Genitori

Luoghi comuni sui ruoli delle mamme e dei papà

Di Francesco Facchini
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15 Dicembre 2016
"Sono diventato padre in un’epoca in cui tutto cambia alla velocità del suono, ma non sembra essere cambiata la visione dei padri che hanno le mamme, così come non è cambiata quella dei papà nei confronti delle madri. Dobbiamo riscrivere la cultura della genitorialità partendo da zero, senza pregiudizi". L'opinione del papà blogger Francesco Facchini, ossia Sharingdaddy.

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Era pomeriggio, un pomeriggio qualunque. Stavo scrivendo nel locale “per bimbi” dove mi rifugio per sentire quella confusione che, deformazione professionale visti i miei 25 anni di professione giornalistica, mi aiuta spesso a scrivere meglio.

 

Ecco la frase: “Un gruppo di papà a gestire una festa di bambini? O mammamia, non so come andrebbe. So solo che dovrebbe esserci un tavolo pieno di birre al centro, altrimenti i papà non gestiscono nulla”. L’ho sentita nettamente, l’ho sentita uscire dalla bocca di una mamma che parlava con altre mamme, mentre un nugolo di bimbi giocava ai piedi del tavolo.

 

Ho alzato gli occhi dal computer e devono avere avuto dentro delle gocce di sangue, perché ho guardato la padrona di casa e lei ha subito sorriso e detto alle mamme: “State attente a come parlate dei papà, perché ne avete un discreto esemplare, tra l’altro single, seduto al tavolo di fianco al vostro”. La mamma che aveva fatto uscire quella ignobile serie di parole mi ha guardato con il volto paonazzo e mi ha detto: “Oh chiedo scusa. Beh, se sei single allora sei nella nostra stessa situazione”.

 

Un altro svarione per riparare allo svarione. Ho avuto il mio “da fare” a non litigarci, con quella mamma. Lo confesso. Però poi mi sono messo a pensare a quello che, a mio avviso, è il più grande cancro della genitorialità di oggi: il luogo comune, la categorizzazione, il distinguere la buona genitorialità da quella non buona, il giudizio.

 

Sono diventato padre in un’epoca in cui tutto cambia alla velocità del suono, ma non sembra essere cambiata la visione dei padri che hanno le mamme, così come non è cambiata quella dei papà nei confronti delle madri. Le prime, spesso, non lasciano un ruolo paritetico al padre dei loro figli nel migliore dei casi, mentre nel peggiore lo stroncano con il confronto o con il giudizio. I padri guardano le mamme dei loro figli mettendo gli occhiali con i quali hanno guardato la loro madre.

 

Da questa doppia visione distorta nasce un florilegio di fraintendimenti, una sarabanda di disastri, un muro di incomprensione. L’assenza di coraggio dei maschi nel prendersi e tenersi il ruolo genitoriale, senza nemmeno doverlo rivendicare (non vedo perché, visto che è un dono di natura) fa il resto. Se l’atteggiamento è questo, se l’atteggiamento è quello che padri uguale inetti, madri uguali martiri, beh, allora siamo messi male.

 

Allora chiedo proprio a te che frequenti questo blog: cosa possiamo fare? Io un paio di idee le ho: dobbiamo fare un passo indietro e comunicare. Dobbiamo capire cosa vuol dire essere madre e far capire cosa vuol dire, per te, per me, per tutti gli uomini, adesso, essere papà. E farlo, insieme: non contro.

 

Dobbiamo riscrivere la cultura della genitorialità partendo da zero, senza pregiudizi. I nostri padri e le nostre madri non sono un termine di paragone e devono restare fuori dal discorso. Ecco un altro punto fermo. Noi siamo genitori in un mondo in cui essere genitori è una sfida sconosciuta senza libretto di istruzioni.

 

Si può solo raccontare l’esperienza, sperando sia utile. Io, però, sono un genitore diverso da te che leggi, semplicemente perché sono unico: come lo sei tu. Come lo sono tutti i papà e le mamme. Chiudo dicendo questo: volete continuare a scannarvi di luoghi comuni, ad alzare le barricate di maschi contro femmine o viceversa? Accomodatevi, ammazzatevi, svuotatevi della felicità possibile. Io non partecipo, sono un filo occupato a cercare di stare sulla strada della serenità con mio figlio.

 

Ora spero che qualcuno dica la sua, si riveli, metta il suo mattone in questo post di una nuova cultura dell’essere genitori. Astenersi perditempo e viaggiatori dell’ovvio. Per loro qui non c’è spazio, ne ragione.

 

di Francesco Facchini 

 

Sull'autore

 

Francesco Facchini |

 

Francesco Facchini, papà part time di professione, campo di scrittura su qualsiasi mezzo (dai tovaglioli dei ristoranti al web) e di immagini (spesso della mia fantasia). "Sono convinto di tre cose: mi pagassero un euro a errore che commetto sarei milionario, le migliori risate che faccio sono quelle su di me e l'elefante si può mangiare, ma soltanto a pezzettini. Il mio sito personale è www.francescofacchini.it".

 

 

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