Storia di un papà

Storia d'amore raccontata da un papà di una famiglia allargata

Di mammenellarete
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27 Gennaio 2016
Rividi quella che sarebbe divenuta la mia compagna quando lei aveva 21 anni. Io avevo già un figlio e lei anche. Da quando ci siamo rivisti abbiamo iniziato a sentirci, finché non abbiamo deciso di stare insieme. Poco tempo fa lei ha dato alla luce la nostra bambina, che adesso è qui con noi. Siamo una grande famiglia allargata: lei vuole bene a mio figlio, io voglio bene ai suoi e aspetto con ansia il momento in cui verranno qui in Germania, così lei sarà più serena e contenta. Io la amo da impazzire e la sua felicità è la mia felicità.

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Sono un papà che scrive da Stoccarda. Il 19 agosto 2015 assistetti al parto della mia Aurora Sophie. Fu veramente emozionante. Qui in Germania, se si vuole,  si può vedere proprio tutto il parto insieme all'ostetrica.

 

Fu davvero molto emozionante per me vedere la nascita di mia figlia, la nostra principessa. E fu straziante vedere la mia compagna soffrire (se pur in maniera minore perché aveva  fatto l'epidurale), anche se lei è un tipo che non sopporta il minimo dolore, quindi non si è contenuta molto. 

 

Avrei voluto avere io i dolori al suo posto. La coccolai e le diedi coraggio fino al bellissimo momento in cui nacque nostra figlia. Il 19 agosto alle 03.24 conoscemmo finalmente il nostro miracolo. Senza dimenticare mai il bambino che avevamo perso l'anno scorso alla sesta settimana di gravidanza.

 

Io e la mia donna siamo insieme da due anni. La prima volta che la vidi aveva addirittura quattro mesi e io invece avevo quattordici anni. La mamma fu la mia madrina di cresima. I nostri genitori si conobbero quando io e i miei fratelli eravamo piccoli e andavamo all'asilo. Stavamo sempre insieme, notte e giorno: io, i miei fratelli, i miei e i suoi genitori.

 

Con il tempo diventammo "di famiglia", infatti io chiamavo zia mia suocera e tutt'ora continuo a chiamarla zia. Poi mio padre per lavoro si trasferì in Germania e mia madre decise di seguirlo, perciò io e i miei fratelli andammo con lei.

 

Per un po' perdemmo i contatti con la famiglia della mia compagna.

 

Nel 2010 andai in Italia con mia madre e con mio figlio di 14 anni. Ho avuto infatti una prima moglie, da cui ho divorziato e mio figlio quattordicenne vive con me da quando aveva cinque anni. Ma questa è un'altra storia.

 

Chiesi a mia madre di andare a trovare la mamma di Simona, nonché sua migliore amica. Partimmo e lì rividi quella che sarebbe diventati la mia compagna. Aveva 21 anni ed era sposata.

 

Trascorremmo insieme una bella serata e quando tornai in Germania vidi la richiesta di amicizia Facebook della mia compagna.

 

Iniziammo a parlare e a confidarci. Le cose con suo marito andavano male, anzi malissimo, ma lei non aveva il coraggio di lasciarlo per non causare un dolore alla mamma.

 

Finché una sera di luglio di 3 anni fa lui la picchiò per l'ennesima volta: questa volta davanti alla mamma (i suoi sono divorziati), che lo mandò via di casa. Chattando ci avvicinammo sempre più e ci innamorammo.

 

Così venne da me a febbraio del 2014: purtroppo per il momento i suoi due bambini, Alessandro, 6 anni, e Flavio, 4 anni, rimasero col padre, perché quest'ultimo le disse: "Prima sistema all'asilo ai bambini, poi torna qua e ti firmo i documenti per l'espatrio".

 

Invece non lo ha fatto. Adesso stiamo lottando per averli, fra pochi giorni abbiamo la causa. Incrociamo le dita. La nostra Aurora Sophie è il nostro miracolo.

 

Come ho già scritto, alla fine di luglio dell'anno scorso abbiamo perso un bambino e siamo stati malissimo. Soprattutto lei è stata male e io ho cercato in tutti i modi di farla riprendere.

 

A novembre è rimasta incinta e il 28 dicembre abbiamo rischiato di perdere anche la nostra bambina, che adesso è qui con noi. Siamo una grande famiglia allargata: lei vuole bene a mio figlio, io voglio bene ai suoi e aspetto con ansia il momento in cui verranno qui, così lei sarà più serena e contenta.

 

Io la amo da impazzire e la sua felicità è la mia felicità.

 

di papà Antonio

 

(storia arrivata come messaggio privato di Facebook alla redazione)

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