Parto cesareo

Figlio mio, ti racconto il giorno in cui sei nato

Di mammenellarete
neonato1

08 Giugno 2016 | Aggiornato il 05 Luglio 2017
Perché non si era creata quella magica sensazione unica che ricordavo di aver provato con tua sorella dopo 17 ore di dolore. Perché? Eri stato strappato via da me... ci avevano diviso. A volte piango nel ricordare la dura e brutta esperienza di quando ti ho partorito e la paura di non amarti quanto amo la tua sorellina è sempre lì. Ma poi tu mi guardi, mi cerchi e il mio cuore torna a riempirsi di TE.​

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25 maggio 2016. Ecco la mia lettera a mio figlio.

 

"Un giorno mi chiederai com'è stato quando sei nato e vedrai le lacrime uscire dai miei occhi. Vorrei dirti: "Bellissimo, dolce, un'esplosione di amore". Purtroppo non è andata così. Quando entrai in ospedale per un controllo, eri già di 41 settimane e le prime, flebili contrazioni iniziavano a farsi sentire.

 

Decisero di ricoverarci, anche perché tu, amore mio, ti eri nuovamente messo a fare la trottola e non potevi nascere così. Il dottore ci disse che voleva tenerci in osservazione magari per un giorno. Invece d'un colpo venne un'infermiera e iniziò a dirmi che da lì a 2 ore mi avrebbero fatto il cesareo.

 

Amore mio, precipitai in un turbinio di emozioni. Fino a qualche settimana prima avrei pagato per un cesareo. Trascorsi 9 mesi durissimi sia fisicamente che psicologicamente, con mille problemi anche di salute. E quindi avrei voluto tu uscissi da questa madre nervosa, in balia di ormoni e stati d'animo incontrollabili.

 

Ma per fortuna incontrai delle persone stupende che mi fecero desistere dal farlo (non me lo sarei mai perdonato col senno di poi). E ora!!!! Ora invece, che avevo il cuore in pace, volevano farlo... Sì, lo so, è per il tuo bene. Non ti decidevi a metterti giusto.

 

Iniziai a prepararmi, abbastanza serena, finché non cominciarono le operazioni di preparazione. Depilazione, catetere, flebo, mi misi il camice operatorio. L'ansia salì e sentivo paura dentro me. Tutto si svolse in un turbinio.

 

Mi misero sulla barella, un saluto a mia mamma e a tuo papà e una telefonata veloce alla tua sorellina con il timore e il magone che crescevano sempre più in me. Ed ecco che entrai in una sala dove erano tutti in verde. Dove non vedevo volti...

 

Mi presero un braccio, mi attaccarono la flebo e sul dito un sensore, poi elettrodi sul petto e il misuratore di pressione sull'altro braccio. Non capivo nulla, ero inerme. Mi fecero sedere e mi iniettarono l'anestesia nella schiena. Mi fecero stendere subito.

 

Poi ebbi un attimo in cui non ero sotto controllo e le lacrime iniziarono a scendere giù. Misi le mani sulla pancia e pregai di sentirti ancora un'ultima volta. Ed ecco un piccolo calcio. L'ultima volta che ti sentivo dentro. L'ultima volta in cui eravamo tutt'uno.

 

Mi legarono le braccia a dei sostegni (sembravo in croce), avevo il cuore a mille. Tirarono su un separé e non vedevo più nulla da sotto il seno in poi. E non sentii più niente. Il mio corpo era immobile, avevo la maschera d'ossigeno vicino, eppure mi sentivo soffocare. Volevo urlare!!!

 

Iniziai a sentire spingere, tirare, tutto si muoveva, sembrava di essere in balia delle onde. Non ti sentivo... non ti sentivo più, cucciolo mio. Le lacrime scendevano. Ecco che udii dei vagiti, mi si alleggerì un po' l'anima, ti portarono dal pediatra, intanto io continuavo a ballare su questo tavolo freddo sotto luci strane.

 

Eccoti. Finalmente ti portarono vicino a me, ti guardai, mi guardasti. Non potevo prenderti perché ero ancora legata, ci toccammo le fronti... e giù lacrime. Eri stupendo, ma.... NON TI SENTIVO. Non ti vedevo come il mio bambino. Non eri dentro me, non eri fuori... DOV'È IL MIO BIMBO!!??

 

Perché non si era creata quella magica sensazione unica che ricordavo di aver provato con tua sorella dopo 17 ore di dolore. Perché? Eri stato strappato via da me... ci avevano diviso. Mi portarono in una stanza, arrivò il tuo papà. Ti vide. Dopo un po' ti portarono da noi, ti strinsi.

 

Attendevo che si smuovesse qualcosa.... nulla. Oddio... e ora? Se non riuscissi ad amarti come meriti? Se non potessi fare la mamma giusta per te? Ero a pezzi. Il papà andò via. Ci misero in camera e lì con calma ti tenni in braccio, iniziai ad allattarti ed ecco... mi afferrasti il dito con la tua piccola manina, mi guardasti e... tra lacrime e dolore.... ti vidi.

 

Ti vidi per la prima volta per quello che eri. Non eri più in pancia... eri tra le mie braccia. Mio trottolino amoroso. A volte piango a ricordare questa dura e brutta esperienza, perché la paura di non amarti quanto amo la tua sorellina è sempre lì. Ma poi tu mi guardi, mi cerchi e il mio cuore torna a riempirsi di TE".​

 

di una mamma 

 

(storia arrivata all'email redazione@nostrofiglio.it)

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