Terrorismo

Il terrorismo spiegato a un bambino

Di Francesco Facchini
candele

19 Giugno 2017
Mio figlio ha 5 anni. Qualche giorno mi ha chiesto di gente che “a Londra fa male a caso con il coltello”.  Penso che per un genitore sia una fortuna assistere a un miracolo del genere, al momento in cui il proprio bambino o la propria bambina prendono contatto con la propria anima, con il bello e il brutto, con il bene e il male. Che cosa dire però a un figlio per cercare di fargli capire cos'è il terrorismo e cosa fa un terrorista?

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Comincia a capire. Mannaggia, non si riesce più a prenderlo per il naso. Ha 5 anni scarsi e comincia a capire il male.

 

Qualche giorno fa mio figlio ha guardato con un occhio attento un servizio che parlava di alcune maestre che terrorizzavano bambini in un asilo e sono state arrestate.

Poco prima mi aveva chiesto di gente che “a Londra fa male a caso con il coltello”. Parlava del terrorismo. Insomma, alla sua età inizia a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo. Inizia a riconoscere le emozioni, a chiamarle per nome. Le migliori, come la malinconia di una bella giornata che finisce, inizia anche a viverle, a trattenerle.

 

Penso che per un genitore sia una fortuna assistere a un miracolo del genere, al momento in cui il proprio bambino o la propria bambina prendono contatto con la propria anima, con il bello e il brutto, con il bene e il male. Poi, però, ti inchiodano: “Papà, cos'è il terrorismo?”. Davide non mi ha ancora lanciato questo coltellaccio in fronte, ma penso sia pronto. Da quando ho sentito la notizia dell'attacco terroristico di Londra al London Bridge, con la barbarie di quei mostri che uccidevano a caso, coltellaccio alla mano, mi sono chiesto come sarei riuscito a spiegare tanta barbarie a un bambino, se mai avessi avuto bisogno di farlo. Lo chiedo anche a te che leggi: tu come faresti? Tu cosa diresti a tuo figlio per cercare di fargli capire cos'è il terrorismo e cosa fa un terrorista?

 

E' una cosa molto lontana dalle sensazioni primordiali dei bambini, ma potresti (o potrei) dovermi trovare nella situazione di doverla spiegare. Un'idea, te lo dico, me la sono fatta, ma sono sicuro che sia solo una strada fra tante, ma non so se sia quella giusta. Penso che se avessi Davide davanti a me che mi fa questa domanda gli ricorderei un semplice episodio vissuto. Una prepotenza di un amico, uno spintone inavvertito, un gioco esagerato. Poi userei quegli accadimenti per spiegargli che è un terrorista chi vuole farlo essere diverso da quel bel bambino buono e simpatico che è. Il terrorismo è dentro di noi perché è un comportamento innato dell'uomo per cercare di controllare il suo simile. Gli direi che il terrorista cerca di obbligare gli altri a cambiare e lo fa con la paura. Poi non glielo spiegherei direttamente, ma inizierei ad avere ancora più attenzione nel fargli capire che lui è lui, è unico. Cercherei di allenare la sua diversità: è quella l'arma più grande che ha contro il terrorismo. Continuare a essere unico. Il terrorismo è più vicino di quanto pensiamo ed è spesso la sommatoria di quelle piccole pressioni degli altri che ci spingono a cambiare. Ecco, il rimedio è continuare a esprimersi, anche da piccoli, anche nei primi anni di vita. Se si è figli seguendo la figura dei genitori, ma non dandola per assodata. Spingendo mamma e papà al dialogo, alla spiegazione. Se si è genitori allenando la diversità dei figli, la loro capacità di pensare e agire in modo autonomo. Contro il terrorismo, direi a Davide, il rimedio è essere diverso da come ti vogliono e amare la diversità.

 

Però ti dico una cosa, papà o mamma che leggi: i bambini vogliono capire perché succedono delle cose, perché c'è il male, perché c'è il terrorismo, perché i coltelli nelle mani di quelle persone a London Bridge si sono conficcati nella carne di altre persone che avevano solo il terribile difetto di passare di lì in quel momento, a incontrare la lama finale. Però, c'è un meccanismo che prevale, sempre. E' il meccanismo della vita che, dopo qualsiasi tipo di lacrima, fa in modo che il volto si riappropri del sorriso. Ai bambini accade molto più velocemente che agli adulti. Gli adulti restano con la paura per molto più tempo, se qualcuno gliela fa venire. Per questo mi viene da dire che il rimedio contro il terrorismo è il sorriso di un bambino. E' il sorriso di tutti i bambini del mondo.

 

di Francesco Facchini 

 

Sull'autore

 

Francesco Facchini |

 

Francesco Facchini, papà part time di professione, campo di scrittura su qualsiasi mezzo (dai tovaglioli dei ristoranti al web) e di immagini (spesso della mia fantasia). "Sono convinto di tre cose: mi pagassero un euro a errore che commetto sarei milionario, le migliori risate che faccio sono quelle su di me e l'elefante si può mangiare, ma soltanto a pezzettini. Il mio sito personale è www.francescofacchini.it".

 

 

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