come rimanere incinta

Non riuscivo a restare incinta, ma non ho mai perso la speranza

Di mammenellarete
coppia

22 Agosto 2014
Il ciclo irregolare fin da giovanissima, l'ovaio policistico e valori sballati della tiroide. Non cerano certo le premesse migliori per riuscire a 'beccare la cicogna' e invece ... Il percorso è stato lungo e travagliato, ma anche grazie all'incontro con un ginecologo competente e umano la storia si chiude con un lietissimo The end

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Ho sempre avuto un ciclo assolutamente irregolare fin da giovanissima. Inizialmente avevo ritardi di 15 giorni, poi le mestruazioni hanno iniziato a venire un mese sì e un mese no, poi un mese sì e tre mesi no, fino ad arrivare addirittura soltanto due volte l'anno.

Il mio ginecologo di allora, un noto professore universitario romano, non mi aveva mai fatto fare un'ecografia (nel suo studio non aveva neanche l'ecografo), ma aveva deciso di farmi prendere la pillola anticoncezionale per dieci anni, senza mai spiegarmi il problema. Anzi, senza mai dirmi che poteva esserci un problema. L'unica cosa che mi diceva era che dovevo dimagrire (all'epoca ero sovrappeso).

Finché sei giovane non pensi ai problemi che un domani potresti avere per la ricerca di un figlio, vedi tua sorella con il tuo stesso ciclo, il ginecologo non ti dice nulla e quindi per te il problema non esiste.

Arrivò il 2008, un anno di svolta. Conobbi il mio attuale marito, con il quale andai subito a convivere. Alla nostra famiglia, formata da me, lui e una cagnolona, piano piano si aggiunsero un gattone e un altro cagnolino. Tutti trovati per strada. Poi lui perse il lavoro. Io faticai a tirar avanti la baracca. Per fortuna non pagavamo l'affitto perché i miei genitori ci avevano dato la casa, ma era difficile andare avanti soltanto con 500€ al mese. Ed era impossibile pensare a matrimonio e a figli in quelle condizioni.

Poi piano piano con il mio lavoro iniziai a guadagnare di più, le cose si aggiustarono e nel 2011 coronammo il nostro sogno d'amore con un bel matrimonio.

Smisi subito la pillola e cominciò la nostra caccia alla cicogna. Io ero terrorizzata, sapevo che il ciclo sarebbe sparito e avevo il terrore di non poter avere figli. E infatti il ciclo sparì, per tornare dopo 6 mesi. I test di gravidanza negativi, la disperazione, la vergogna nei confronti di lui, il non sentirsi donna. Vi lascio immaginare il mio stato d'animo.

Poi verso Natale il ciclo tornò, ma nel frattempo la situazione economica iniziò a peggiorare nuovamente, lui era sempre senza lavoro e cercava di arrangiarsi come poteva. Il mio lavoro ebbe una forte battuta d'arresto, quindi mettemmo da parte il nostro sogno per un po' e io ricominciai ad assumere la pillola.

Decidemmo di comune accordo di prenderci un anno per noi, senza pensieri e senza delusioni.

Verso la fine dell'anno cominciai a cercare un nuovo ginecologo: cercare un figlio con quello che avevo non mi dava alcuna sicurezza.

Chiesi in giro, cercai su internet. Volevo il migliore. Tutte le amiche mi consigliavano il loro ginecologo, ma nessuno mi ispirava abbastanza. Sapevo che, come sempre nella vita, l'istinto mi avrebbe guidata. Ad un certo punto una conoscente mi disse: "Vai dal mio, a me avevano detto che ero sterile e non potevo avere figli, ora ne ho tre!".

Chiesi subito i contatti, cercai su internet. Questo ginecologo era professore universitario, lavorava in un noto ospedale romano. Vidi la sua foto e sentii nei suoi confronti un senso di fiducia totale. Chiamai e presi appuntamento. Era novembre. Il primo posto libero era per gennaio. "E va bene" - mi dissi - "è così che deve andare". Dopo due mesi di attesa, durante i quali non sapevo se continuare o meno la pillola, decisi comunque di continuarla, pensando che se la interrompevo il dottore non avrebbe visto il problema.

Arrivò il fatidico giorno della visita. Mio marito ebbe un impegno improvviso, quindi mi accompagnò mia madre. Mi sedetti davanti a lui, che prese un foglio sul quale scrisse il suo numero di cellulare e di casa: "Questi sono i miei numeri, qualsiasi cosa mi chiami, giorno e notte".

Ero sbalordita. Il ginecologo precedente mi aveva dato solo l'email, e mi rispondeva una volta sì e dieci no. Se chiamavi in studio la segretaria non te lo passava mai, ma prendeva il messaggio e riferiva, per poi richiamarti una volta sì e dieci no.

Il nuovo dottore mi chiese qual era il mio problema e io gli spiegai tutto. Lui mi guardò e mi disse: "Ci vediamo tra un paio di mesi, smetta la pillola".

E io: "Ma non mi visita?". "Se la visitassi ora, sarebbe come voler vedere se una macchina cammina, osservandola da ferma al parcheggio. Vada e stia tranquilla. E voi" - continuò, riferendosi a mia madre - "lasciatela tranquilla, mi raccomando!".

Io ero un po' delusa. Lui si alzò e si avvicinò a me, in seguito mi abbracciò, cogliendomi del tutto alla sprovvista. Mi invitò ad uscire, dicendomi: "Andate pure, non mi dovete nulla". Tutto questo durò non più di 5 minuti. Io e mia madre rimanemmo assolutamente senza parole, uscimmo dal palazzo e ci guardammo quasi sotto shock: lì per lì non capimmo se quello che era successo fosse un bene o un male.

Poi le nostre menti ricominciarono a funzionare e ci dicemmo che il dottore avrebbe potuto benissimo fare la visita e prendersi i soldi. Non lo aveva fatto, quindi era stato onesto. Ne parlai con mio marito, e decidemmo insieme di fidarci.

Smisi la pillola. Era gennaio. Non mi vennero le mestruazioni fino a marzo. A marzo lo chiamai e glielo dissi. Mi disse di andare da lui e due giorni dopo andai per la visita. Mi fece un'ecografia transvaginale.

Nel monitor vidi delle forme che ricordavano quella di un "groviera". Lui mi disse: "Signora, lei ha le ovaie policistiche. È per questo che ha il ciclo irregolare". Poi mi prescrisse il progesterone e mi disse di stare tranquilla, poiché si sarebbe aggiustato tutto. Anche stavolta la visita non durò più di cinque minuti.

Mio marito, che quella volta era con me, mi consigliò di fidarmi. Cominciai la terapia di progesterone e dopo una decina di giorni arrivò il ciclo. Per poi sparire per altri due mesi.

Era maggio quando richiamai il professore, che mi diede appuntamento di nuovo nel giro di due giorni. Dalla visita scoprii di avere ancora delle cisti alle ovaie, e di nuovo lui mi diede progesterone, stavolta da prendere ogni giorno per tutti i mesi seguenti.

E così il ciclo si regolarizzò. Io intanto iniziai a studiare i metodi per aiutare a capire quando si ovula: la temperatura basale, il muco, la cervice.

Mio marito ed io cominciammo così ad avere rapporti mirati. Il primo mese fu anche divertente, ma già dal secondo la voglia di farlo a comando cominciò a non esserci più. E così fino ad agosto, quando la sera della presunta ovulazione mio marito non si sentì bene e io mi arrabbiai con lui, riversandogli addosso tutta la mia frustrazione.

Verso fine agosto arrivò un ciclo stranissimo, nero e maleodorante. Chiamai subito il professore, che mi ricevette il giorno successivo. "Niente da fare signora, cisti...". Io gli risposi che stavo prendendo la temperatura basale, gli feci vedere i grafici, gli dissi la data dell'ultima ovulazione. Lui, con una faccia sconsolata e amorevole, mi disse: "Signora, da quando la conosco lei non ha mai ovulato. Credo che sia inutile continuare così: passiamo alle stimolazioni. Le dò il numero di una collega che si occupa prettamente di questo".

Queste semplici parole gettarono me e mio marito nello sconforto più totale. Disperazione, rabbia, impotenza. Questi i miei sentimenti in quel momento. Presi il numero di cellulare della dottoressa e uscimmo dallo studio. Decidemmo di chiamarla subito. Era fine agosto, non credevo che mi rispondesse. Invece rispose subito.

Le dissi che mi mandava il professore e chiesi se disturbavo, lei mi disse che era in spiaggia, ma che potevo parlare tranquillamente. Le spiegai tutto. Probabilmente percepì qualcosa di particolare nella mia voce, per cui mi disse: "Ha carta e penna? Le dico cosa deve fare prima di venire a fare la visita, così non perdiamo tempo". Io, entusiasta, segnai tutto: analisi del sangue per me, spermiogramma per il marito, salpingografia, visita dall'endocrinologo e chi più ne ha più ne metta. La ringraziai e le dissi che l'avrei richiamata quando avrei avuto tutti gli esami pronti.

Cominciarono giorni di visite, di esami, di analisi. A mio marito trovarono "pochi spermini normali". La chiamai e lei gli prescrisse un integratore e di fare un ecocolor doppler ai testicoli per escludere il varicocele. Per fortuna era tutto ok. Ovviamente smisi di prendere la temperatura basale e ricominciarono i rapporti liberi. Mio marito ed io ci iscrivemmo a un corso di sub, comprando l'attrezzatura necessaria. Arrivò il giorno del ciclo, ma le mestruazioni non arrivarono.

Continuavo intanto a prendere il progesterone. Qualche giorno dopo andai in farmacia a comprare un test di gravidanza, quasi sicura che fosse positivo. Quello stesso giorno io e mio marito avevamo ospiti che venivano da un'altra città e che vollero fare un giro turistico della città. Io feci il test in un bagno pubblico di un Mc Donald's nel centro di Roma. Ero convinta che fosse positivo. Invece niente. Terribilmente negativo. "Stupida! Di che ti meravigli?! Non ovuli!".

Quello stesso giorno ebbi una strana perdita mucosa, che doveva indicare l'ovulazione. Non persi le speranze e feci un test per l'ovulazione: positivo. Nel dubbio mio marito ed io decidemmo di provarci. Erano nove giorni che non avevamo rapporti. "Vabbè, tentar non nuoce" - ci dicemmo.

Il giorno dopo avemmo un altro rapporto. Pochi giorni dopo avrei dovuto fare l'isterosalpingografia, per la quale era necessario fare preventivamente un test di gravidanza che doveva risultare negativo. Decisi di aspettare e di spostarla. Quella stessa sera cominciò a farmi male il seno, dopo otto giorni ebbi una nausea pazzesca, il nono giorno mi svegliai con uno strano sapore di ferro in bocca.

Il quattordicesimo giorno andai dall'endocrinologo, che mi disse di volermi sottoporre ad un particolare macchinario che mi avrebbe analizzato tutto il corpo. Io tergiversai e gli dissi che forse non era il caso, perché avrei potuto essere incinta. Allora lui mi fece l'eco alla tiroide e mi disse che doveva darmi delle medicine, poiché, dato il valore del tsh, un'eventuale gravidanza avrebbe potuto portarmi a un'aborto spontaneo.

Mi disse di fare subito un test di gravidanza (e poi le analisi del sangue), perché se fosse risultato positivo, avrei dovuto cominciare subito una cura per abbassare i valori; invece se fosse stato negativo, avrei dovuto fare un'altra cura. Andammo via un po' frastornati e ci ripromettemmo di andare subito a fare le analisi.

Accompagnai mio marito a un appuntamento. Dovevo poi andare a lavoro, ma non riuscii a resistere: corsi in farmacia a comprare un test di gravidanza digitale. Giunta a lavoro, mi chiusi in bagno. I pochi secondi di attesa mi sembrarono interminabili, finché lessi: "INCINTA 2/3". Scoppiai a piangere, chiamai subito mio marito e tra le lacrime gli dissi: "Sono incinta!".

Lui rimase in silenzio, era sotto shock. Dopo un po' riprese la parola, ma riuscì a dirmi solo: "Ok, ci vediamo dopo". Uscii dal lavoro come una pazza, tra lo stupore di tutti, e corsi proprio davanti al palazzo dove poche ore prima avevo lasciato mio marito. Avevo ancora il test di gravidanza in mano.

Dopo pochi minuti arrivò mio marito, che mi vide e scoppiò a piangere, abbracciandomi. Mi disse poi: "Aspettiamo, non speriamoci troppo". Io gli dissi che sentivo che sarebbe andato tutto bene. Chiamammo subito l'endocrinologo dandogli la notizia e lui mi disse di cominciare subito la medicina prescritta e di incrociare le dita. Io avevo paura, ma sentivo che sarebbe andato tutto bene. E infatti così fu. Piano piano il valore del tsh si è abbassò, la gravidanza fu assolutamente fantastica, così come il parto.

Ora la piccola Arianna, che ha due mesi, è la luce dei nostri occhi. E abbiamo già cominciato a cercare il secondo figlio. Ovviamente non ho più fatto la salpingografia!

di mamma anonima

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