depressione post parto

Depressione post parto: dall'inferno si esce, ma NON DA SOLE

Di mammenellarete
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29 Gennaio 2015 | Aggiornato il 07 Luglio 2017
Ho 27 anni e ho dato alla luce una bambina quasi tre anni fa. Ho vissuto, subito dopo il parto, un periodo di depressione, dal quale sono risalita con difficoltà e con l'aiuto di medici e di familiari. Posso dire che non maledico più la mia malattia, ma la ringrazio perché è stata il mio male e al tempo stesso la mia cura. Mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo.  Ho un desiderio grande ora: vorrei avere un altro bimbo. Ma ho anche paura di rivivere l'inferno.

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28 febbraio 2012.

ore 6.57.

Un giorno, un'ora, che mai potrò cancellare dal mio cuore. Nacque la mia prima figlia, Giordana, 2.980 kg di puro amore. Una figlia desiderata con tutta l'anima. Ebbi una gravidanza bellissima e un parto veloce, anche se lo affrontai con tantissima paura.

Appena Giordana venne al mondo la misero tra le mie braccia e io ero talmente tesa per il parto che non riuscii a versare neanche una lacrima. Mi portarono in stanza ed ebbi un attacco di panico. Mi dissero però di non preoccuparmi perché sicuramente era un "calo di ormoni".

Piansi e passò tutto, anche se mi sentivo tanto stanca e avevo ad ogni poppata dei cali di zuccheri. Tornammo a casa e si manifestò il classico "baby blues". Furono giorni di stanchezza e di lacrime.

Dopo 20 giorni iniziai a stare meglio. Allattai mia figlia per un mese solo, dopo decisi di smettere perché continuavo ad avere forti cali di zuccheri ad ogni poppata e invece di ingrassare perdevo peso. Passai al latte artificiale e continuai la mia nuova vita da mamma.

Ero però molto possessiva con mia figlia. Non volevo mai staccarmi da lei. Non sapevo che anche questa era una forma di depressione. Mio marito mi implorava di trovare del tempo per me, di andare dal parrucchiere, di uscire, di farmi un bagno in serenità. Ma io rifiutavo.

Dove andavo io, c'era la mia bambina. Giordana compì quattro mesi e io iniziavo a sentirmi sempre più stanca. Non dormivo bene durante la notte e la mattina mi svegliavo già stanca. Iniziavo a isolarmi e a sentirmi isolata.

Finché una mattina mi alzai e sentii un gran vuoto dentro. Da quel momento iniziò il mio calvario. Mi sedetti in camera da letto e, con la testa tra le mani, implorai mio marito e mia madre di aiutarmi, perché soffrivo di depressione post parto.

Tutti pensarono a qualcosa di passeggero, ma dentro di me sentivo che era qualcosa di più grande. La prima cosa che feci fu chiamare la ginecologa. "Forse ho qualche ormone che non va" - le dissi. Lei da incosciente mi suggerì di andare in farmacia e di comprare un antidepressivo.

Io odiavo le medicine e mi rifiutai di farlo. Iniziai a non mangiare, a non dormire, ad avere dei vuoti di memoria. Facevo fatica anche a ricordare le cose più sciocche. E in più iniziai ad avere il "terrore di mia figlia". Non accorrevo nemmeno più quando piangeva! Come era possibile se fino a due giorni prima non volevo staccarmi da lei?

Iniziai ad avere forti attacchi di panico. Andavo via di casa per poi tornare quando erano passati. Mio marito affittò una casa al mare nel mese di agosto, convinto che un po di relax mi avrebbe guarita. Facevo fatica ad alzarmi anche dal letto.

Cercammo un bravo psichiatra, che si occupasse anche di omeopatia. La prima cosa che mi disse fu che avrebbe cercato di aiutarmi ad uscirne senza antidepressivi, perché ero giovane e perché, a suo parere, gli antidepressivi sono un palliativo: nascondono i sintomi, ma non li curano.

Mi prescrisse solo delle gocce per calmare almeno l'ansia e il panico. La prima volta ne presi 15 e, dopo un mese che non dormivo, riuscii a riposare bene. Ma nemmeno quello mi aiutò.

Mia madre intanto mi aiutò con la bambina: non mi lasciavano mai da sola quando mio marito andava a lavoro. Io non ero in grado più di fare nulla. Mi ricordo che un giorno dissi a mio marito che, piuttosto che vivere così, preferivo morire. Non vedevo una via d'uscita. Intanto i sintomi variavano. Non volevo vedere nessuno che non fosse la mia famiglia, avevo iniziato a mangiare troppo per placare il nervosismo, dormivo troppo e non volevo più uscire di casa.

Anche andare a fare la terapia una volta alla settimana era un problema perché avevo il terrore di mettere piede fuori casa. Anche farmi la doccia era fonte di paura: non avevo nemmeno voglia di lavarmi! Mi sentivo sempre svenire. Cercavo di trovare la forza dentro di me, ma non ci riuscivo e mi arrabbiavo con me stessa. Piansi tutti i giorni per circa un anno.

Lo psichiatra intanto mi dava cure omeopatiche e fiori di Bach. Ma per me c'era un miglioramento solo quando prendevo le gocce che mi toglievano un po' l'ansia. Dopo 8 mesi di terapie mio marito mi propose l'ipnosi. Costava un bel po', ma ci provammo! Svolsi cinque sedute in totale.

Da quel momento iniziai ad avere i primi segni di miglioramento, ma non ero ancora guarita. Chiesi a mio marito di tornare a vivere da soli e chiesi a mia madre di venire soltanto la mattina. Volevo sforzarmi e occuparmi io della casa e della bimba.

Svolsi anche dei controlli medici perché la stanchezza che continuavo a sentire, il bisogno di zuccheri per i miei cali, il mio star male ogni mese per la sindrome premestruale e per il ciclo mi facevano pensare che qualcosa non andasse anche a livello fisico.

Dopo vari controlli scoprirono che la mia ghiandola surrenalica non lavorava bene e che avevo un calo di elettroliti. Mi tolsero lo zucchero bianco dalla dieta e già dopo un mese il mio umore migliorò. Mi diedero degli integratori. Nonostante ciò, nulla era facile perché a volte facevo fatica ad alzarmi dal divano. Se prima scappavo da casa, adesso mi sentivo "rigida", quasi un pezzo di marmo per quanto erano tesi i nervi.

Mi diedi un punto fermo: ricominciare da mia figlia, ricominciare ad instaurare un rapporto con lei. Intanto trovai una brava psicoterapeuta, che mi segue anche oggi e che è diventata il mio angelo custode.

E' trascorso un anno dalla malattia e le mie mille paure non sono ancora andate via. Ma non piango più come prima e riesco a stare di nuovo da sola con mia figlia. Ho deciso di iscriverla al nido per avere del tempo per me la mattina e per ricominciare ad uscire un po'! La porto la mattina e alle 13 vado a riprenderla.

Intanto la mia terapia è andata avanti e va avanti tuttora. Piano piano lavoro, con la psicoterapeuta, sulle mie paure. Senza rendermene conto ho iniziato a fare passi da gigante. Ho abbattuto molte barriere che mi si erano alzate davanti. Ho ricominciato ad andare al supermercato e a fare la spesa e a relazionarmi con le persone. Adesso esco molto di più. La stanchezza inizia a sparire!

Anche se faccio ancora i conti con l'ansia tutti i giorni, la terapia continua e va sempre meglio. Inizio ad ascoltarmi e ad ascoltare le mie esigenze. Cerco di capire le mie paure, perché qualcosa vogliono dirmi e cerco di affrontarle piano piano. Mia figlia va al nido, ha quasi tre anni ormai. Io mi occupo della spesa e della casa. Ho ricominciato a cucinare e a fare i dolci.

Esco, vado al cinema, al ristorante, nei negozi. Ho ricominciato a guidare da due mesi. Sono guarita? Non del tutto, perché le paure e gli strascichi di questa malattia si portano dietro. La mia è stata una psicosi maggiore con ansia e panico post parto. A volte ci sono dei giorni "no", ma ho imparato ad affrontarli. Ho imparato a dirmi che può succedere e che questo non vuol dire che sto regredendo.

Per quanto sia possibile cerco di star lontano dallo stress, ma a volte è inevitabile. Ho perso mia nonna tre mesi fa ed il terrore di ricadere nel buio è stato tanto. Infatti ho trascorso 10 giorni di confusione e apatia totale. Poi ho iniziato a dar voce alle emozioni e al dolore e sto superando bene anche questa prova. Ogni tanto mi sveglio ancora in piena notte in preda al panico, ma, invece di scappare, sto imparando a gestire questi momenti.

Posso dire che non maledico più la mia malattia, ma la ringrazio perché è stata il mio male e al tempo stesso la mia cura. Mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo. Ho imparato ad ascoltarmi, ad ascoltare le mie esigenze. Ho imparato i miei limiti, ho imparato a dire no quando ne sento il bisogno, a chiedere aiuto se serve, a riposarmi quando mi sento stanca.

Ho imparato a trovare il tempo per me, che siano anche 10 minuti al giorno per fare ciò che più mi gratifica. Ho imparato ad avere un rapporto sano con mia figlia senza sentirmi in colpa se la lascio a casa per farmi i capelli. Ho imparato a dar voce alle mie emozioni, brutte o belle che siano. E se un giorno non mi sento bene mi fermo, mi riposo, rifletto e ricomincio.

Non nego che la paura di quel tunnel è tanta, si sta sempre con gli occhi ben aperti, però il peggio è passato. Continuo la mia terapia due volte al mese. E prendo le gocce all'occorrenza perché purtroppo l'ansia c'è e ormai ci convivo. Tutto ciò mi ha cambiata. Mi ha resa più forte e più fragile allo stesso tempo.

Ho un desiderio grande nel cuore, ma la mia paura ora mi impedisce dì realizzarlo. Vorrei avere un altro bimbo. Purtroppo la paura di rivivere l'inferno non mi fa ancora essere pronta. Ce la farò prima o poi, perché non voglio rimpianti. Posso solo dire a tutte le mamme di non vergognarsi. Siamo esseri umani ancora prima di essere madri e anche noi possiamo cadere.

Dico alle mamme che soffrono di depressione di farsi aiutare, perché uscire da sole da questo tunnel è veramente difficile se non impossibile. Spero di esservi stata utile.

Mi auguro anche che inizi una sensibilizzazione negli ospedali sulla depressione post parto perché è una cosa seria che a volte si trascura. E non è solo un problema psichico: dietro ci possono essere degli squilibri fisici che vengono sottovalutati.

di mamma Angelica

(messaggio arrivato tramite la nostra pagina Facebook)

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