sarebbe mai avvenuto, con le tube chiuse.

 

Poi ci fermammo perché il centro chiuse per l'estate, per poi riprendere a settembre. Terapia ormonale con siringhe sottocute, ecografie, ogni volta 120 km tra andata e ritorno. Nel cuore nessuna speranza! Il 29 settembre feci il pick-up, cioè il prelievo degli ovuli formatisi sotto stimolazione, l'intervento in anestesia totale.

 

Fu carino il risveglio, mi sentivo leggera, di buon umore. Il 2 ottobre feci l'impianto, avevo firmato il consenso per 3 embrioni nella speranza che almeno uno fosse rimasto con me! Beh, dal 4 ottobre cominciai a sentire dolori, sentivo tirare, graffiare, pungere alle ovaie.

 

Due giorni prima della scadenza del termine previsto per fare le beta, mi sentii malissimo, avevo il volto bollente e il corpo freddo e tremavo, allora il mio compagno mi "obbligò" a fare un test anche se erano le 19:30. Uscì positivo, ma molto flebile la seconda linea!

 

La mattina dopo andai a fare le beta, informai il centro. Avevo comunque la febbre alta, ma non ero influenzata. Il lunedì, giorno previsto per le beta, le ripetei e anche il mercoledì, c'era una crescita anomala, non crescevano come previsto, sembrava qualcosa si stesse fermando. Cominciai a preoccuparmi fino al martedì successivo giorno della prima eco al centro!

 

In realtà la sera prima mi ero recata dal ginecologo che poi mi seguì per tutta la gravidanza. TRE camere, tre cuoricini che si accendevano e spengevano come lampadine. Solo uno era un po' più debole, ero stata informata dell'ipotesi di un aborto, ma mi fu fatta anche una proposta: ABORTO SELETTIVO. Ma a chi? Cioè con un esame avrebbero individuato l'embrione più piccolo ed eliminato.

 

E chi mi garantiva che togliendo quello non sarebbero andati via anche gli altri? Non potevo fare 800 km per fare un aborto. Sono contraria, non è terapeutico, ma solo ad alto rischio come la gravidanza trigemina a 41 anni all'epoca! Beh i bambini non ci chiedono di nascere, sappiamo come funziona no??? E poi con la fivet li volevo proprio. E adesso? Ma non diciamo cavolate.

 

Bene il giorno dopo, al centro mi confermano la presenza di tre sacche (gravidanza triamniotica tricoriale). Con forza mi dissi: "Voluta la bicicletta, bene, pedala!". Fu una gravidanza stupenda, mai una nausea, niente di niente, fino al quinto mese ancora lavavo i balconi, poi esplosi con un panzone esagerato, mi gonfiai. Monitorizzavo costantemente la pressione, il diabete.

 

Intanto loro iniziavano a ballare sempre di più, non dormivo più, solo un po' il pomeriggio, sul divano. La notte era un incubo, calci e poi si puntavano sotto le costole non respiravo, piangevo tanto per il sonno, ma non trovavo posizioni adatte, ero arrivata a mettere una decina di cuscini e niente.

 

Comunque il ginecologo mi seguiva scrupolosamente. Ero anche la sua "prima volta trigemellare" in 30 anni di esperienza. Alla fine del sesto mese iniziai a preparare la valigia, cambi, body microscopici mai usati... Passò il sesto, il settimo a 31+5... tacchete! Rottura di un sacco!

 

La mattina non riuscivo ad alzarmi, avevo un dolore "sotto" tremendo, mi sentivo tagliare in due. Dentro di me pensai che non ce l'avrei fatta a superare la giornata. Perdevo acqua, il pomeriggio verso le 18 andai in ospedale dove subito mi misero sotto tracciato, iperattività dei bimbi. Uno un po' meno, subito l'ecografia confermò la perdita importante di liquido più giro di cordone intorno al collo sofferenza fetale.

 

Poco tempo dopo ero sulla tavola operatoria, anestesia parziale e cesareo d'urgenza, non li vidi, li sentii solo piangere... e via! Tornai dopo qualche ora in stanza, sola, vuota, stordita... Mamma, ma senza figli. Il giorno dopo ebbi un'enorme sofferenza. Mai provato un dolore simile: la ferita del cesareo mi faceva malissimo. Non potevo camminare, mi sentivo divisa in due e poi in Utin...

 

Quello spazio intermedio vidi i miei bambini. Gesù! Sembravano conigli, secchi con quei pannolini enormi, pieni di tubi. Mamma quanti pianti... E iniziai a sentirmi in colpa per non essere riuscita ad andare oltre. Pesavano 1.600, 1.580, 1.240. Il cesareo è un parto di testa, devi inventare un'altra strada per espellere il bambino, ti rimane tutto dentro e poi quei 40 giorni in terapia intensiva... Mi tiravo il latte, ogni goccia valeva tanto oro...

 

Ce ne tornammo a casa, li allattai al seno, ma ho sofferto tanto anche di depressione, sentimenti che ho poi represso. I bambini sono nati il 25 aprile 2015, stanno bene, sono vivacissimi. Purtroppo col papà ci siamo lasciati, ma viviamo separati in casa. Mi aiuta comunque molto con i bambini. Ho scritto questa lunga storia di speranza, di vita, di pianti stanchezza, ma di tanta gioia che auguro a tutti.

 

di Lucia

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

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