Mamma giovane

Ecco come si è salvato mio figlio Brian dall'IVG

Di mammenellarete
mammagiovanetramonto

17 Maggio 2017
Avevo solo 15 anni quando sono rimasta incinta. La decisione del mio ragazzo era rivolta al 90% verso un'interruzione di gravidanza, poiché non si sentiva in grado di affrontare una situazione così grande. Così mi convinsi automaticamente. Eppure, quel giorno, in quella sala, "qualcosa" mi ha dato il tempo per pensare e per cambiare idea. 

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La mia storia è iniziata a ottobre del 2015.

 

Dopo 15 giorni di ritardo decisi di fare un test di gravidanza che risultò positivo.

 

Nel momento in cui lo comunicai al mio ragazzo, lui rimase molto male e per un paio di giorni non mi parlò, prendendosi del tempo per pensare. Io avevo 15 anni, lui 23, stavamo insieme da appena 7 mesi.

 

Ci volevamo bene, ma io non ero certamente in grado di gestire la relazione così come lui lo era, avendo lui avuto più esperienze di me.

 

L'amore quindi andò un po' a perdersi per colpa mia che avrei dato la vita per lui ma non ero in grado di dimostrarlo, inoltre lui si trovava con patente sospesa e fuori di casa per problemi con i suoi genitori. Grazie a Dio ciò che non gli mancava era il lavoro.

 

Decidemmo di parlarne insieme a mia madre, ma ancora prima che gliene parlassimo fu lei a chiedermi se per caso fossi incinta. Diceva che mi aveva visto cambiata in viso.

 

Smisi subito di studiare danza, cosa che non avrei mai pensato di fare nella mia vita. Continuai ad andare a scuola, ero al terzo anno, senza dire a nessuno ciò che mi stava accadendo, a parte ad un paio di amiche.

 

Mi sentivo davvero una bambina, nonostante fin da piccola fossi sempre stata più matura della mia età. Ugualmente mi sentivo strana, diversa. I miei genitori rimasero ovviamente scioccati quando confermai loro la notizia.

 

La decisione del mio ragazzo era rivolta al 90% verso un'interruzione di gravidanza, poiché non si sentiva in grado di affrontare una situazione così grande. Così mi convinsi automaticamente, ricordo che non pensavo nemmeno ad un'altra soluzione.

 

Verso la metà di novembre mi recai al consultorio con i miei genitori proprio per fare il certificato per L'IVG. La dottoressa mi spiegò più o meno come sarebbe andata e mi disse che in qualsiasi momento io avrei potuto tirarmi indietro, fino a che non mi avrebbero fatto l'anestesia. Feci così tutti gli esami per il pre ricovero. Ricordo che volevo solo che tutto finisse in fretta. Ricordo davvero pochi momenti di quel periodo e ne sono sinceramente contenta.

 

Arrivò il giorno precedente all'interruzione. Piansi tutta la notte insieme al mio ragazzo, che al mattino mi disse di fare ciò che mi sentivo. Subito con convinzione gli risposi che certamente avrei proceduto come avevamo deciso. Era il 3 di dicembre, al mattino mi alzai presto e mi recai in ospedale con mia madre ed il mio ragazzo. Arrivata all'ospedale mi accorsi di aver dimenticato a casa tutti i documenti (senza i quali non potevo fare nulla). Tornai a prenderli e ritornai in ospedale. Arrivata al reparto mi dissero che solo mia madre sarebbe potuta entrare in stanza con me, solo per il fatto che fossi minorenne. Salutai il mio ragazzo e mi recai nella stanza.

 

Ciò che ricordo è che provai molta angoscia durante quelle ore.

 

Mi cambiai e mi stesi sul letto, ma l'infermiera mi disse che mi avrebbero lasciata per ultima dato che mancavano firme di mio padre senza le quali non si poteva procedere. Ora, io non ho mai avuto un'educazione religiosa e di per sé la mia famiglia è credente sì ma non praticante. Fino ad adesso il mio pensiero riguardo a ciò non è chiaro nemmeno a me, in ogni caso sono convinta che "qualcosa" quella mattina mi abbia dato del tempo per pensare e darmi un grande dono. Le ore stavano ormai passando e io mi agitavo sempre di più. A quel punto non potei resistere e chiesi a mia madre di tornare a casa.

 

Lei, che aveva avuto mio fratello a 17 anni, 41 anni fa, mia sorella a 25 anni e che aveva sofferto la perdita di un figlio poco prima del parto, mi appoggiò e chiese al medico di dimettermi.

 

Gli chiedemmo anche di farmi un ecografia, sia da tenere per ricordo di quel giorno, sia per controllare che tutto fosse a posto.

 

Ero alla nona settimana, dunque mi fece un ecografia interna.

 

Quando sentii il battito del cuoricino di ciò che sarebbe diventato mio figlio, iniziai a tremare e scoppiai in lacrime per la gioia che stavo provando in quel momento.

 

Uscii dal reparto e il mio ragazzo era a terra. Io mi sentii ancora peggio di lui, perché sapevo di aver tradito la nostra decisione e di aver scelto da sola. Mi sentii davvero in colpa. Tornammo a casa, lui mi salutò in modo freddo e andò a lavorare. Per giorni rimase sulle sue, ma col tempo cercai di renderlo partecipe di tutto, così che si potesse convincere. Di fatto ci riuscii. Non era più innamorato di me, ugualmente decise di rimanermi accanto. Varie volte litigammo e la situazione non era delle migliori. I miei genitori iniziarono a trattarlo male pensando che la colpa delle discussioni fosse sua mentre nella maggior parte dei casi la colpa era la mia che non riuscivo a comprendere lui e le sue esigenze.

 

Compii sedici anni a gennaio, la gravidanza procedeva molto bene, era tutto perfetto e mi sarebbe piaciuto passare bene quel periodo anche psicologicamente, ma purtroppo ci furono molti alti e bassi.

 

Andai a scuola con il mio pancione, non approfittai mai della mia situazione. Non me ne vergognai mai nei momenti in cui le persone mi guardavano. Non saltai mai giorni di scuola e terminai l'anno senza debiti. Mi rilassai per tutto il mese di giugno, aspettando il termine che sarebbe stato l'8 luglio.

 

Arrivata al termine mi sentivo sfinita così l'11 luglio il mio ragazzo mi propose una lunga passeggiata.

 

Ancora nessun segnale.

 

Il mattino dopo, domenica 12 luglio, mi recai all'ospedale per la visita di controllo e il monitoraggio che si fa regolarmente dal momento in cui si supera il termine. Mi sentivo sempre più emozionata ad affrontare quegli ultimi giorni sapendo che finalmente avrei visto il mio bambino. Durante il monitoraggio cominciai a sentire degli strani dolori, alcuni molto forti, ma comunque distanti tra di loro.

 

Al momento della visita la ginecologa mi disse che la dilatazione era di 2 centimetri, ma che forse avrei potuto stare così anche per giorni, quindi che sarei dovuta tornare solo se le contrazioni fossero state molto vicine.

 

Non feci in tempo a fare 200 metri con la macchina che chiesi al mio ragazzo di tornare indietro, ma riuscii a resistere e per lo meno arrivai a casa presi tutto ciò che mi serviva e tornai in ospedale.

 

Le contrazioni ormai erano fortissime e mi fecero l'epidurale come avevo richiesto. Il mio ragazzo e mia madre rimasero entrambi in sala parto con me. Feci 6 ore di travaglio praticamente dormendo, dopo di che alle 18 mi dissero che era arrivato il momento di spingere. Alle 18.21 nacque il mio bambino che chiamammo Bryan Anthony.

 

Ora sono passati quasi due anni.

 

Sono stati due anni meravigliosi, pieni di emozioni, due anni che non cambierei mai con niente al mondo.

 

Ora ho 18 anni e ringrazio ogni giorno il mio bambino e il suo stupendo papà per essere oggi la donna che sono. Ho cambiato la mia vita e la amo così com'è.

 

Non mi sono negata nulla, tra un paio di mesi mi diplomo e quasi arriva anche la patente. Con orgoglio cresco mio figlio ogni giorno cercando di crescere un ometto educato e umile.

 

Bryan è il primo nipote per entrambe le famiglie e ha portato un sacco di gioia. È un bambino molto sveglio e intelligente ed obbediente, di cui vado fiera non solo perché è mio figlio, ma per il lato dolce e umile che emerge ogni giorno durante le sue giornate al Nido.

 

Adoriamo nostro figlio in tutto e per tutto e speriamo un giorno di poter ricreare la nostra famiglia ritrovando il vero amore, oltre alla complicità e all'intimità che come genitori abbiamo sviluppato solo dopo aver preso per un attimo strade diverse. Che il nostro bambino stia bene e cresca nel modo giusto e con una situazione serena è l'importante.

 

di mamma Aurora

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

 

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