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Di mammenellarete
fecondazionedonna

18 Maggio 2017
Figlia di genitori separati, decisi che io una famiglia tutta mia non l’avrei mai avuta. Finché trovai lui. Lo facemmo, ci sposammo. E io mi sentii pronta per un figlio. Scegliere di avere un bambino però era una cosa molto diversa e lontana dal restare incinta. Iniziammo un percorso di procreazione assistita. In silenzio. Soltanto lui ed io. Scegliemmo di tenerci tutto dentro, di affrontare questa salita nell’intimità della coppia. 

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A due anni ero figlia di genitori separati.
Vivevamo in una cittadina di provincia e avevamo tutti contro. I separati, in quegli anni, erano colpevoli. Anzi, le donne separate lo erano.


Credevo di avere contro di me anche i miei genitori, presi a farsi una guerra senza regole durata ufficialmente dieci anni, ma mai davvero finita o digerita completamente.
Così decisi che io una famiglia tutta mia non l’avrei mai avuta.
Non mi sarei mai legata profondamente ad un uomo, mi avrebbe tradita e ferita. Mi avrebbe abbandonata.


Non mi sarei mai assunta la responsabilità di mettere al mondo un figlio, perché la paura di infliggergli un dolore come quello che provavo io era troppo forte.
Per anni sono andata avanti a leccarmi le ferite.
Poi, all’improvviso, è arrivato lui. 


Non avevo neanche tanta voglia di andarci, a quella festa. Invitai un amico, anche se ero certa che non sarebbe venuto. Invece venne. E si presentò con lui.
Da lì a trovarci avvolti in un bacio indimenticabile e travolgente, il passo fu breve. Ci bastò guardarci negli occhi per riconoscerci ed innamorarci. Senza parole, immobili, circondati dalla folla di un supermercato nell’ora di punta, capimmo. Capimmo che la vita ci stava offrendo un dono, stava a noi raccoglierlo e prendercene cura.


Lo facemmo. Con tutte le difficoltà legate alle storie delle nostre vite, decidemmo di prenderci per mano e di sposarci. Sposarci. Ancora oggi il suono di questa parola mi fa vibrare. Non avrei mai pensato di associarla a me. Proprio a me. E senza neanche rendermene conto, sentii esplodermi dentro il desiderio di essere mamma. La mamma di nostro figlio. 


Mi sentivo pronta. Avevo superato ostacoli su ostacoli, avevo imparato ad amare, stando insieme a lui. Avevo imparato ad amarmi. Ero sicura che avrei amato infinitamente anche nostro figlio. Ed ero certa che avrei fatto di tutto per offrirgli una vita più felice di quella che avevo vissuto io.

 
All’inizio credevamo che fosse la cosa più semplice e naturale del mondo: lo avevano fatto milioni di persone prima di noi e altrettante lo avrebbero fatto dopo di noi.


La scoperta della verità fu amara: scegliere di avere un bambino era una cosa molto diversa e lontana dal restare incinta. Gradualmente mi affacciai al mondo della rete: cercavo consigli, esperienze, informazioni. Piano piano le nostre azioni si adeguarono alla realtà e chiedemmo aiuto.


Iniziammo un percorso di procreazione assistita. In silenzio. Soltanto lui ed io. Scegliemmo di tenerci tutto dentro, di affrontare questa salita nell’intimità della coppia. 


Ma io leggevo e rileggevo gli infiniti post di chi ce l’aveva fatta e di chi piangeva lacrime corrosive e struggenti. Mi ponevo mille domande, mi assalivano i dubbi, ma l’unico modo per uscirne era andare avanti fino alla fine, ed affrontare qualunque cosa sarebbe arrivata. 

Ora ne siamo finalmente fuori. Siamo cresciuti, siamo più forti, e altre prospettive ci si pongono davanti.


Un giorno, raccontando un episodio della mia vita ad una mia insegnante, lei mi disse: “perché non lo scrivi? Potresti aiutare molte persone attraverso la condivisione delle tue esperienze”.


Ci pensai un po’. In effetti, realizzai che avevo molte cose da raccontare e capii che scrivere mi avrebbe fatto bene, e mi avrebbe dato la possibilità di tendere una mano a chi ha vissuto o sta vivendo situazioni ed emozioni analoghe alle mie.


E’ da questo scambio che è nato il blog Famiglia a Modo Mio (www.famigliamodomio.wordpress.com).


Un blog nel quale affrontare apertamente gioie e dolori, successi e fallimenti, di quell’ampio, meraviglioso, viscerale mondo chiamato famiglia.

 

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