Papà

Ciao, sono sharingdaddy, papà part time di professione

Di Francesco Facchini
francesco
Francesco Facchini

28 Settembre 2016
Sono genitore single (e basta) e la mamma di mio figlio è una brava mamma (e basta). Perché scrivo? Perché voglio sapere se ci siete e chi siete. Sono un papà single che sta facendo esperienza suon di pannolini per la notte messi al contrario e pizze bruciate in cucina, a suon di corse per arrivare a scuola in tempo e crolli dal sonno raccontando le favole. Mi chiamo "Sharingdaddy".

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Ehi, ci siete? EHI, C’E’ NESSUNO? Oh, a volte mi sembra di essere la particella di sodio di una pubblicità che si sentiva assai sola in un mare di acqua pura. Vi avviso: il mare in cui nuoto io non è proprio d’acqua… Spesso il colore è scuro.

 

Chi sono io? Sono sharingdaddy, papà single, separato, con un magnifico pupotto di 4 anni con il quale ha il bene di passare molto tempo. Ho 45 anni e ho 45.234 fattori di rischio di morte prematura. Della mia separazione, però, qui non si parla. E basta.

 

Sono genitore single (e basta) e la mamma di mio figlio è una brava mamma (e basta). Perché scrivo? Perché voglio sapere se ci siete e chi siete. Sono un papi single che sta facendo esperienza suon di pannolini per la notte messi al contrario e pizze bruciate in cucina, a suon di corse per arrivare a scuola in tempo e crolli dal sonno raccontando le favole.

 

CI SIETE? Mi riferisco a voi, papà single che per qualche motivo riuscite a stare con i vostri bimbi al centro della vostra vita. Sono sicuro che, da qualche parte, ci siete. Sotto un mare di difficoltà, di papà lontani dai loro bimbi per volere, per dolore o perché la legge li massacra, ci siete pure voi. Lentamente, tra mille difficoltà, con mille ostacoli messi lì da chi considera che i papà separati debbano essere tenuti a capo chino, magari per mungere parcelle o per muovere voti, state venendo fuori anche voi.

 

Voi che state con i bambini, voi che fate girare attorno al vostro essere papà il lavoro e vi gettate nell’avventura incredibile dell’essere papà da soli. A volte è per poco, a volte fa piangere dalla fatica, a volte si vorrebbe urlare, ma basta un sorrisetto e tutto torna al suo posto. Da tempo sto scrivendo di questi temi e sto guardando il mondo dei papà single. Certo, sono in massima parte separati o divorziati, ma sono anche vedovi o altro. Diciamo che l’etichetta di papà separato non mi piace, non perché io non lo sia, ma perché la separazione poco c’azzecca con l’essere papà (e dovrebbero ricordarselo tutti).

 

Perché sono sharingdaddy? Perché sono un papà che condivide. Mi chiamo Francesco, sto a Milano, ma il resto poco importa. Caccio un urlo su questo blog perché voglio conoscervi, tutti, papà single che passate di qui. Voglio raccontare episodi, emozioni, metodi, sconfitte, vittorie, lacrime e risate. Voglio sentirne raccontare altrettante, sperando che siano sempre belle, sempre figlie della ricerca della felicità. Io e il mio pupo ci proviamo tutti i giorni.

 

Ieri non ci è riuscito: lui nervoso e piangente, io volevo spaccare tutto perché sto smettendo di fumare. Abbiamo dormito abbracciati, ci siamo addormentati guardando cartoni: contrario a tutti i manuali di sana crescita, contrario a tutti i tomi alla Dottor Spock. Però oggi ci siamo svegliati felici entrambi, facce tranquille e occhi brillanti. Ci aveste visto ieri, tutti e due… sembravamo due in attesa della condanna a morte (io di più perché gli avevo risposto a cavolo un paio di volte).

 

Una cosa: non sono un pediatra, non sono un guru, sono solo un papà. E voglio raccontare come fanno i papà che ce la fanno. Se poi mi regalate il bene di sedermi ad ascoltare voi, come si dice a Roma, “meglio me sento”. Imparo tutti i giorni a fare il babbo e ho un grande insegnante: mio figlio. Non diteglielo, però, lui deve stare libero da qualsiasi responsabilità. E io devo solo custodirlo per bene.

 

Il modo? Quello dei papà, diverso da quello della mamma. Non migliore, non peggiore. Diverso. Ah, se mi chiamate mammo, mi incazzo. Il mammo non esiste. Esiste la mamma e poi c’è il papà. I due mestieri più belli della vita: anche se fatti da freelance, o part time. Basta un sorriso per pagarli profumatamente.

 

 

Sull'autore

 

Francesco Facchini, papà part time di professione, campo di scrittura su qualsiasi mezzo (dai tovaglioli dei ristoranti al web) e di immagini (spesso della mia fantasia). "Sono convinto di tre cose: mi pagassero un euro a errore che commetto sarei milionario, le migliori risate che faccio sono quelle su di me e l'elefante si può mangiare, ma soltanto a pezzettini. Il mio sito personale è www.francescofacchini.it".

 

 

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